non expedit

loc. latina (propr., non conviene). Decreto della Curia romana, emesso nel 1874 per rendere doverosa l'astensione dei cattolici dalla vita politica a causa della presa di Roma da parte del governo italiano e della conseguente fine del potere temporale dei papi. Già in precedenza lo scrittore don Giacomo Margotti, fondando a Firenze il giornale L'Unità Cattolica nel 1863, aveva delineato questa politica con lo slogan “Né eletti né elettori”. Il non expedit quindi veniva a sancire una posizione già acquisita in alcuni strati cattolici. Nel 1877 interveniva nella questione lo stesso papa Pio IX con un brevis al Consiglio superiore della Gioventù Cattolica per troncare le polemiche sulla partecipazione o meno dei cattolici alle imminenti elezioni. Non era ancora la posizione definitiva della Chiesa e solo nel 1888 un decreto della Congregazione del Sant'Uffizio interpretava il non expedit nel senso di una vera e propria proibizione. La posizione però fu ancora oggetto di riconsiderazione, specialmente da parte dello scrittore cattolico Filippo Meda, paladino di una partecipazione dei cattolici alla vita politica nel senso di dare alle istituzioni civili un'impronta religiosa. Nel 1905 Pio X nell'enciclica Il fermo proposito concedeva ai cattolici la partecipazione alla vita politica purché fosse approvata dai vescovi locali. Nel 1919 Benedetto XV consentiva ai cattolici di entrare nel Partito Popolare, revocando implicitamente il non expedit.

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