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obesità

sf. [sec. XVIII; dal latino obesítas-ātis, da obēsus, obeso]. Condizione patologica caratterizzata da aumento abnorme dell'adipe. Si distinguono un'obesità essenziale o primitiva e un'obesità secondaria, nella quale l'aumento dei depositi di grasso è dovuto a un'altra malattia concomitante (per esempio ipotiroidismo). L'obesità viene inoltre distinta in centrale (o viscerale o androide), a maggiore rischio di complicanze, caratterizzata dal deposito di adipe a livello soprattutto addominale e riconoscibile per un rapporto vita-fianchi (rapporto fra la circonferenza minima della vita con quella massima dei fianchi) superiore a 0,85 nella donna e a 0,95 nell'uomo, e periferica (o sottocutanea o ginoide), nella quale l'adipe è soprattutto localizzato agli arti inferiori, e il rapporto vita-fianchi è inferiore a 0,85 nella donna e 0,95 nell'uomo.Il tessuto adiposo si può accumulare anche in alcuni organi, quali il cuore, il pancreas, il fegato, con grave danno della loro funzionalità.Il parametro più semplice e quindi più utilizzato per definire il grado di obesità è l'Indice di Massa Corporea.I sintomi più di frequente riscontrabili nell'obeso sono: diminuita forza fisica, dolori articolari, predisposizione all'ipertensione arteriosa, disturbi cardiocircolatori, dislipidemia, artrosi, diabete mellito, arteriosclerosi, tromboembolie. A partire dagli anni Ottanta del Ventesimo secolo è diventata frequente, a causa del generale incremento dei consumi alimentari, l'obesità infantile. Questo tipo di obesità merita una particolare attenzione in quanto nel primo anno di vita si stabilisce il numero di cellule adipose dell'organismo: un individuo obeso fin da bambino è predisposto quindi a ingrassare da adulto e molte obesità hanno la loro radice in un peso eccessivo nell'infanzia. I cardini su cui si fonda il trattamento dell'obesità, che deve essere eseguito sotto controllo medico, sono la valutazione nutrizionale e del comportamento alimentare. Alla somministrazione di una dieta ipocalorica per la riduzione del peso corporeo deve essere infatti associata una terapia cognitivo-comportamentale per la modifica dello stile di vita. Con la sola dieta dimagrante la recidiva (e cioè il recupero del peso perso) è frequentissima (nel 90-95% dei casi), a causa di fattori sia biologici (diminuzione della spesa energetica successivi al regime dietetico) sia psicologici e comportamentali (la restrizione porta alla perdita di controllo, senso di fallimento, ecc.). Il successo a lungo termine, cioè il mantenimento nel tempo del dimagrimento ottenuto, sarà invece probabile se la perdita di peso sarà secondaria alla modifica delle idee e dei comportamenti scorretti.Per il trattamento dell'obesità possono anche essere utilizzati i farmaci serotoninergici, che agiscono inducendo un senso di sazietà: si tratta di farmaci non privi di effetti collaterali, specie se usati per periodi prolungati, quindi vanno assunti esclusivamente su indicazione e sotto controllo medico.Nei casi più gravi e intrattabili si ricorre a un intervento chirurgico (bendaggio gastrico, by-pass intestinale).

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