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anabolizzante

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Definizione

Agg. e sm. [da anabolismo]. Di sostanza che determina un aumento dell'anabolismo cellulare attraverso una stimolazione equilibrata dei molteplici processi costruttivi dell'organismo.

Biochimica

I farmaci anabolizzanti agiscono in settori più o meno ristretti del metabolismo (anabolismo proteico, lipidico, ecc.), tuttavia il loro impiego determina spesso un miglioramento generale dei parametri costituenti l'aspetto anabolico del ricambio. Gli anabolizzanti vengono impiegati negli stati di deperimento organico, nelle convalescenze, nei deficit di sviluppo dell'età infantile. Sono inoltre indicati nelle malattie caratterizzate da un alterato ricambio materiale (turbe endocrine, enteriti croniche, ecc.). Tra gli anabolizzanti figurano alcuni composti inorganici e organici del fosforo, del ferro e del calcio, i quali vengono spesso definiti “ricostituenti” per la loro proprietà di integrare o di sostituire alcuni componenti indispensabili dell'organismo. A piccole dosi possiedono effetti anabolizzanti l'arsenico, l'anidride arseniosa, il monometil-arsinato sodico (arrhenal) e il cacodilato sodico. Per effetto di tali composti arsenicali si ha una prevalenza dei processi assimilativi su quelli catabolici, un aumento del peso corporeo e l'accumulo di grassi nei depositi tessutali. Grande importanza hanno le proprietà anabolizzanti degli ormoni androgeni. Tali proprietà si esprimono prevalentemente a livello del metabolismo proteico: nell'adolescente gli androgeni determinano un sensibile stimolo della crescita e un pronto sviluppo delle masse muscolari. A causa della spiccata influenza sulle gonadi, gli androgeni naturali non possono essere adoperati nella terapia anabolizzante. Tuttavia opportune modifiche nella loro struttura molecolare hanno portato alla sintesi di composti dotati di azione tipicamente anabolizzante. Molti di tali composti (nor-etandrolone o 19-nor-testosterone, metandrostenolone, nandrolone decanoato o fenpropionato, ossimetolone) vengono oggi largamente usati in terapia in quanto, a dosi opportune, la loro componente androgena è del tutto trascurabile. L'impiego degli steroidianabolizzanti richiede, tuttavia, il diretto controllo specialistico in quanto essi possono produrre alterazioni della funzionalità epatica e ritenzione di liquidi (edema). Per tali motivi risultano controindicati nelle epatopatie e nelle insufficienze renali e circolatorie. § Negli ultimi decenni del sec. XX molti atleti (inizialmente soprattutto lanciatori e sollevatori di pesi) hanno fatto ricorso agli anabolizzanti per aumentare la massa muscolare e quindi le prestazioni sportive, anche se diversi studi hanno dimostrato che non vi è relazione tra quantità di tessuto muscolare ottenuto grazie ai farmaci e risultato agonistico. Per essere efficace, infatti, la massa muscolare deve essere costruita con l'esercizio. L'uso degli anabolizzanti – sconsigliabile per i diversi effetti collaterali (diminuzione della produzione di testosterone, ginecomastia, riduzione della produzione di sperma, sterilità e attenuazione del richiamo sessuale, oltre a danni al fegato e al midollo) – è considerato dalla legislatura sportiva come doping e quindi assolutamente vietato. Il commercio di tali sostanze è strettamente regolamentato, ma la diffusione degli acquisti via Internet ha permesso di eludere facilmente i divieti.

Zootecnia

Gli anabolizzanti costituiscono un gruppo di sostanze in grado di migliorare il bilancio azotato con aumento dell'accumulo di proteine e quindi maggiore accrescimento corporeo degli animali trattati (soprattutto bovini). Gli anabolizzanti più noti (dietilstilbestrolo, 17-β estradiolo, trembolone acetato, ecc.) hanno una struttura molecolare simile a quella degli ormoni sessuali steroidei. Il loro impiego per incrementare le produzioni è comunque vietato a causa dei rischi sanitari connessi alla presenza dei loro residui nelle carni degli animali trattati.