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plàncton o plànkton

sm. [sec. XIX; dal francese plancton, dal greco planktón, da plázein, vagabondare]. L'insieme degli organismi che vivono sospesi nelle acque, senza alcun rapporto col fondo. Si distinguono un plancton marino e un plancton d'acqua dolce, alla formazione dei quali partecipano sia animali (zooplancton) sia vegetali (fitoplancton). Il plancton viene ulteriormente suddiviso, in relazione alle dimensioni degli organismi che lo costituiscono, in macroplancton (organismi di dimensioni non inferiori a 1 mm), microplancton (da 76 a 1000 μm), nanoplancton (da 5 a 75 μm) e ultraplancton (organismi inferiori a 5 μm). In rapporto poi al variare di luce e temperatura, si può parlare di epiplancton, che vive negli strati superficiali, e di batiplancton, composto quasi esclusivamente di organismi animali e che popola gli strati al di sotto dei 200 m, dove l'assenza di luce impedisce lo sviluppo delle piante. Costituenti del plancton sono Diatomee, Radiolari, Globigerine, Copepodi, Sifonofori, Ctenofori, larve di Echinodermi, di Policheti, di Molluschi, di Crostacei e uova di pesci. Il galleggiamento a una data profondità degli organismi che non sono in grado di spostarsi orizzontalmente è favorito dalla ricchezza d'acqua nei loro tessuti, da organi particolari ripieni d'aria o di sostanze oleose che ne diminuiscono il peso specifico, oppure da ampie espansioni membranacee a guisa di paracadute. In una data zona la quantità e la qualità di plancton non sono costanti, ma variano secondo le stagioni e a volte anche da un anno all'altro: queste variazioni possono essere influenzate dalla temperatura, dalla salinità e dalla maggiore o minore ossigenazione dell'acqua, dalla presenza di organismi planctofagi o di sostanze inquinanti, ma soprattutto la comparsa o scomparsa di alcune forme è da collegarsi a fenomeni di migrazione, sia verticale sia orizzontale, per i quali hanno un ruolo preponderante le correnti. Nell'economia del mare e delle acque dolci il plancton ha notevole importanza come fonte di alimento: esso infatti costituisce il nutrimento basilare non solo di numerosissime larve, ma anche di pesci che sono oggetto di pesca intensiva (aringhe, sardine, acciughe), nonché di balene, balenottere e squali. Anche l'uomo, sempre più assillato da problemi di sovrappopolamento con conseguente riduzione delle disponibilità alimentari, ha orientato le proprie ricerche verso il plancton che, pur essendo ricco di proteine e di elementi nutritivi, non può essere consumato direttamente a causa dell'estrema tossicità di alcuni suoi costituenti.

G. E. Newell, R. C. Newell, Marine Plankton, Londra, 1963; J. E. G. Raymont, Plankton and Productivity in the Oceans, Londra, 1963; G. Marcuzzi, Ecologia animale, Milano, 1968; L. Festugiere, Le plankton dans la Méditerranée, Marsiglia, 1983.