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astrologìa

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Lessico

sf. [sec. XIV; dal greco astrología, astronomia]. Studio delle relazioni fra i movimenti degli astri e i fenomeni sia terrestri sia umani. Per estensione, metodo di divinazione del destino dell'uomo.

Storia

Nata dall'osservazione dell'armonia costante tra il corso delle stagioni e quello delle costellazioni, l'astrologia come tecnica divinatoria risale a tempi antichissimi. In origine il termine era confuso con quello di astronomia e questa confusione esistette per molti secoli, tanto che fino al Medioevo si usava chiamare l'astrologo “matematico”. Gli antichi credevano che fosse nata in Caldea, e, poiché i nomi dei segni dello Zodiaco erano sumeri, si parlò di costoro come dei primi maestri di cui si avesse conoscenza. Oggi possiamo essere quasi certi che le prime testimonianze d'astrologia provengono dall'Asia centrale e che essa fu introdotta nel Medio Oriente (regno assiro-babilonese) verso il V millennio a. C. Successivamente penetrò in Egitto, quindi in Grecia. La tradizione vuole che un sacerdote babilonese, Beroso (sec. IV a. C.), fosse il primo a compendiare in un libro, andato perduto ma famoso in tutto il mondo antico, l'insieme delle conoscenze caldee; nel III secolo a. C. pare che anche il sacerdote egizio Manetone abbia redatto un compendio delle conoscenze astrologiche dell'Egitto. Il più illustre teorico dell'astrologia è stato sicuramente il greco Claudio Tolomeo (inizio del sec. II d. C.), che scrisse il Tetrabiblos o Quadripartitum, monumentale trattato di dottrina astrologica. Oltre al trattato di Tolomeo, vanno ricordati, nell'ambito greco-latino, il poema di Manilio Astronomica (sec. I d. C.), i cui libri III, IV, V insegnano come tracciare un oroscopo e trattano degli influssi delle costellazioni sul destino degli uomini; i frammenti di Nechepso e Petosiris (probabilmente tra il sec. I a. C. e il I d. C.), in cui appare il conflitto fra astrologia caldea ed egiziana; gli scritti di Doroteo Sidonio (sec. I d. C.) e quelli di Teucro il Babilonese (seconda metà del sec. I d. C.); l'imponente compilazione di Vettio Valente (sec. II d. C.) e i Mathesos libri octo di Firmico Materno (sec. IV d. C.), in cui sono illustrati i rapporti tra divinità e astrologia. Oltre all'astrologia classica sono da menzionare quella indiana e quella cinese (più legata però a pratiche divinatorie che agli astri in senso stretto). L'astrologia indiana, connessa, alle origini, con le pratiche magiche dell'Atharvaveda e della sua scuola, è nota soprattutto attraverso il Bṛhatsaṃahīta (Grande compendio) dell'astronomo e astrologo indiano Varāhamihira (m. 587 d. C.), in cui si ritrovano notizie riguardanti l'astrologia prima che subisse l'influenza greca. Ma furono gli Arabi ad avere un ruolo preminente nell'approfondimento e nella diffusione dell'astrologia che ereditarono dal mondo classico, soprattutto attraverso traduzioni di testi greco-latini in siriaco e in palhavi; si può dire infatti che il mondo islamico per circa otto secoli (dal 750 al 1550) sia stato dominato dall'astrologia. Tra gli innumerevoli autori vanno nominati al-Kindī (ca. 800-ca. 873) e il suo allievo Abū Ma'shar (m. nell'886), che scrisse un trattato sistematico in otto libri, Grande introduzione all'astrologia, tradotto in latino nel sec. XII da Ermanno Dalmata; al-Farghānī o Alfraganus (sec. IX), autore di un compendio di astrologia in trenta capitoli; ad-Dilasi, o Alcabizio (sec. X), che redasse un'Introduzione all'astrologia tradotta in latino da Giovanni di Siviglia nella prima metà del sec. XII e stampata più volte in Italia alla fine del sec. XV; Abū'l Ḥāsāb ʽAbī' Rigiāl (sec. XI), chiamato Ptolemoeus alter o Summus astrologus, che scrisse un trattato in otto libri tradotto in castigliano e in latino nel sec. XIII e stampato e ristampato nei sec. XV e XVI; e infine il grande astrologo ebreo Abrāhām ibn ʽEzrā (ca. 1090-1167), che si può ritenere il promotore dell'astrologia nel mondo cristiano e che scrisse, direttamente in latino, i Fondamenti delle tavole astrologiche. L'astrologia ellenistico-orientale, arricchita dell'apporto bizantino, continuò a essere tema di studio anche nel Rinascimento. In Italia, Marsilio Ficino (1433-1499), soprattutto nel De vita coelitus comparanda, Cristoforo Landino (1424-1498) e Gerolamo Cardano (1501-1576) attribuirono grande importanza alle pratiche astrologiche. Ma il rappresentante più famoso dell'astrologia del sec. XVI fu indubbiamente Nostradamus (1503-1566), medico, profeta e mago insieme, autore delle celebri Centuries et prophéties (1555), che secondo alcuni dovrebbero essere ancora valide per la nostra epoca. Due altre personalità contribuirono in quel secolo a caratterizzare la figura del medico-ermetista-astrologo: Cornelio Agrippa (1486-1535) e Paracelsus (1493-1541); Agrippa, stabilendo delle relazioni tra i tre mondi sovrapposti degli Angeli, degli Astri e degli Elementi, attribuiva all'astrologia il dominio sul mondo degli elementi; Paracelsus stabiliva una corrispondenza nell'unità formata da macrocosmo e microcosmo e utilizzava, per curare, gli oroscopi dei malati. A loro va aggiunto Jean-Baptiste Morin, detto di Villefranche (1583-1655), autore del grande trattato Astrologia Gallica (pubblicato nel 1661) che ha contribuito con le opere degli inglesi Robert Fludd (1574-1637) e Francis Moore (1657-1715) a conservare un ruolo preminente all'astrologia in un secolo particolarmente scettico. Anche se il sec. XVIII fu altrettanto scettico nei confronti dell'astrologia, essa trovò tuttavia dei cultori come l'inglese Ebenezer Sibly (1752-1799), autore di La scienza celeste dell'astrologia e il teosofo francese Louis-Claude de Saint-Martin (1743-1803). Nel sec. XIX fu soprattutto in Inghilterra e in Francia che si studiò l'astrologia, cercando basi più scientifiche. Fra gli studiosi d'astrologia più noti sono: William C. Wright, W. F. Allen (1860-1917), che fu il fondatore della rivista Modern Astrology, Joseph Maxwell (1858-1938) autore di La divination e che ha messo a punto una particolare tecnica per ritrovare l'ora esatta della nascita; Paul Choisnard (1867-1930), che si propose di stabilire una corrispondenza fra l'uomo e il suo cielo di natività attraverso le statistiche (Le language astral, 1902, e L'influence astrale et les probabilités, 1924). Nel sec. XX, tra i fautori dell'astrologia, va citato lo psicanalista Carl Gustav Jung che ha trattato a fondo il problema della sincronicità in relazione con il destino degli individui. Ai giorni nostri l'astrologia va acquistando sempre maggior credito probabilmente come reazione inconscia dell'uomo al mondo della tecnologia e riscoperta, quindi, del senso dell'arcano.

Determinazione dell'oroscopo

Alla base dell'astrologia sono i movimenti del Sole, della Luna e la posizione delle stelle fisse osservati in una fascia del cielo nel cui centro ha luogo il movimento apparente del Sole . Questa fascia, divisa in dodici parti, diede origine allo Zodiaco. Fondandosi su questo insieme di elementi, l'astrologia consente di fare l'oroscopo di una persona (astrologia genetliaca) o di un'impresa qualsiasi (astrologia oraria). Per determinare l'oroscopo, cioè lo schema in cui risultano le posizioni dei pianeti e degli altri elementi indispensabili relativamente al tempo e al luogo di nascita di una persona o di un'impresa, si utilizza un diagramma costituito da un cerchio diviso in dodici settori di trenta gradi ciascuno. Per leggere un oroscopo bisogna conoscere il significato dei diversi elementi che lo compongono: i dodici segni zodiacali, le dodici case, i dieci pianeti e le figure o aspetti cui danno luogo. I dodici segni dello Zodiaco sono distribuiti sull'eclittica, cioè sulla circonferenza, corrispondente all'equatore di una sfera, descritta in un anno dal Sole. Sei segni corrispondono all'emisfero settentrionale: Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine; sei all'emisfero meridionale: Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario, Pesci. Lo Zodiaco inoltre è diviso tra Sole, o giorno, che determina i segni maschili (Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno) e Luna, o notte, che determina i segni femminili (Acquario, Pesci, Ariete, Toro, Gemelli, Cancro). Ed è ulteriormente diviso in trentasei frazioni che corrispondono ai decani, per cui il segno risulta suddiviso in tre: primo, secondo, ultimo decano, ciascuno di dieci gradi. Le case, anch'esse in numero di dodici, hanno un significato particolare e concernono elementi precisi riguardanti le persone e gli avvenimenti. I pianeti, in numero di dieci perché ad essi si aggiungono Sole e Luna, hanno ognuno un determinato significato e possono essere maschili o femminili, diurni o notturni, benefici o malefici. Costituiscono un elemento dinamico nell'oroscopo e danno indicazioni importanti sulla fisiologia, sulla tipologia e sulla personalità dell'individuo. Per fare un tema astrologico bisogna essere in possesso dei dati di luogo, anno, giorno e ora solare della nascita. Partendo da questi elementi si può calcolare il tempo siderale della domificazione, cioè della posizione delle case nel cielo al momento della nascita. Con l'aiuto di tavole indicanti le posizioni planetarie, si stabilisce la longitudine del centro del cielo (MC) che è la cuspide, o punta, della decima casa, l'ascendente (AS), cuspide della settima casa e il fondo del cielo (FC), cuspide della quarta casa. In seguito, si notano le posizioni dei pianeti e i loro aspetti. Così l'oroscopo è pronto per essere interpretato.

J. Needham, Science and Civilisation in China, vol. III, Cambridge, 1959; F. Cumont, Astrology and Religion among the Greeks and Romans, New York, 1960; H. G. Gundel, Astrologumena, Wiesbaden, 1966; M. Sénard, Le Zodiaque, Parigi, 1969; H. Saltarini Kinauer, Noi e le stelle, Milano, 1986.