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acquafòrte

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Lessico

(ant. àcqua fòrte), sf. (pl. acqueforti) [sec. XV; acqua+forte].

1) Antico nome dell'acido nitrico, così chiamato per il suo potere corrosivo.

2) Stampa artistica ottenuta con un procedimento a base di acquaforte e il procedimento stesso.

Tecnica di incisione

L'incisione all'acquaforte si esegue ricoprendo uniformemente sulle due facce una lastra di rame, zinco o ferro con una vernice resistente agli acidi. Si disegna su di essa con punte di acciaio di varia grossezza, asportando la vernice nei tratti in cui il mordente (acido nitrico o acquaforte, percloruro di ferro, mordente olandese a base di acido cloridrico) deve far presa sul metallo e scavare il solco che riceverà poi l'inchiostro per la tiratura. Una volta eseguito il disegno, la lastra viene immersa nel bagno d'acido: l'intensità della morsura dipenderà dal tempo di immersione, dal grado di concentrazione dell'acido, dalla qualità del metallo e della sua preparazione e dalla temperatura esterna. Ultimato il bagno, la lastra viene liberata dalla vernice e inchiostrata; quindi si procede alla tiratura servendosi di un torchio che comprime il foglio di carta contro la matrice. Si dice piana la morsura effettuata con una sola immersione; per coperture, quando le immersioni sono ripetute. In questo caso, dopo le prove del primo strato si ricopre ancora la lastra con la vernice, lasciando a nudo solo i tratti che si intendono approfondire, e si disegna nuovamente apportando le modificazioni volute. La lastra può essere perfezionata anche a mano col bulino o, per ottenere effetti più delicati, con la puntasecca. Viceversa i segni troppo profondi si possono attenuare col brunitoio, col raschiatoio o con sostanze abrasive. Si può ottenere anche un tipo di acquaforte in rilievo, tracciando il disegno con un pennello intinto nel bitume e usando un mordente molto lento. Sulla stampa si avranno delle linee bianche in rilievo su un fondo scuro omogeneo. Per ottenere effetti chiaroscurali viene associata all'acquatinta. Una variante dell'acquaforte è la vernice molle.

Arte

Tra i primi a servirsi di questa tecnica furono l'orafo basilese Urs Graf, autore della prima stampa datata (1513), e A. Dürer, che incise sei lastre in ferro tra cui il Cannone (1518), ma fu il Parmigianino a intuirne le possibilità e a perfezionarne la tecnica. Diffusasi rapidamente in tutta Europa, l'acquaforte originale, che occorre distinguere da quella di riproduzione iniziata presso la scuola di Raffaello da Marcantonio Raimondi per tradurre le opere del maestro, soppiantò la xilografia e in parte il bulino e raggiunse il suo apogeo con Rembrandt. Tra i maggiori incisori del Seicento ricordiamo i paesaggisti francesi J. Callot e C. Lorrain e, in Italia, Stefano della Bella e Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto, l'inventore del monotipo. Nel Settecento, l'incisione, oltre che al paesaggio e alla veduta, si volge a commentare con amarezza o con ironia le miserie e i contrasti sociali del tempo (W. Hogarth, G. B. Tiepolo, G. B. Piranesi, F. Goya, ecc.). Nell'Ottocento, una nuova tecnica, la litografia, viene preferita all'acquaforte, finché J.-B. Corot, J.-F. Millet e alcuni impressionisti (C. Pissarro, É. Manet, ecc.) ne riscoprono le possibilità. Molti pittori moderni, fra cui P. Picasso e G. Braque, hanno usato con notevoli risultati anche l'acquaforte, ma in particolare essa fu largamente impiegata, per la preferenza accordata al mezzo espressivo grafico, accanto alla litografia, dagli espressionisti tedeschi (E. L. Kirchner, P. Klee, F. Marc, ecc.). Oggi l'acquaforte, come tutte le altre tecniche incisorie, gode di largo favore sia tra gli artisti sia tra il pubblico.

Bibliografia

P. Durupt, La Gravure sur cuivre, le burin, l'eaufort, Parigi, 1951; M. Pittaluga, Acquafortisti veneziani del Settecento, Firenze, 1952; J. Adhemar, La Gravure originale au XVIIIe siècle en Europe, Parigi, 1963; J. E. Bersier, La Gravure, Nancy, 1963.