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tipografìa

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Lessico

sf. [sec. XVIII; tipo-+-grafia].

1) Procedimento di stampa con forme rilievografiche in materiale rigido.

2) Stabilimento grafico attrezzato per la stampa tipografica; per estensione, qualsiasi stamperia. § L'attività della tipografia è sottoposta a licenza amministrativa: chi la esercita deve richiedere la licenza, pena l'arresto fino a sei mesi o l'ammenda.

Tecnica: generalità

La tipografia ha avuto origine nel sec. XV con l'introduzione dei caratteri mobili e del torchio tipografico a opera di J. Gutenberg (v. stampa). Oggi la tipografia, nonostante il suo elevatissimo livello di perfezionamento, è certamente in netto declino per il sopravanzare di altri nuovi metodi di stampa, quali specialmente l'offset, più rapido e competitivo, e soprattutto per l'avvento dell'editoria elettronica. La tipografia conserva ancora una certa diffusione nel settore della cosiddetta stampa commerciale (carte intestate, volantini, moduli, formulari ecc.) dove può risultare ancora conveniente anche la composizione linotipica o manuale. Il processo tipografico utilizza forme di stampa con i caratteri in rilievo che possono essere piane o curve: le prime sono utilizzate con macchine piane o pianocilindriche, le seconde con macchine rotative. La prima fase del lavoro tipografico è la composizione del testo, che può essere manuale, semimeccanica, meccanica, e la preparazione dei cliché delle illustrazioni (se presenti), attuata con procedimenti meccanici, fotomeccanici, elettronici sempre con le zone stampanti in rilievo. Si procede quindi alla preparazione della forma, dopo aver controllato l'esattezza della composizione sulle bozze di stampa: ciascuna delle colonne di testo viene disposta, insieme con gli eventuali clichés, a formare la pagina o l'insieme di pagine come previsto dalla progettazione grafica dello stampato e in base al formato della carta. Nel telaio per la stampa la disposizione delle singole pagine segue precisi criteri in rapporto al formato dello stampato: il foglio di stampa, infatti, può contenere una (per esempio nei manifesti) o più pagine per cui, dopo la piegatura, la successione delle pagine deve risultare esatta. Con una forma si stampa solo su di un lato del foglio, per cui per la stampa in bianca e volta occorrono due forme e due passate alla macchina da stampa, se questa è piana o pianocilindrica, oppure due forme montate su cilindri affacciati (come nelle rotative) o su due carri accoppiati (come nelle piane a bobina). La forma di stampa può essere direttamente utilizzata sulle platine e sulle macchine pianocilindriche: in tal caso viene montata sul carro o sul piano portaforma e controllata in modo che le superfici dei caratteri e dei cliché siano tutte allo stesso livello (preavviamento). Nel caso di stampa rotativa si deve provvedere, invece, a trasformare la forma piana in forma curva, adatta a essere montata sui cilindri portaforma: tale duplicazione si esegue con i metodi della galvanotipia oppure della stereotipia, la più usata, mediante i flani (impronte negative della forma) sui quali, dopo averli opportunamente incurvati, si cola del piombo fuso, ottenendo così nuove forme non più piane, ma cilindriche e con gli elementi stampanti nuovamente in rilievo. Le forme, sia piane sia cilindriche, una volta montate sulle macchine corrispondenti, vengono inchiostrate meccanicamente dagli appositi rulli inchiostratori della macchina (inchiostri con leganti a base di oli vegetali per la stampa in piano e a base di oli minerali, più fluidi, per la stampa rotativa), mentre la carta (in fogli se su macchina piana o in bobina se su macchina rotativa) viene portata a contatto della forma con pressione regolata dall'apposito cilindro. Quando i grafismi sono trasferiti dalla forma su un rullo di gomma e da questo al supporto di stampa si ha la stampa tipografica indiretta (detta anche offset a secco o tipografia offset). Le macchine per la stampa tipografica si dividono in: macchine a platina, pianocilindriche, rotative.

Tecnica: macchine a platina

Nelle macchine a platina il foglio di carta viene steso su un piano coperto da uno strato elastico e la forma su di un altro piano, verticale o inclinato; secondo il tipo, entrambi i piani o solo il piano portafoglio ruotano in modo da toccarsi faccia a faccia, cosicché la pressione che esercitano consente l'impressione dei grafismi della forma sul foglio. Le platine, macchine versatili e molto veloci, nelle versioni automatizzate vengono usate soprattutto per piccoli stampati (formato massimo 35×50 cm) con tirature limitate.

Tecnica: macchine pianocilindriche

Nelle macchine pianocilindriche la forma viene portata dal piano di un carro che si muove di moto alternativo mentre il foglio è steso su un cilindro di pressione (che può essere oscillante, ad arresto, a uno o a doppio giro); la stampa avviene sempre durante la fase di avanzamento del carro, mentre la fase di ritorno, a cilindro sollevato, consente il cambio del foglio. Queste macchine sono utilizzabili per ogni formato standard di carta (secondo le dimensioni) e permettono tirature fino a 5000-6000 copie all'ora; tirature più elevate, fino a 20.000 copie all'ora, si ottengono con macchine analoghe provviste di due carri accoppiati che stampano su bobina contemporaneamente in bianca e in volta.

Tecnica: macchine rotative

Nelle macchine rotative la forma da stampa curva è portata da un cilindro (inchiostrato da uno o più rulli); il cilindro portaforma sfiora un secondo cilindro coperto da materiale elastico (cilindro di pressione); la carta passa fra i due cilindri che ruotano in senso opposto. Esistono macchine rotative da foglio con stampa in bianca, in bianca e volta, a più colori: secondo il tipo, varia il numero di coppie di cilindri; i fogli vengono via via inseriti da un idoneo dispositivo mettifoglio. Le macchine rotative da foglio sono adatte per lavori commerciali e per la stampa di riviste e dépliantcon tiratura modesta, potendo stampare fino a 12.000-14.000 copie all'ora. Produzioni assai elevate si ottengono con le macchine rotative da bobina, che possono essere a formato fisso oppure variabile, a bianco e nero oppure a due o più colori; sono le macchine più usate per la stampa tipografica di giornali potendo superare le 80.000 copie all'ora.