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epìfisi

sf. [sec. XVIII; greco epíphysis, propr. accrescimento].

1) Ghiandola, detta anche organo e corpo pineale, della parte dorsale (epitalamo) del diencefalo dei Vertebrati "Vedi disegno vol. IX, pag. 93" . "Per la collocazione dell'epifisi vedi disegno al lemma dell'8° volume." Nei Petromizonti assume un ruolo visivo; negli Uccelli e nei Mammiferi acquista una funzione endocrina. L'asportazione dell'epifisi determina in alcuni Vertebrati una precoce pubertà. Nell'uomo è situata nel fondo della scissura trasversa del cervello, nella regione diencefalica, a ridosso del 3° ventricolo. È un piccolo corpicciolo di colore grigio-rossastro, del volume di un pisello e con l'aspetto di un frutto di pino. La sua base è collegata con il talamo ottico mediante un peduncolo formato da tre cordoncini per lato (peduncoli anteriori o abenule, medi e inferiori). L'epifisi è costituita da cellule poligonali con prolungamenti unici infossati a clava o sfioccati a pennello, da cellule della nevroglia, tra le quali sono presenti piccole cavità contenenti concrezioni calcaree. Malgrado la sua struttura non sia tipicamente ghiandolare, essa produce un ormone (melatonina) che agirebbe in senso depressivo sullo sviluppo degli organi genitali; la sua ablazione provoca infatti abnorme sviluppo delle gonadi.

2) Ciascuna delle estremità delle ossa lunghe (epifisi ossea). "Per l'epifisi ossea vedi disegno al lemma dell'8° volume." Le epifisi hanno forma varia "Vedi disegno vol. IX, pag. 93" , in genere espansa; sono costituite da una massa centrale di tessuto spugnoso, rivestite da tessuto osseo e, in corrispondenza delle articolazioni, da cartilagine. Un sottile disco cartilagineo (cartilagine epifisaria o di congiunzione), che separa l'epifisi dalla diafisi, ha capacità di produrre tessuto osseo e, nella fase dello sviluppo, provvede all'accrescimento in lunghezza dell'osso.