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piràmide (arte)

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Egitto

Eretta dai faraoni a proprio onore e a glorificazione della regalità, la tipologia originaria della piramide deriva dalla mastaba: ne è testimone una piramide incompiuta trovata a Zawiyet al-Aryan, nella quale il verticalismo è ottenuto innalzando una mastaba sull'altra con dimensioni sempre minori. Anche la piramide del faraone Gioser a Saqqâra, dovuta secondo la tradizione all'architetto Imhotep, fu all'inizio una mastaba: più volte ingrandita, alla fine risultò una piramide con base rettangolare (l'unica): è a sei gradini e i lati di base sono rispettivamente di 109,2 e 121 m, mentre l'altezza è di 160 m. Importante per l'evoluzione verso la forma definitiva della piramide a pareti lisce è la piramide incompleta scoperta a Medum e attribuita al faraone Snefru: costruita a otto gradini, venne poi rivestita di pareti lisce. La prima piramide progettata e costruita a pareti lisce è però la piramide rossa, sempre a Medum. Le tre piramidi più famose sorgono a El Gîza e la loro fama è meritata, perché in esse la linea architettonica è giunta alla sua evoluzione più perfetta: prima in graduatoria per la perfezione raggiunta è quella del faraone Cheope, che ha un lato di base di 230 m e un'altezza di 147 m con una pendenza angolare di 52º52´. La lavorazione risulta tanto accurata che fra una lastra e l'altra del rivestimento la fessura è inferiore al mezzo millimetro e si tratta di lastre di ca. 25 q ciascuna. Rispettabili anche le dimensioni della piramide di Chefren: lato di base 215,66 m, altezza 143,50 m. Molto più modesta invece la piramide di Micerino, alta solo 64,49 m. La grande piramide non sorge isolata: essa sta al centro di un grandioso complesso architettonico così schematizzato: un sistema di corridoi e di camere, che formano la vera tomba e che si trovano all'interno della piramide o molto vicino a essa; il tempio funerario; una piramide secondaria; le “barche solari”. Con il Medio Regno questo schema viene omesso, probabilmente per cautelarsi contro le disastrose visite degli spogliatori di tombe, e queste sono ubicate lontano dalla piramide, in posti segreti e di difficile accesso. Già nella IV dinastia anche le regine ebbero una piramide propria, sebbene molto più piccola e senza il fastoso corredo che si accompagnava a quelle del faraone: il tempio a valle e la rampa per accedere alla tomba. Durante la V e la VI dinastia i faraoni anteposero la costruzione di templi e le loro piramidi sono molto più modeste. La piramide ricompare nel sud del Paese con la XI dinastia tebana, ma ritorna al nord con la XII dinastia. Queste piramidi del Medio Regno manifestano però un'esecuzione poco accurata e l'uso di materiali meno pregiati: ai grandi blocchi di marmo si sostituisce il mattone oppure si costruiscono in pietra solo le armature e i vani vengono riempiti con pietre, terra e sabbia. Durante la XVII dinastia tebana la piramide si ridusse a una modesta costruzione sovrapposta alla tomba del faraone. Con il Nuovo Regno i faraoni rinunciarono alla piramide preferendovi l'ipogeo; l'uso rimase presso i privati facoltosi per continuare fino in epoca romana: sono piramidi molto più agili e slanciate nelle forme. Uguale fu la tendenza che si rivelò durante la Bassa Epoca, nelle piramidi dei re di Napata e di Kush. Proprio a queste piramidi s'ispirarono i Romani per introdurne l'uso a Roma: ne è testimonianza la piramide di Gaio Cestio fuori Porta San Paolo. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 1 pp 158-165" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 1 pp 158-165"

Altre civiltà

Se la costruzione di piramidi fu prevalente in Egitto, non fu però esclusiva di questa regione. Essa infatti ebbe sviluppi non indifferenti anche in altre civiltà, nelle quali però la destinazione della piramide è di servire come tempio, mentre nella forma essa si ferma alla piramide a gradini: nella civiltà babilonese ed elamitica famose erano le ziqqurat, che raggiungevano l'altezza di varie centinaia di metri partendo da una base molto larga per poi salire a gradini con successive costruzioni in mattoni d'argilla cruda; forme piramidali si notano anche nei templi degli arcipelaghi delle Tonga e di Tahiti in Oceania: sono piramidi a ripiani e raggiungono un'altezza di 30 m. Il materiale usato è dato da massi di roccia corallina. Impropria è invece l'attribuzione del nome di piramide ad alcuni templi indiani: in realtà si tratta solo di una ricchissima copertura che adorna la costruzione principale a base quadrata. Importanti invece risultano le piramidi nelle civiltà precolombiane della Mesoamerica: in origine si trattava di un semplice tumulo naturale di terra, chiuso da un recinto a cui si accedeva per mezzo di una scala esterna. Costruite su rialzi artificiali, tali piramidi furono inizialmente a base circolare con rivestimento in pietra o calcina (tali si presentano le piramidi di Cuicuilco presso Città di Messico e la piramide E VII di Uaxactún nel Guatemala). In seguito la base divenne quadrangolare. Il materiale di costruzione era dato da terra e ciottoli, il rivestimento era di pietre disposte a strati e saldate con calcina; su questo si stendeva un secondo rivestimento formato da uno stucco durissimo. Le piramidi più famose del periodo classico (sec. I-X d. C.) sono quelle del Sole e della Luna a Teotihuacán (Messico), il tempio della “Scalinata dei geroglifici” a Copán, nell'Honduras; la piramide delle 365 nicchie appartenente alla civiltà di Tajín (Veracruz, Messico), il tempio delle Iscrizioni di Palenque (Chiapas, Messico), le piramidi del Nano e del Mago di Uxmal, nello Yucatán (Messico). Nel periodo postclassico (sec. X d. C.-1521) attirano l'interesse degli studiosi le piramidi costruite dai Toltechi: il Castillo e il tempio dei Guerrieri a Chichén Itzá, nello Yucatán (Messico).

L. V. Grinisell, Egyptian Pyramid, Gloucester, 1947; I. E. S. Edwards, The Pyramid of Egypt, Londra, 1962; J. P. Sones, Histoire monumentale des Pyramides, Il Cairo, 1962; F. Cimmino, Storia delle piramidi, Milano, 1990.