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asèpsi

sf. [sec. XIX; a- privativo+sepsi]. Insieme dei mezzi utilizzati per ostacolare la penetrazione dei germi patogeni nelle ferite, in particolare durante gli interventi chirurgici. All'asepsi, che rappresenta un'evoluzione dell'antisepsi, si è giunti gradualmente a mano a mano che si resero evidenti gli inconvenienti dell'antisepsi. In chirurgia, per esempio, l'asepsi si è sviluppata per opera dei chirurghi stessi i quali, pur considerando il fenolo il più potente antisettico capace di distruggere i germi delle ferite, si accorsero che poteva anche distruggere i tessuti. Alla metodologia antisettica, iniziata da A. Bassi e perfezionata da J. Lister, è seguita così quella asettica tuttora in evoluzione. L'asepsi chirurgica si ottiene attraverso varie fasi: il lavaggio della sala operatoria con soluzioni disinfettanti; la sterilizzazione del materiale chirurgico (pinze, forbici, aghi, seta per sutura, ecc.) mediante ebollizione per 20 minuti o a secco in autoclave; la sterilizzazione del materiale di medicazione (garze, cotone, teli) e degli indumenti del chirurgo per la durata di 20 minuti al vapore acqueo, a una pressione di 2 atm (130-135 ºC); la prima lavatura delle mani del chirurgo mediante spazzola, sapone e acqua calda corrente: la lavatura deve prolungarsi per almeno 10 minuti ed estendersi dalle mani al gomito in modo da eliminare le squame dell'epidermide e i batteri esistenti sulla superficie cutanea; la seconda lavatura delle mani con alcol a 70-90 gradi per alcuni minuti in modo da eliminare i batteri rimasti dopo la prima lavatura; la vestizione del chirurgo con camice sterilizzato allacciato posteriormente, maschera di tela sterilizzata che ricopre naso, capelli e bocca, guanti di gomma ricoperti da altri di filo; la preparazione del campo operatorio con tintura di iodio o alcol iodato al 5%, oppure con altre soluzioni (acido picrico, essenze vegetali, ecc.); la delimitazione del campo operatorio con teli sterili in modo che il chirurgo non venga a contatto con cute non già disinfettata.

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