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blues

s. inglese usato in italiano come sm. (talora pl.). Genere poetico-musicale tipico del folclore nero degli Stati Uniti. Il nome deriva dall'inglese to have the blue devils (avere i diavoli blu; essere triste), attestato fin dal sec. XVI. È un canto improvvisato nella linea melodica e/o nel testo, entrambi creati attingendo a un formulario tradizionale. Vi è sempre accompagnamento strumentale, per opera del cantore (in origine con banjo, poi con chitarra o pianoforte) o di altri . Il testo tratta di vicende spesso negative (amore deluso, abbandono, carcere, morte, disastri naturali, fame) procedendo per salti logici e liberi accostamenti. Nella sua forma più comune ogni strofa ha tre versi, di cui due simili (AAB), e occupa 12 battute di musica; ma esistono molte altre forme, e nei blues più arcaici la lunghezza è irregolare. L'accompagnamento fa “botta e risposta” con il canto. Nacque alla fine dell'Ottocento, quando gli ex schiavi neri, che avevano sempre lavorato in squadra e cantato in coro, diventarono contadini in piccoli appezzamenti isolati. Da semplice grido modulato, il blues si trasformò presto in raffinato genere di arte folk, dominato da riconosciuti specialisti, spesso cantori ciechi ambulanti, che vivevano di carità (blues rurale). Ai primi del Novecento l'industrializzazione attirò migliaia di neri verso le città del nord e le fabbriche; il blues fu allora “scoperto” dall'industria della musica, pubblicato a stampa (1911) e su disco, e trasformato in genere teatrale cantato da donne (blues urbano) . Adattato per strumenti, il blues confluì nel jazz, cui regalò la forma a 12 battute, su cui i jazzisti hanno improvvisato per decenni. Una particolare forma di blues strumentale molto ritmato è il boogie woogie: sul suo ritmo, negli anni Quaranta il blues si trasformò in rhythm and blues, stile urbano più dinamico e fragoroso, con uso di chitarre elettriche e sax; e negli anni Cinquanta questo si ibridò con il folclore bianco (musica country and western) generando il rock and roll, e costituendo così la base di tutta l'attuale musica di consumo.

Bibliografia

W. C. Handy, A Tresaury of the Blues, New York, 1949; J. Leroi, Il popolo del blues, Torino, 1968; P. Oliver, The Story of the Blues, New York, 1969; A. Lodetti, Guida alla musica del diavolo, Milano, 1989.

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