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càlcolo (medicina)

sm. [sec. XIV; dal latino calcŭlus, pietruzza]. In medicina, concrezione di sali minerali che si forma soprattutto nelle cavità organiche o nei dotti ghiandolari per precipitazione e aggregazione dei sali contenuti nei liquidi organici. Il calcolo può formarsi in ogni tessuto dove si depositino calcio o altri minerali; il suo nucleo può anche essere costituito da un piccolo coagulo ematico, frammenti mucosi e da qualunque altra sostanza estranea penetrata accidentalmente nelle cavità degli organi o nei dotti ghiandolari. Il calcolo ordinariamente non provoca alcun disturbo sino a quando non si sposti dal luogo di formazione o assuma proporzioni tali da ostacolare le funzioni organiche e comprimere i tessuti circostanti. Il calcolo biliare si localizza nelle vie biliari intra- ed extraepatiche, soprattutto nella cistifellea; può essere unico o molteplice, di volume variabile; relativamente alla sua costituzione si differenzia in calcolo costituito da una sostanza predominante (colesterolo, bilirubinato di calcio), misto (colesterolo e bilirubinato di calcio), combinato (aggregato di colesterolo, circondato da un rivestimento pluristratificato di colesterolo, bilirubinato di calcio e sostanze di impalcatura). È rivelato da una sintomatologia che varia da caso a caso; il decorso può essere completamente silente (colelitiasi silente) oppure si può avere una sintomatologia estremamente tipica, nota come colica biliare; in taluni casi, si ha un decorso cronico con sintomi prevalentemente di tipo gastrico (digestione prolungata e difficile, pirosi, senso di pienezza epigastrica). Nelle fasi iniziali la terapia può essere ancora medica di scioglimento chimico, particolarmente con l'uso di acido desossicolico, ursocolico e similari, in grado anche di fluidificare le micelle di addensamento biliare che precedono la formazione di ulteriori calcoli. Nelle calcolosi biliari inferiori a 1 cm è ancora possibile l'estrazione incruenta per via endoscopica, negli altri casi la risoluzione è chirurgica, avente come presupposto contro le recidive la colecistectomia (asportazione della colecisti). Nel caso di concrezioni notevolmente solide è anche possibile il ricorso alla frantumazione incruenta con ultrasuoni (litotrizia biliare). Il calcolo bronchiale o broncolito, dovuto a precipitazione di colesterolo con successiva stratificazione di sostanze calcaree, si forma, in genere, nelle piccole diramazioni bronchiali in seguito a essudazione di origine infiammatoria. Il calcolo pancreatico, di tipo combinato (carbonato di calcio associato a fosfati, ossalati e solfati), può essere unico, con volume talvolta uguale a quello di una noce, oppure multiplo. I sintomi possono essere di tipo dispeptico, talvolta compaiono emorragie gastroenteriche; la diagnosi è prevalentemente radiologica; la cura può essere medica quando il calcolo non provoca gravi disturbi, altrimenti chirurgica. Il calcolo prepuziale ha un nucleo di acido urico ricoperto da strati di fosfato di calcio e fosfato ammoniomagnesiaco. È rilevabile soprattutto in persone anziane o bambini in cui è provocato dall'esistenza di una fimosi che determina ristagno e decomposizione dello smegma e dell'urina tra il glande e il prepuzio. La terapia è esclusivamente chirurgica. Il calcolo prostatico è una concrezione calcarea su materia organica, delle dimensioni di una capocchia di spillo. Il calcolo renale è costituito principalmente da acido urico e urati di calcio e di sodio, da acido ossalico e ossalati di calcio, da fosfati di calcio e ammoniomagnesiaci; si rivela con una sintomatologia polimorfa: può essere del tutto asintomatico o esplodere nella colica renale. Le principali complicazioni sono rappresentate da idronefrosi, pielonefrite, pionefrosi, perinefrite, insufficienza renale. La diagnosi è quasi esclusivamente radiologica, tranne nei casi in cui si possa raccogliere il calcolo espulso. La terapia può essere medicamentosa (dieta, acque minerali, riposo, astensione dagli sforzi eccessivi, somministrazione di antibiotici), tuttavia, quando le coliche renali sono molto frequenti, esistono idronefrosi ed ematuria o infezione renale, la terapia d'elezione è la frantumazione incruenta con ultrasuoni (litotrizia renale), che evita ormai nella maggior parte dei casi l'intervento chirurgico, non sempre esente da rischi e con possibili restringimenti locali cicatriziali. Ricercatori italiani e spagnoli hanno identificato il gene che provoca i calcoli renali da cistina. I ricercatori hanno individuato nel tessuto renale un frammento di DNA capace di riassorbire alcuni amminoacidi tra cui la cistina. Analizzando il patrimonio genetico di famiglie che presentano la malattia, hanno scoperto che il frammento è in realtà un gene le cui mutazioni provocano i calcoli. Il gene è stato individuato sul cromosoma 2. La sua alterazione provoca la sintesi di una proteina differente che riduce drasticamente la sua capacità di assorbire cistina, causando un eccesso di quest'ultima nelle urine e quindi la formazione dei calcoli. La cistina è, infatti, poco solubile in acqua e tende a precipitare formando i tipici cristalli che si aggregano creando il primo nucleo di un calcolo. Proprio a causa dell'origine genetica della malattia, questo tipo di calcolo si manifesta spesso in giovanissima età (in alcuni casi prima ancora di un anno di vita) e, di frequente, viene diagnosticato quando ormai i reni hanno subito danni o una marcata alterazione delle loro funzioni. La scoperta del gene responsabile permetterà di identificare con maggiore facilità le persone a rischio nelle famiglie in cui si sono già verificati casi di questa malattia. Il calcolo salivare, costituito da carbonato e fosfato di calcio associati a sostanze organiche che dimostrano una tipica stratificazione, interessa soprattutto il dotto di Wharton e più raramente la parotide: i sintomi sono rappresentati da dolore di tipo gravativo sul pavimento della bocca e, a volte, anche da una colica salivare con crisi dolorosa all'ingestione dei cibi e ingrossamento subitaneo della sottomascellare e parotide. La terapia è chirurgica. Il calcolo ureterale è secondario a un calcolo renale; si rivela con una sintomatologia soprattutto costituita da ematuria, colica renale; la diagnosi si basa sull'esame radiografico, sull'urografia endovenosa, cistoscopia, pielografia ascendente. La cura può essere medica, fisica, estrattiva con sonde a cestello, oppure chirurgica qualora non si riesca a eliminare il calcolo in altro modo. Può essere situato nell'uretra posteriore con sintomatologia di varia gravità (emospermia o ritenzione vescicale); la diagnosi si basa sui dati dell'esplorazione rettale, dell'esame radiografico semplice, dell'uretrocistografia. La terapia è estrattiva strumentale. In caso di localizzazione del calcolo nell'uretra anteriore possono comparire disuria, ritenzione vescicale, periuretrite e successiva fistolizzazione. La terapia è chirurgica. Il calcolo vescicale, soprattutto frequente nell'uomo oltre i 50 anni, insorge talvolta anche in bambini, prevalentemente in relazione al tipo di alimentazione; può essere costituito da fosfati, urati, ossalati o cistina. I sintomi sono rappresentati da dolori perineali, pollachiuria, ematuria terminale. La diagnosi utilizza i dati dell'esplorazione rettale e vaginale, della cistoscopia, dell'esame radiografico semplice. La terapia chirurgica è sempre più limitata grazie all'uso di litotritori a ultrasuoni.

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