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tòfo

sm. [sec. XIX; dal francese tophus, dal latino tophus, variante di tofus, tufo]. Deposito di urati nella cute, nella sottocute, nel derma, nelle cartilagini articolari ed extrarticolari, nelle borsesierose e nei tendini. I tofi si rilevano nel 13-17% dei casi di gotta cronica e appaiono come noduli di varia grandezza, da un grano di miglio a un'arancia di consistenza prima molle e poi dura di colorito bianco-giallastro. Il loro sviluppo si verifica da 3 a 42 anni dopo il primo accesso gottoso, ma inizia perlopiù entro 10-11 anni. L'entità di formazione dei tofi è direttamente proporzionale alla durata e al grado dell'iperuricemia e dell'alterazione renale. I tofi si localizzano principalmente al padiglione auricolare, ai gomiti, all'alluce, alle mani e al tendine d'Achille. Se le deposizioni tofacee sono localizzate immediatamente sotto la pelle, questa tende ad aprirsi e a liberare un liquido lattiginoso, che all'esame microscopico rivela la presenza di urato cristallino. Nell'evenienza che si formi questa comunicazione cutanea con l'ambiente esterno è possibile una sovrainfezione. I tofi non sono mai presenti a livello di fegato, polmone e milza e compaiono a livello de sistema nervoso centrale solo in rari casi avanzati di gotta.

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