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antilocapra

sf. [da antilo(pe)+capra]. Nome comune dell'Antilocapra americana, unico rappresentante degli Artiodattili Antilocapridi, esclusivo dell'America settentrionale e noto anche con il nome americano di pronghorn. L'antilocapra raggiunge una lunghezza di 1,5 m, con coda di circa 10 cm, ed è più alta all'anca che al garrese, dove misura 80-100 cm ca.; ha tronco snello e forte, arti robusti, con zoccoletti aguzzi, e manto di un bel colore isabella scuro, che fa vivace contrasto con il bianco dei fianchi, della regione terminale del tronco e delle parti inferiori. Molto caratteristiche le corna, nere, presenti in ambo i sessi, ma più ridotte nelle femmine; sono lunghe ca. 25 cm e biforcute, con una punta più piccola rivolta all'innanzi e un ramo più esteso rivolto verso l'alto. Al pari di quelle dei Bovidi, queste corna sono costituite da una parte interna ossea perenne, rivestita, però, da un astuccio corneo esterno, caduco e rinnovato annualmente, come accade nei Cervidi. Anche alcuni caratteri scheletrici degli arti e del bacino sono intermedi tra quelli dei Bovidi e quelli dei Cervidi. Possiede 32 denti, con 3 incisivi e il canino solo nella mascella inferiore. Nella parte posteriore del suo dorso esiste una ghiandola, contornata da pelo bianco, erettile in caso di pericolo. L'antilocapra era un tempo diffusa nelle praterie e zone aride del centro e dell'ovest dell'America settentrionale, con popolazioni di decine di milioni di capi, che però, a seguito degli stermini operati dai cacciatori, sono ormai solo un ricordo: la specie sopravvive con branchi di una certa entità solo in alcune zone delle Montagne Rocciose, suo ultimo rifugio. L'antilocapra è il più veloce mammifero americano e raggiunge anche i 90 km/h.

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