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ipertensióne

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Definizione

sf. [sec. XIX; iper-+tensione]. Aumento della pressione del sangue con rialzo dei valori della pressione arteriosa sia massima sia minima (ipertensione arteriosa), o di quella del liquor nel tessuto cerebrale (ipertensione endocranica). In quest'ultimo caso le cause possono essere: processi espansivi (tumori), ostacoli meccanici allo scorrimento del liquor come conseguenza di un trauma cranico di una certa entità. Il sintomo più costante dell'ipertensione endocranica è la cefalea, cui possono aggiungersi vomito, torpore sino al coma. In tali casi si ha sovente anche un rialzo pressorio sanguigno e un polso forte e lento. La decompressione è chirurgica nei casi più gravi.

Tipi di ipertensione arteriosa

Ipertensione renale, è provocata da una scarsa irrorazione (ischemia) del rene, il più delle volte conseguente a una stenosi arteriosa da arteriosclerosi o a malformazioni dell'arteria renale. Il quadro clinico è costituito da un'ipertensione arteriosa cronica, specie a carico della minima (con valori nettamente superiori ai 100 mm/Hg). La causa risiede nella liberazione compensatoria da parte del rene ischemico di sostanze ad azione ipertensiva (renina-angiotensina). La terapia, inizialmente medica, può essere chirurgica a livello arterioso o renale. § Ipertensione portale, aumento distrettuale della pressione sanguigna nella regione addominale per un ostacolo al flusso di sangue venoso nella vena porta. Le cause principali di tale ostacolo sono da ricercare in gravi malattie epatiche (cirrosi in fase avanzata, parassitosi da voluminose cisti di echinococco, tumori) e nelle trombosi della vena porta. La conseguenza dell'ostacolo al flusso è che il sangue ricerca vie venose collaterali di compenso, che possono essere profonde (vasi esofagei) e superficiali (vasi sottocutanei addominali). I sintomi che ne derivano sono le possibili emorragie da rottura di varici esofagee e gastriche, la comparsa di un reticolo di vasi venosi sottocutanei sulla superficie addominale, ben visibili perché fortemente dilatati, le emorroidi.§ Ipertensione polmonare, ipertensione dell'arteria polmonare, che può essere primitiva (senza cause note) o secondaria a cardiopatie congenite (difetti atrio-ventricolari e interventricolari). I sintomi più frequentemente rilevabili sono la scarsa tolleranza allo sforzo, difficoltà respiratorie, angina pectoris, episodi di perdita di coscienza.§ Ipertensione arteriosa primitiva cosiddetta essenziale, relativamente frequente, generalmente asintomatica (il più delle volte viene scoperta casualmente durante una visita di controllo) è una malattia cronica, se non trattata, induce complicazioni cardiovascolari, cerebrovascolari, renali. I fattori di rischio dell'ipertensione essenziale sono sia costituzionali sia ambientali: per esempio la familiarità, l'eccessiva introduzione alimentare di sale, il sovrappeso corporeo. In base alle indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, i valori pressori normali nell'adulto sono inferiori a 140 mmHg per la pressione sistolica (detta anche “massima”) e a 90 per la diastolica (detta anche “minima”). La terapia dell'ipertensione arteriosa è cronica, con la correzione dello stile di vita e la regolare assunzione di farmaci mirati.§ Ipertensione arteriosa secondaria, si associa ad altre patologie e ha una incidenza nettamente inferiore rispetto all'ipertensione primaria. L'ipertensione renale è una forma importante di ipertensione secondaria, altre forme sono quelle da squilibri endocrini: da iperfunzione della corticale del surrene (iperaldosteronismo, morbo di Cushing), della midollare del surrene (feocromocitoma), della tiroide (ipertiroidismo). Altre ipertensioni secondarie sono quelle da uso protratto di alcuni farmaci, per esempio corticosteroidi, contraccettivi orali (soprattutto a causa della componente estrogena) e quella da coartazione dell'aorta, che può manifestarsi anche nel neonato e nel lattante. § Ipertensione maligna, ipertensione di grado molto severo che agli elevati valori di pressione arteriosa unisce alterazioni irreversibili di organi e tessuti, come l'occhio (emorragie della retina), il rene (insufficienza renale rapidamente evolutiva), il cuore (ipertrofia cardiaca che progredisce in breve verso l'insufficienza) e il cervello (alterazioni vascolari ed edema cerebrale). In tutti i casi la patogenesi dei danni d'organo è riconducibile alle gravi alterazioni dei vasi sanguigni (necrosi della parete). L'origine di questa forma ipertensiva, un tempo mortale nel giro di pochi mesi, rivelatasi poi a prognosi più favorevole grazie a potenti farmaci antipertensivi, è ancora sconosciuta; i pazienti, per lo più uomini, hanno mediamente 40-50 anni e solo in una bassa percentuale di casi soffrono già di un'ipertensione stabile, essendo questa malattia indipendente, come insorgenza e decorso, dall'ipertensione arteriosa classica.

Bibliografia

G. C. Dogliotti, Medicina interna, Torino, 1959; V. B. Mountcastle, Medical Physiology, Saint Louis, 1968; D. D'Amico, A. C. Pessina, G. Favia, Le ipertensioni arteriose, Padova, 1989.