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monoclonale

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agg. (da mono-+clone). Che deriva da un'unica cellula o clone. In biologia, cellule monoclonali sono tipicamente quelle provenienti da una progenitrice staminale.

Immunotecnologia

Nella tecnologia molecolare, anticorpo monoclonale indica un anticorpo contro uno specifico determinante antigenico. L'anticorpo monoclonale si ottiene con tecniche di ibridizzazione, cioè con la fusione di cellule di mieloma maligno umano con cellule di topo produttrici di anticorpi. Da essi vengono poi sviluppati cloni, ciascuno dei quali produce un anticorpo contro un solo determinante antigenico. Da quando, all'inizio degli anni Ottanta, furono ottenuti per la prima volta da C. Milstein e G. Köhler (entrambi premi Nobel nel 1984) fino al 1993, gli anticorpi monoclonali erano esclusivamente murini, ottenuti cioè da cellule di topo, realizzati con la tecnologia degli ibridomi non utilizzabile nell'uomo poiché richiede nell'organismo donatore l'induzione di un tumore attraverso la fusione di un linfocita B con una cellula maligna. Tali anticorpi murini sono stati estesamente impiegati per ricerche di laboratorio (biosensori, sonde, analisi) ma non per terapia (se non per cure sperimentali) poiché la loro provenienza dai roditori comportava reazioni di rigetto nell'organismo umano. Nel 1993 sono stati ottenuti, invece, per la prima volta con metodi industrialmente proponibili anticorpi monoclonali di origine umana (D. Burton negli Stati Uniti). I ricercatori sono riusciti a creare una “batteria” (in gergo “biblioteca”) di anticorpi monoclonali umani contro i più diffusi virus: dall'HIV al citomegalovirus, ai virus erpetici della varicella zoster, della rosolia, di Epstein-Barr (responsabile della mononucleosi). L'importanza di questa tecnica risiede nella purezza della preparazione anticorpale, in confronto a un antisiero generico che contiene una grande varietà di anticorpi. Gli anticorpi monoclonali costituiscono una grande speranza nel campo della virologia, della batteriologia, della parassitologia. Nel campo applicativo, essi stanno sostituendo gradualmente gli antisieri generici nei saggi immunologici; permettono di purificare sostanze presenti in piccolissime quantità, quali per esempio l'interferone e, nel campo dei trapianti d'organo, possono servire a standardizzare le tecniche di tipizzazione tissutale. Sono in esame anche possibili ruoli degli anticorpi monoclonali nella terapia diretta. Per esempio, potrebbero aumentare l'efficacia dell'immunizzazione passiva (iniezione diretta di un anticorpo in un paziente), che ha ancora un'utilità limitata, data l'impurezza degli anticorpi convenzionali disponibili. Nel campo tumorale i possibili impieghi potrebbero essere parecchi: la marcatura di farmaci antitumorali con anticorpi monoclonali tessuto-specifici permetterebbe una maggiore concentrazione di farmaco sul tessuto bersaglio; inoltre è pensabile che si possano produrre anticorpi monoclonali specifici per le cellule tumorali, che potrebbero così essere neutralizzate. Anche nel campo della diagnostica si potrebbero usare questi anticorpi per evidenziare i tumori in vivo con i metodi dell'immunoscintigrafia. Le applicazioni terapeutiche sono però ancora lontane per la molteplicità e la complessità dei problemi da risolvere, poiché il procedimento di ibridizzazione funziona bene con cellule di topo, meno bene con cellule umane.