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Vojvodina

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(Autonomna Pokrajina Vojvodina). Repubblica della Serbia, 21.506 km², 2.024.487 ab. (2002), capitale: Novi Sad.

Territorio

Il territorio, attraversato dal Danubio e dai suoi affluenti Sava, Tibisco e Tamiš, comprende le regioni pianeggianti della Pannonia, della Bačka, del Banato e del Sirmio e la dorsale collinare di Fruška Gora (539 m). In Vojvodina, regione di frontiera tra la pianura pannonica e il mondo slavo-balcanico, convivono molteplici nazionalità, tra cui quella serba, maggioritaria, e quella ungherese che, rappresentando all'incirca il 17% della popolazione, è essa stessa maggioritaria nell'area di frontiera con l'Ungheria. Altre nazionalità minoritarie sono la romena, la rutena (ucraina) e la slovacca. Dagli anni Novanta del Novecento, la regione è andata incontro a sensibili rivolgimenti antropici, per via dell'afflusso di un gran numero di profughi serbi provenienti dalla Croazia e dalla Bosnia ed Erzegovina, cacciati dalle proprie residenze a causa degli eventi bellici. Inoltre, nello stesso periodo decine di migliaia di magiari della Vojvodina sono emigrati nella madrepatria ungherese, per sfuggire alla coscrizione militare richiesta dal governo di Belgrado. Città di rilievo sono Subotica, abitata prevalentemente da ungheresi, Zrenjanin, Pančevo, Vršac e Kikinda (circa 45.000 ab.), Sombor (oltre 51.000 ab.), Bečej (circa 30.000 ab.) e Senta (circa 25.000 ab.).

Storia

La regione, pressoché disabitata, incominciò nel sec. XI a vedere un modesto afflusso di genti slave; ma solo nel sec. XVI l'immigrazione, non solo slava, divenne consistente. Sotto il dominio ottomano decadde e nel sec. XVII era di nuovo quasi spopolata; ma quando i Turchi la dovettero abbandonare, l'imperatore Leopoldo I la ripopolò con 40.000 famiglie serbe che ne accentuarono il carattere slavo. Più tardi (sec. XVIII) vi immigrarono coloni tedeschi. Alla fine del secolo la Vojvodina figurava come un ducato, governato da un voivoda. Dal 1849 al 1860 l'imperatore Francesco Giuseppe concesse alla Vojvodina (sulla quale premevano gli Ungheresi) un governo autonomo, ponendola nella condizione di un “Paese della corona”, ma nel 1867 entrò a far parte del regno d'Ungheria. Nel 1918 venne annessa al Regno dei serbi, croati e sloveni, che dal 1929 assunse il nome di Regno di Jugoslavia. Durante la seconda guerra mondiale, dal 1941 al 1945, la maggior parte del suo territorio è stata annessa all'Ungheria, alleata dell'Asse. Nel secondo dopoguerra, entrata nella Jugoslavia federale e socialista di Tito pur perdendo la Baranja (regione nell'angolo formato dai fiumi Drava e Danubio) a favore della Repubblica di Croazia, è entrata nella repubblica serba come provincia autonoma. Con tale status, in seguito alla nuova Costituzione del 1974 ha incrementato il grado di autonomia rispetto al governo di Belgrado, fino a ottenere una propria rappresentanza entro la Lega dei comunisti a livello federale (allora il massimo organo istituzionale dello Stato) che la equiparava di fatto alle sei repubbliche costitutive. Nel 1989 la Vojvodina ha perduto le autonomie che tutelavano le minoranze non serbe ottenute precedentemente, quale effetto della nuova politica nazionalistica avviata dalla Serbia; tra i diritti revocati, si ricorda quello all'insegnamento in madrelingua per molte comunità nazionali minoritarie a favore del serbo, divenuto anche la lingua d'uso esclusivo nella pubblica amministrazione. Il malcontento delle minoranze è cresciuto nel 1995, quando estremisti serbi hanno cacciato croati e ungheresi da interi centri abitati, per lasciare il posto a masse di profughi serbi in fuga dalla Croazia e dalla Bosnia.

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