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predazióne

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Descrizione generale

sf. [da predare]. Relazione interspecifica fra due specie di cui una è alimento dell'altra. In senso stretto, e più propr., si applica agli animali (predatori) che uccidono e consumano totalmente o in gran parte altri animali (prede) catturati individualmente; in senso più generale si applica al rapporto di consumazione fra animali, includendo anche la filtrazione (per organismi acquatici che si nutrono di plancton) ma non il parassitismo; in senso ancora più ampio il termine è talvolta usato come sinonimo di relazione alimentare, includendo in questo caso anche il parassitismo, in cui un organismo si nutre di parti dell'ospite, e il rapporto alimentare fra gli erbivori e le piante, in cui la pianta può essere consumata in parte (come nel parassitismo) o interamente (come più propriamente nella predazione); infatti dal punto di vista ecologico esiste un'identità funzionale nel rapporto fra qualsiasi coppia di organismi di cui uno si nutre dell'altro. La predazione fra individui della stessa specie si chiama cannibalismo.

Ecologia

Il rapporto di predazione caratterizza tutti i livelli trofici di una catena alimentare al di sopra del primo livello di consumazione, rappresentato dagli organismi erbivori. La predazione è quindi uno dei principali meccanismi attraverso i quali l'energia degli ecosistemi, immagazzinata in forma di cibo animale, si distribuisce ai livelli trofici superiori. In termini di “strategia” adattativa, essa si differenzia fondamentalmente dal parassitismo nel fatto che la sopravvivenza delle popolazioni dei predatori è basata sul prelievo di vite dalla popolazione delle prede, mentre la sopravvivenza dei parassiti si basa in genere sulla sopravvivenza della popolazione degli ospiti; come si usa dire, la sussistenza dei predatori si basa sul consumo del capitale (che tuttavia si ricostituisce costantemente grazie alla riproduzione), mentre quella dei parassiti sul consumo degli interessi. Malgrado ciò, specialmente quando le forme di parassitismo sono dannose per gli ospiti e ne menomano le capacità di sopravvivenza e riproduzione, eventualmente conducendoli a morte, le due relazioni hanno alcuni punti in comune, soprattutto per quanto riguarda la dinamica delle rispettive popolazioni. Talvolta c'è l'evidenza che i predatori sono agenti di controllo delle popolazioni delle prede, alle quali impedirebbero un'eccessiva proliferazione, talaltra sembra che le popolazioni dei predatori siano controllate dalla dimensione delle popolazioni delle prede. Nei casi in cui un predatore dipende da una singola o poche specie-preda, come per esempio la volpe polare, che nelle regioni artiche si nutre quasi esclusivamente di lemming e di conigli, possono verificarsi marcate fluttuazioni numeriche nelle popolazioni delle prede e dei predatori, che si influenzano vicendevolmente: in annate particolarmente favorevoli, infatti, i roditori possono andare incontro a esplosioni demografiche che immancabilmente permetteranno alle volpi di allevare con successo un numero maggiore di figli, da cui deriverà un incremento della popolazione delle volpi; come conseguenza, nell'anno o negli anni successivi il tasso di predazione sui roditori aumenterà e le loro popolazioni subiranno una riduzione; questo a sua volta causerà una riduzione del numero dei predatori, e così via. Al contrario, quando un predatore si nutre di molte prede diverse le popolazioni delle prede e dei predatori si mantengono in uno stato di relativo equilibrio numerico in cui il prelievo effettuato dai predatori non supera il limite che porterebbe le popolazioni delle prede al declino ed eventualmente all'estinzione, cosa che comporterebbe l'estinzione degli stessi predatori. In conclusione, la predazione è un meccanismo il cui effetto è quello di mantenere le popolazioni animali entro livelli numerici ottimali, tali, cioè, da non superare la “capacità portante” dell'habitat; inoltre contribuisce allo “stato di salute” delle popolazioni, da un lato eliminando gli individui più deboli, perché più vecchi o più giovani o malati, dalle popolazioni delle prede, dall'altro permettendo la sopravvivenza solo agli individui più forti e più capaci delle popolazioni dei predatori.

Etologia

I comportamenti di predazione sono estremamente vari: alcuni predatori usano diversi sistemi di caccia, in genere adeguati a superare le difese di prede diverse, altri sono specializzati in un solo sistema; alcuni, inoltre, cacciano individualmente, altri in gruppo, aggregandosi fra conspecifici, talvolta in formazioni sociali altamente organizzate, o con individui di altre specie. A seconda dei casi, la vista, l'udito, l'olfatto o il tatto, o più di un senso, forniscono gli stimoli appropriati a condurre il predatore alla preda. Un sistema di caccia alquanto generico consiste nell'esplorare l'habitat frequentato dalle prede in modo da stanarne alcune o di sorprenderle allo scoperto; praticano questo sistema una quantità di animali, come alcuni polpi, Uccelli, Mammiferi, ecc.; il polpoOctopus cyanea, per esempio, procede a balzi successivi fra rocce e cespi di alghe, che avvolge con i tentacoli, nei quali è probabile che si annidino prede; queste vengono bloccate dall'azione improvvisa del polpo ed estratte dal nascondiglio; le seppie e alcuni pesci lanciano getti d'acqua sulla sabbia del fondo, mettendo eventualmente allo scoperto animali che vi si annidano; diversi uccelli simili alle cicogne procedono lentamente nell'acqua torbida dei terreni allagati, sondandola continuamente con il becco semiaperto che richiudono di scatto non appena percepiscono il contatto con una preda; un sistema analogo usano alcuni uccelli e alcuni pesci, che adottano come “battitori” altri animali (non necessariamente predatori) la cui presenza getta scompiglio nelle prede; per esempio le tanagre si associano spesso alle colonne in marcia di formiche legionarie, al cui passaggio una miriade di insetti si invola disordinatamente e l'airone guardabuoi e perfino una libellula (Brachythemis leucosticta) seguono le mandrie di erbivori al pascolo, catturando gli insetti disturbati da quelle. La tecnica della sorpresa è usata in genere dai predatori la cui velocità e la cui resistenza nella corsa sono superate da quelle delle prede; questa include sia l'avvicinamento furtivo, con il quale il predatore si approssima alla preda senza provocarne reazioni di allarme, e comporta un'azione silenziosa, spesso discontinua, un percorso di avvicinamento alla preda non diretto per usufruire di ripari ed è associata a caratteristiche criptiche del predatore (per esempio i Felidi), sia l'agguato, nel quale il predatore, pure in genere criptico e riparato, attende immobile che la preda gli giunga a tiro. Alcuni predatori all'agguato usano talvolta sistemi di richiamo delle prede, come appendici che mimano animali di cui le prede si nutrono (per esempio le rane pescatrici, la tartaruga alligatore, ecc.) o si posizionano in modo tale da vedere le prede in contrasto contro uno sfondo luminoso (Pesci, Uccelli) o usano trappole che facilitano la cattura delle prede (per esempio le tele dei ragni, le buche dei formicaleone, ecc.). I predatori all'agguato molto mobili e più evoluti (in genere i Vertebrati) sono spesso in grado di apprendere i luoghi più frequentati dalle prede e lì le attendono; gli altri (inclusi alcuni pesci) che praticano esclusivamente questo metodo di caccia si spostano periodicamente se le prede sono scarse. L'inganno, costituito dal mascheramento della propria identità o delle proprie intenzioni, è un espediente molto usato per avvicinare una preda; il predatore può in questo caso avere le fattezze di una specie innocua per la preda (mimetismo aggressivo) o esibire disinteresse per la preda, muovendosi vicino a essa con tranquillità (così fanno i ratti, quando tentano la cattura di uccelletti, ma anche altre specie) o ancora tenersi strettamente addossato a una specie la cui presenza non allarma le prede, come fanno certi pesci degli Aulostomiformi e dei Fistularidi che mascherano la propria sagoma “cavalcando” pesci pappagallo o cernie. È interessante il fatto che l'uomo intenzionalmente utilizza il mimetismo a scopo di predazione o mascherandosi con pelli di animali la cui presenza non allarma le prede o utilizzando esche finte che imitano animali attrattivi per esse. La caccia all'inseguimento, praticata prevalentemente da Pesci, Uccelli e Mammiferi, può essere preceduta da manovre di avvicinamento, e si basa o sulla velocità del predatore (per esempio Pesci, Uccelli, Felidi) o sulla sua resistenza (per esempio Canidi, Ienidi); la velocità non è necessariamente quella massima possibile, ma può essere accelerata grandemente negli attimi che precedono immediatamente la cattura tramite la protrusione della bocca (Pesci) o delle zampe (uccelli da preda), ecc. I Canidi e gli Ienidi, meno bene equipaggiati dei Felidi per catturare la preda e ucciderla rapidamente, la stancano con un inseguimento prolungato, che vale anche a separare le prede più deboli da un branco. Alcuni Pesci, Uccelli e Mammiferi predatori sono capaci di intercettare la preda seguendo un percorso più breve che collima con quello seguito da essa, cioè tagliandole la strada, oppure, se la preda è ferma, dirigono l'attacco non direttamente su di essa ma nella direzione in cui essa presumibilmente dirigerà la fuga, almeno in apparenza mostrando la capacità di prevedere questa dall'orientamento testa-coda della preda. Alcuni, infine, sono anche in grado di valutare le possibili vie di fuga della preda e si appostano in quelle o la attaccano da quelle. Nella predazione intesa come cattura e uccisione di una preda a scopo alimentare, molti predatori (soprattutto gli invertebrati e i vertebrati inferiori) agiscono probabilmente in base a risposte prevalentemente istintive (inseguimento e cattura) ma l'istinto e l'apprendimento, soprattutto fra gli Uccelli e i Mammiferi, si integrano ampiamente; la risposta di inseguimento è probabilmente istintiva e compare generalmente in età precoce, quando i giovani, motivati piuttosto al gioco che spinti dalla fame, si slanciano contro, e tentano la cattura di tutto ciò che si muove, ma le tecniche di caccia, sia individuali sia di branco, vengono padroneggiate completamente dopo un periodo più o meno lungo di apprendistato in cui i giovani prima seguono e osservano la madre o i membri adulti del branco (apprendimento per imitazione), poi prendono parte attiva alla caccia, mettendo in pratica quanto hanno appreso per imitazione e scartando tutte le mosse “sbagliate”, cioè quelle che portano all'insuccesso (apprendimento per prove ed errori). L'apprendimento per prove ed errori ha tuttavia un certo ruolo anche in animali meno evoluti, almeno per quanto attiene al riconoscimento della “qualità” delle prede, se edibili o meno (perfino alcuni Anfibi sono in grado di scartare, dopo alcune prove, prede potenziali che abbiano sperimentato come disgustose o dotate di mezzi efficaci di difesa attiva). I predatori più evoluti (Uccelli e Mammiferi) sono certamente in grado di apprendere le fattezze delle prede ed è probabile che alcuni di essi siano in grado di formarsi “immagini di ricerca”, cioè rappresentazioni mentali delle prede di cui sono alla ricerca e alla percezione delle quali mostrano di reagire con particolare prontezza.

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