fustàia

sf. [sec. XX; da fusto nel senso 1]. Bosco formato da alberi d'alto fusto. In particolare, forma di governo d'un bosco che si ha quando gli alberi che lo formano si riproducono per seme, sia naturalmente (per disseminazione spontanea) sia artificialmente (per semina o trapianto delle piantine da parte dell'uomo) ma comunque sempre per via gamica. La forma di governo a fustaia è l'unica possibile per le conifere, che solo eccezionalmente si riproducono per polloni; altre specie vegetali comunemente coltivate a fustaia sono la quercia, il castagno, il faggio, il pioppo. In base alle modalità osservate nel taglio degli alberi (trattamento) si distinguono fustaie a taglio raso, a tagli successivi (uniformi, a gruppi, a strisce, a cuneo) e fustaie a taglio saltuario o da dirado. Le fustaie, nel corso del loro sviluppo, passano attraverso alcune fasi note come novelleto (fustaia di piante giovani, coperte di rami fino alla base), perticaia (fustaia di piante di una decina di m d'altezza, con rami bassi che cominciano a seccare e in cui le piante meno valide muoiono per mancanza di luce), forteto o fustaia adulta (in cui prevale l'accrescimento in diametro), fustaia matura (con piante giunte alla maturità fisica o biologica) e fustaia vecchia (nella quale le piante hanno superato lo stadio di maturità). In Italia le fustaie rappresentano ca. il 40% dell'intero patrimonio boschivo. Sono particolarmente note quelle del Cadore, di Vallombrosa e della Sila, formate da varie specie di conifere.

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