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cèrvo

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Lessico

(popolare cèrvio), sm. (f. -a) [sec. XIII; latino cervus, f. cerva].

1) Nome delle diverse specie di Artiodattili Ruminanti della famiglia dei Cervidi (sottofamiglie Cervini, Odocoileini, Idropotini e Cervulini) e più propriamente dei Cervini del genere Cervus, che comprende numerose specie diffuse in Europa, Asia, America settentrionale e in una piccola parte dell'Africa settentrionale.

2) Fig., persona agile, dotata di prontezza e velocità; anche individuo timido, pauroso, vile: non fare il cervo!

Zoologia

La specie più importante e nota è il cervo nobile o cervo elafo o cervo europeo o cervo rosso (Cervus elaphus) lungo 1,60-2,50 m, alto al garrese 100-150 cm e del peso di 90-250 kg. La coda è lunga 12-15 cm. Il manto è bruno fulvo, tendente al rossiccio in estate e grigiastro in inverno; nei giovani è bruno chiaro maculato di bianco superiormente, sino alla muta del primo autunno. Le corna sono eleganti e talora imponenti, con fusto cilindrico a leggera concavità interna; il primo corno si sviluppa tra il primo e il secondo anno, quindi ogni anno le corna cadono e vengono rinnovate di norma tra marzo e giugno. Il cervo è silvicolo, attivo soprattutto dal crepuscolo all'alba, mentre se ne sta appartato nel bosco nelle ore di luce e di sole. I branchi sono formati da femmine con i giovani; i maschi si uniscono alle femmine solo all'epoca della riproduzione (autunno); la gravidanza dura 33-34 settimane e da maggio a giugno vengono partoriti 1-2 piccoli. Vivono in media sui 20 anni. Forme simili sono il cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus), che vive appunto in Sardegna, e il cervo canadese o wapiti. Altre specie sono il piccolo cervo porcino (Hyelaphus porcinus), alto solo 60 cm, dell'Asia meridionale (eccetto l'India); il cervo pomellato (Axis axis), dell'India, vistosamente maculato di bianco; il cervo sika (genere Sika), pure maculato, proprio dell'Asia orientale; il cervo di Thorold o cervo dalle labbra bianche (Cervus albirostris), di alcune regioni dell'Asia centrale; il cervo di Duvaucel o cervo di palude o barasinga; il cervo di Eld o tameng; il cervo di Aristotele o sambar e il daino che diversi autori considerano un genere a sé (Dama). Al genere Elaphurus appartiene il cervo di Padre David (Elaphurus davidianus), tipico per la forma e la grandezza delle corna, per la coda piuttosto lunga e per i larghi zoccoli: scomparso dalla Cina dove un tempo era protetto in un grande parco presso Pechino, sopravvive soltanto nei giardini zoologici d'Europa, America e Australia. Il genere Odocoileus della sottofamiglia degli Odocoileini è rappresentato da cervi di mole media (110-200 cm di lunghezza e 70100 di altezza al garrese) con muso allungato, occhi piccoli, lacrimatoi ben sviluppati. Vi appartengono il cervo della Virginia o cervo dalla coda bianca (Odocoileus virginianus), il più grosso di tale genere, diffuso dal Canada alla Bolivia e al Cile; il cervo mulo o cervo dalla coda nera o cervo dalle grandi orecchie (Odocoileus hemionus), diffuso nella parte centrale e occidentale dell'America settentrionale e in Messico; l’Odocoileus columbianus, diffuso dall'Alaska alla California. Con le definizioni di cervo abbaiatore e di cervo dal ciuffo vengono indicate le due specie della sottofamiglia dei Cervulini, con quella di cervo acquatico cinese l'idropote della sottofamiglia degli Idropotini, mentre con quella di cervi nani sono indicati impropriamente i Tragulidi. § Presso il Gran Bosco della Mesola, in provincia di Ferrara, vive una particolare popolazione di cervi che discende direttamente dall'antico cervo della Padania: da studi genetici condotti sul DNA mitocondriale è emerso un genotipo che si discosta sia da quello del cervo alpino sia da quello del cervo sardo. Le azioni di tutela dell'habitat naturale hanno permesso una certa ripresa demografica di questa popolazione (nel secondo dopoguerra ridotta a poche decine di esemplari) che costituisce l'unico nucleo autoctono di cervo della penisola italiana.

Etologia

Il cervo nobile esprime la sua organizzazione sociale con la formazione di gerarchie e forme di riconoscimento individuale all'interno dei branchi. Questi durante la stagione riproduttiva sono costituiti da alcune decine di individui di ambedue i sessi e di tutte le classi d'età, mentre in inverno i maschi adulti si mantengono isolati e i branchi sono costituiti essenzialmente dalle femmine, dai loro piccoli (fino a due anni d'età) e talvolta da alcuni maschi giovani. Questi branchi sono capeggiati da una vecchia femmina, che ne dirige gli spostamenti e il cui rango gerarchico superiore è riconosciuto da tutti i componenti. I maschi giovani, con la crescita, resteranno sempre più alla periferia del branco di femmine, fino a distaccarsene per formare branchi autonomi, talvolta seguiti da qualche maschio giovanissimo. Spesso i quartieri invernali e quelli estivi si trovano in luoghi differenti, più a valle d'inverno: le aree familiari dei branchi possono estendersi per diverse centinaia di ettari. I maschi adulti, dal canto loro, possono compiere, nel corso di un intero anno, spostamenti di alcune decine di chilometri, vere migrazioni, benché su scala ridotta, fra i pascoli d'alta quota e le valli. La stagione degli amori, nei cervi italiani, dura un mese o poco più, fra settembre e ottobre. In questo periodo sia i branchi di femmine sia i maschi isolati convergono in luoghi, “arene” (sempre gli stessi se poco disturbati), dove i maschi daranno luogo a esibizioni di dominanza e a lotte per la conquista delle femmine. Intorno ai gruppi così formati si riuniscono anche i maschi subadulti. I maschi adulti e anche quelli non pienamente sviluppati esibiscono la propria forza con il bramito, una sorta di muggito breve e profondo. In questa stagione i maschi bramiscono spontaneamente, a prescindere dalla presenza di altri maschi, ma la presenza di potenziali competitori provoca un aumento dell'eccitazione e della frequenza dei bramiti emessi dai singoli. In alcuni casi la frequenza del bramito e lo sviluppo dei palchi sono sufficienti a regolare le posizioni di rango fra i maschi, che, probabilmente dallo sviluppo e dalle fattezze dei palchi, mostrano di riconoscersi individualmente e di saper paragonare la propria forza a quella degli altri senza il confronto diretto, ma altrettanto frequentemente, quando si incontrano maschi di sviluppo paragonabile, insorge la lotta. I cervi si fronteggiano e, abbassando il capo, scontrano i palchi con violenza, ciascuno spingendo contro l'avversario e tentando di atterrarlo. Le lotte possono durare parecchie ore e talvolta hanno esiti drammatici, come quando uno dei contendenti colpisce l'altro su un fianco infliggendogli una ferita che può risultare mortale. Il cervo più debole, tuttavia, normalmente si ritira dalla lotta prima di essere così stremato da non riuscire a parare i colpi. I cervi vincitori, o quelli la cui sfida non venga accettata da altri, riescono a radunare e a controllare attorno a sé un numero di femmine maggiore, con le quali si accoppiano a mano a mano che esse giungono al culmine dell'estro. Nel periodo che precede l'accoppiamento, il maschio segue la femmina molto dappresso, frequentemente impartendole un colpo con una zampa anteriore e posandole il collo sul groppone, comportamenti tipici di molti Ungulati. Spesso ne saggia olfattivamente e con la lingua la regione genitale, arricciando poi il labbro superiore in una smorfia caratteristica (flehmen). L'accoppiamento è breve e può essere ripetuto. Durante tutta la stagione riproduttiva i cervi, impegnati nelle lotte e negli accoppiamenti, non si nutrono; al più bevono e prendono bagni di fango, forse alleviando così la stanchezza. Comunque affronteranno l'inverno in gravi condizioni di stress fisico, talvolta fortemente dimagriti, alcuni feriti, e potranno soccombere più facilmente ai predatori e non sopravvivere fino alla primavera successiva. Fra maggio e giugno le femmine gravide si isolano per dare vita ai piccoli, che poi accudiscono per qualche settimana finché essi saranno in grado di seguirle. Il parto avviene in un luogo appartato e il piccolo resta nascosto e silenzioso, talvolta comunicando con la madre per mezzo di un flebile belato al quale essa risponde. In questo periodo le madri sono molto sospettose e prudenti e passano la giornata fra il pascolo e il ricovero del piccolo, con il quale trascorrono alcuni intervalli, durante il giorno, per l'allattamento.