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samizdat

sm. russo (propr., autoeditoria). Il fenomeno della letteratura clandestina nell'URSS. La diffusione clandestina di opere sgradite al regime e riprodotte in esemplari di fortuna (manoscritti, dattiloscritti, ecc.) cominciò a manifestarsi già nella Russia zarista, ma il fenomeno divenne imponente sotto il regime sovietico. Il samizdat, costituito da materiale eterogeneo e rivolto principalmente all'opinione pubblica, pur intendendo raggiungere ogni persona, senza distinzione di ceti e di idee, restò tuttavia fatalmente estraneo alla massa integrata nel sistema. In tal senso esso fu un movimento di élite, sebbene non tutti i suoi autori fossero scrittori o letterati di professione, ma spesso, in senso lato, uomini di cultura: né soltanto scienziati o studiosi o professionisti, ma persino semplici operai (come Marčenko e Geršuni). Da un esame del contenuto del samizdat risulta evidente la diversità delle forme e dei generi. La produzione propriamente letteraria annovera romanzi, racconti, poemi, lavori teatrali; ma accanto a essa figurano bollettini e periodici a carattere informativo. Funzione preminente del samizdat fu infatti quella di diffondere informazioni taciute o distorte dagli organi ufficiali di comunicazione. Non poca parte della produzione del samizdat è costituita da memoriali, monografie storiche, testimonianze del passato e del presente, cronache diaristiche, trattati, saggi critici, ecc. Carattere occasionale rivestono trascrizioni di verbali di processi, petizioni, appelli, istanze giudiziarie in favore di accusati o di condannati, pamphlets, lettere, referti e perizie mediche (dove si trattava di testimoniare in favore di intellettuali “eterodossi” internati in cliniche psichiatriche). Tra gli autori del samizdat A. Solženicyn (premio Nobel 1970) divenne agli occhi dei dissidenti un caposcuola indiscusso. Tra le molte opere sul tema delle prigioni e dei campi di pena negli anni staliniani, krusceviani e postkrusceviani spiccano Itinerario vertiginoso di E. Ginzburg, Ricordi di E. Olickaja, I racconti della Kolima di V. Šalamov, Infanzia in prigione di P. Jakin, Le mie testimonianze di A. Marčenko, Ricordi e Testamento di N. Mandelštam, omaggio commosso e devoto alla memoria del marito O. Mandelštam. Per la modernità dell'impianto e per l'originalità del taglio si segnalano i romanzi Tutto scorre di V. Grossman e I sette giorni della creazione di V. Maksimov. Tra gli scritti di denuncia più noti all'estero si ricordano Sopravviverà l'Unione Sovietica fino al 1984? e Viaggio indesiderato in Siberia di A. Amalrik. Più espressamente legati alla difesa dei diritti civili sono gli scritti del generale P. Grigorenko, di V. Bukovskij, Ju. Galanskov, V. Fainberg, Ju. Malcev, N. Garbanevskaja, J. Jachimovič, e la produzione a carattere pubblicistico di scienziati quali A. Sacharov, R. Medvedev, V. Čalidze, A. Esenin-Volpin, P. Litvinov. Anche la letteratura religiosa, sia di contenuto filosofico-teologico, sia in difesa dei fedeli e dei sacerdoti perseguitati, occupò un largo settore del samizdat, annoverando nomi quali B. Talentov e A. Levitin-Krasnov. Anche le opere dei grandi pensatori russi del passato, quando furono bandite dalla cultura ufficiale, circolarono nel samizdat, come quelle di molti autori occidentali.