Massimo Troisi: dalla Smorfia al Postino, storia di un genio

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Dall'infanzia ai più grandi successi, la vita di Massimo Troisi, uno degli attori napoletani più dotati dei nostri tempi.

Massimo Troisi era noto come il comico dei sentimenti o anche il Pulcinella senza maschera. Qualunque sia il soprannome usato, dietro queste parole si celava uno degli attori più talentuosi della storia del cinema italiano. Comico, regista, sceneggiatore e cabarettista, è da molti considerato l'erede di Eduardo De Filippo e Totò. Insieme a Lello Arena ed Enzo Decaro aveva conquistato il successo sui palchi, prima di esordire al cinema con Ricomincio da tre (1981). Affetto da gravi problemi cardiaci sin dall'infanzia, muore prematuramente nel 1994 a casa della sorella Annamaria, al Lido di Ostia, per un fatale attacco cardiaco, conseguente a febbri reumatiche. Solo il giorno prima aveva terminato la sua ultima pellicola, Il postino. Il 19 febbraio 2023 avrebbe compiuto 60 anni.

Chi era Massimo Troisi

Massimo Troisi nasce a San Giorgio a Cremano il 19 febbraio 1953. Ultimo figlio di sei, con padre ferroviere e madre casalinga, Massimo si trasferisce insieme alla famiglia in una casa in cui condividerà gli spazi con i nonni materni, uno zio, una zia e cinque nipoti. Ancora infante, sua madre spedisce una sua foto alla Mellin, che lo sceglie come testimonial per una campagna pubblicitaria di latte in polvere.

Sin da piccolo soffre di febbre reumatica e sviluppa una grave degenerazione della valvola mitrale, complicata dallo scompenso cardiaco che gli sarà fatale. Durante la sua adolescenza, nonostante i problemi di salute di cui non amava parlare, inizia a scrivere poesie e a dedicarsi al teatro.

Si iscrive all'istituto tecnico per geometri ed esordisce nel teatro parrocchiale della Chiesa di Sant'Anna. Con lui, sul palco, alcuni amici d'infanzia, tra cui Lello Arena. Di carattere timido, Troisi scopre che recitare con le luci della ribalta negli occhi a oscurargli il pubblico, lo fa sentire a suo agio.

Gli inizi in teatro

La carriera di Massimo Troisi inizia nella Chiesa di Sant'Anna. Nel febbraio del 1970 Troisi, assieme a Costantino Punzo, Peppe Borrelli e Lello Arena, mette in scena una farsa di Antonio Petito, 'E spirete dint' 'a casa 'e Pulcinella. Petito è uno degli ultimi grandi Pulcinella napoletani. I ragazzi lo seguono e Troisi intravede nella celebre maschera una forza nuova, ancora nascosta.

Troisi comincia a vestire i panni di Pulcinella in spettacoli domenicali. Ma, deciso a staccarsi dal canovaccio secentesco per entrare negli schemi d'intrattenimento della comicità moderna, decide di portare in scena il proprio materiale.

Si forma il gruppo Rh-Negativo, ai quale si aggiunse qualche tempo dopo Enzo Decaro. Ma il parroco della chiesa di Sant'Anna chiede al collettivo di trovare un palco più consono per parlare di emigrazione, aborto e lotte operaie. Così il gruppo affitta un garage in via San Giorgio Vecchio 31 dove venne fondato il Centro Teatro Spazio.

Nel 1976 il ventitreenne Troisi si sottopose a un intervento alla valvola mitrale a Houston. Persino il quotidiano Il Mattino contribuisce a organizzare una colletta per le spese di viaggio. Dopo l'esito positivo dell'operazione, l'attore riprende l'attività teatrale.

La televisione e “La smorfia”

Nel 1977 il gruppo di artisti con cui Troisi collabora si restringe a Decaro e Arena. Il trio si presenta al San Carluccio di Napoli, che per un improvviso forfait di Leopoldo Mastelloni deve ricorrere a una sostituzione. Lo spettacolo ottiene un grandissimo successo, specialmente tra il pubblico giovanile. Nasce la Smorfia, nome dato al gruppo da Pina Cipriani, direttrice del San Carluccio. Infatti, alla domanda di lei «Ma come vi chiamate?», Troisi risponde proprio con una smorfia.

L'incontro con Enzo Trapani e Giancarlo Magalli porta la Smorfia in tv, al programma televisivo Non stop. Qui mettono in scena una vasta gamma di sketch, in cui vengono presi di mira i più diversi tipi umani e sociali, smarcandosi dagli argomenti più napoletani e agganciandosi alle tematiche sociali più disparate.

Così il trio approda anche a Luna Park, programma del sabato sera condotto da Pippo Baudo. La Smorfia si scioglieranno definitivamente negli anni Ottanta. Come disse Troisi in un'intervista, «La Smorfia mi limitava. Per me che intendo dire tante cose, era come muovermi in un cerchio chiuso. Avrei potuto adagiarmi, tirare avanti per altri 4-5 anni e fare un sacco di soldi».

Il forfait a Sanremo

Un mese prima del suo esordio al cinema, Troisi viene chiamato da Gianni Ravera come ospite comico del Festival di Sanremo. Ma, scottati dal caso Benigni, in Rai non si vede a scelta di buono occhio. I testi che Troisi avrebbe recitato vengono letti e giudicati inappropriati perché avrebbero toccato temi come il presidente Sandro Pertini e i terremotati dell'Irpinia. A ciò va aggiunta l'intenzione dell'attore di improvvisare.

I vertici gli impongono dei tagli che Troisi non accetta e mezz'ora prima della diretta in Eurovisione annulla la sua partecipazione, regalando solo un piccolo spettacolo ai giornalisti accorsi in hotel per intervistarlo.

Il cinema

L'esordio al cinema di Massimo Troisi è figlio di due concomitanze. La prima: il vuoto creativo del cinema degli anni Ottanta. La seconda: l'incontro con Mauro Berardi. Nel 1981 il produttore lo contatta per chiedergli di lavorare insieme e, scartati alcuni lavori, propone a Troisi di scrivere, dirigere e interpretare un film tutto suo. Nel giro di un anno, con l'aiuto di Anna Pavignano, Ottavio Jemma e Vincenzo Cerami, Troisi completa la sceneggiatura di Ricomincio da tre.

I film da regista

Con il tempo, grazie al suo stile inconfondibile, Massimo Troisi unisce mimica e gestualità a riflessioni legate alla società italiana, a Napoli colpita dal terremoto del 1980, al femminismo e alle nuove ideologie. Grazie alla sua autoironia e all'affermazione della soggettività individualista, delinea i tratti dei un antieroe tutto napoletano, vittima dei tempi moderni, che riflette dubbi e preoccupazioni del suo tempo. Lo fa sia come attore che come regista, consegnando alla storia diverse pellicole di successo.

 

Ricomincio da tre

Ricomincio da tre è la storia di Gaetano, un ragazzo desideroso di dare una svolta alla sua vita. Parte per trasferirsi a Firenze a casa di una sua zia. Ci tiene a precisare che non si tratta di un'emigrazione. Infatti, avendo già famiglia, amici e lavoro, non vuole "ricominciare da zero" ma "ricominciare da tre", battuta che dà il titolo al film. Si tratta di una delle opere più importanti di Troisi, in cui si concentrano i fondamentali della sua filosofia artistica. Il film ottenne un grande successo di pubblico e critica, rendendo Troisi la rivelazione della stagione cinematografica italiana.

Morto Troisi, Viva Troisi

Nel 1982, chiamato da Rai 3, all'interno della serie Che fai... ridi?! che presentava la generazione dei nuovi comici italiani, Troisi costruisce il film Morto Troisi, viva Troisi!. Qui inscena la sua morte prematura e fa narrare la sua carriera come postuma, coinvolgendo nel cast anche Roberto Benigni e Lello Arena.

Scusate il ritardo

Scusate il ritardo è la sua seconda pellicola ed esce nel 1983. Con questo film, Troisi dimostra di essere un attore scomodo per il sistema cinematografico perché incostante. Il titolo della pellicola è un riferimento sia al troppo tempo trascorso dal film precedente, del 1981, sia ai diversi tempi dell'amore e alla non sincronia dei rapporti di coppia. Troisi diventa Vincenzo, un uomo impaurito da tutto, indeciso e superficiale in amore. Si tratta di uno dei suoi film più autobiografici perché mette in scena i dubbi e i timori del Troisi-uomo.

Non ci resta che piangere

L'anno successivo arriva Non ci resta che piangere, scritto, diretto e interpretato con Roberto Benigni. La pellicola narra le vicende di due amici che vengono catapultati, per uno strano scherzo del destino, nel lontano 1492. Tra le varie avventure in cui i due si trovano coinvolti, c'è anche il disperato tentativo di impedire la partenza di Cristoforo Colombo e la Colonizzazione delle Americhe. La coppia Troisi-Benigni funziona a tal punto da essere accostata al duo Totò e Peppino.

Le vie del signore sono finite

Nel 1986 Troisi dirige Le vie del Signore sono finite. Ambientato durante il fascismo, il film segna una chiara evoluzione artistica nella qualità della regia e nell'uso della macchina da presa. Troisi interpreta il ruolo di Camillo Pianese, un invalido "psicosomatico", assistito dal fratello Leone (l'inseparabile amico di sempre Marco Messeri), lasciato dalla sua donna e che si trova a consolare un suo amico, malato autentico e innamorato della stessa donna senza essere ricambiato.

Pensavo fosse amore e invece era un calesse

Questo è l'ultimo film scritto, diretto e interpretato da Massimo Troisi. Al suo fianco sul set ci sono Francesca Neri e Marco Messeri. Il tema: solo ed esclusivamente l'amore. Troisi analizza i sentimenti della coppia moderna e le difficoltà di portare avanti un legame tra un uomo e una donna.

I film da attore

Massimo Troisi inizia la sua carriera come attore, ruolo che porterà avanti fino alla fine, celebrandolo con Il Postino. Tuttavia, nel corso della sua carriera, l'attore napoletano collabora anche con altri registi: Lodovico Gasparini, Cinzia Th Torrini ed Ettore Scola.

No grazie, il caffè mi rende nervoso

Gli organizzatori del "Primo festival nuova Napoli" tremano: le minacce d'un maniaco omicida, sedicente Funiculì Funiculà, si tramutano più volte in cruente realtà, finché qualcuno, posto sulle sue tracce e spalleggiato dalle forze dell'ordine, riuscirà a fermarlo inchiodandolo di fronte alle sue demenziali responsabilità. Per No grazie, il caffè mi rende nervoso, Troisi collabora con Ludovico Gasparini.

Hotel Colonial

Hotel Colonial è un film del 1987 diretto da Cinzia Th Torrini. Racconta di Marco e di una telefonata ricevuta nel cuore della notte, in cui  la cognata lo avverte che Luca, suo fratello ex-terrorista scomparso da tempo in Colombia, è morto suicida. Da New York Marco prende il primo aereo e va in Sud America per riportare a casa il corpo del fratello. Ma giunto a destinazione Marco scopre che il morto non è suo fratello e si mette alla sua ricerca. Troisi interpreta un traghettatore napoletano emigrato in Sudamerica che aiuta il protagonista nella ricerca del fratello.

Splendor

Considerata una delle opere peggiori di Scola, in questo film Troisi interpreta Luigi, sognatore incapace di comprendere perché la gente non va più al cinema. Nel film recita accanto a Marcello Mastroianni, che ritroverà sul set di Che ora è.

Il Postino

Il postino è il film del cuore di Massimo Troisi. Ispirato al romanzo Il postino di Neruda (Ardiente paciencia) dello scrittore cileno Antonio Skármeta, racconta la storia di Mario Ruoppolo, portalettere incaricato di consegnare corrispondenza solo a Pablo Neruda. Il poeta si è rifugiato sull'isola perché perseguitato. Tra i due nasce una bella amicizia, che coinvolgerà l'amore, la passione politica e l'amore per la propria terra.

Girato a Procida, viene presentato proprio in un locale dell'isola, come ringraziamento alla popolazione e alla sua calda accoglienza. All'evento Troisi non ci sarà perché morirà poche ore dopo la fine delle riprese.

La morte di Troisi

Massimo Troisi soffre per problemi cardiaci sin dall'infanzia. A questa tematica, comune all'amico di sempre Pino Daniele, dedica la poesia 'O ssaje comme fa 'o core, musicata dallo stesso Daniele. Muore nel 1994 per un attacco cardiaco, conseguenza delle febbri reumatiche di cui soffriva. Le sue spoglie sono conservate nel Cimitero di San Giorgio a Cremano insieme a quelle della madre e del padre.

Citazioni di Troisi

  • «Io non leggo mai, non leggo libri, cose... pecché che comincio a leggere mo' che so' grande? Che i libri so' milioni, milioni, non li raggiungo mai, capito? pecché io so' uno a leggere, là so' milioni a scrivere, cioè un milione di persone e io uno mentre ne leggo uno... ma che m'emporta a me?»
  • «Io non mi piaccio mai. Sono talmente autocritico, che non mi suicido per non lasciare un biglietto che mi sembrerebbe ridicolo».
  • «Penso, sogno in napoletano, quando parlo italiano mi sembra di essere falso».
  • «Si è più registi prima di andare a dormire, quando si va in bagno, parlando con la propria moglie, piuttosto che sul set».
  • «Sono nato in una casa con 17 persone. Ecco perché ho questo senso della comunità assai spiccato. Ecco perché quando ci sono meno di 15 persone mi colgono violenti attacchi di solitudine».
  • «Adesso vengono i giornalisti e mi chiedono: «Troisi, tu che ne pensi di Dio?», «Troisi, come si possono risolvere i problemi di Napoli?», «Troisi, come si può esprimere la creatività giovanile?». Ma che è? Pare che invece ca 'nu film agg' fatto i dieci comandamenti».