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L'arte del '800

Francia

Carattere di particolare aderenza alla vita politica nazionale ebbe l'arte del romanticismo francese, le cui premesse erano già ravvisabili nell'attività dei pittori neoclassici Ingres e David . Ma fu Géricault a esprimere attraverso un'impostazione formale classica la sua sensibilità drammatica e il suo titanico patetismo, mentre dopo di lui Delacroix realizzò un definitivo distacco dalla forma classica. Le aspirazioni sociali e gli esiti moderati della rivoluzione di luglio indirizzarono da un lato Honoré Daumier (1803-79) alla satira politica e antiborghese, dall'altro i paesaggisti della scuola di Barbizon a effondere il desiderio di rinascita sociale e spirituale nel contatto diretto con la natura e la sua forza vitale.

Jean-Louis-Théodore Géricault

Jean-Louis-Théodore Géricault (Rouen 1791 - Parigi 1824), pittore, disegnatore e litografo, ottenne grande successo al Salon del 1812 con l'Ufficiale dei cacciatori a cavallo durante la carica (Parigi, Louvre) e nel 1814 con il Corazziere ferito (Rouen, Musée des Beaux-Arts). Nel 1818, traendo ispirazione dal naufragio della fregata Méduse, avvenimento che aveva fatto molto scalpore, anche per il sospetto di cannibalismo tra i naufraghi, cominciò a dipingere la gigantesca (35 m2) Zattera della Medusa (Parigi, Louvre). L'opera, preceduta da innumerevoli studi preparatori (bellissime le copie dal vero di pezzi anatomici provenienti dall'ospedale Beaujon), ricca di suggestione romantica per la gamma livida e cupa e per la violenta drammaticità, mostra un realismo straordinario nell'osservazione penetrante dei particolari. Eseguì interessanti schizzi per grandi quadri mai eseguiti, in cui si esprimevano i suoi ideali di libertà e democrazia: La tratta dei negri, La liberazione delle vittime dell'Inquisizione, La guerra d'indipendenza greca. L'interesse per la psichiatria sociale lo indusse a dipingere dieci quadri sulla pazzia (ne rimangono 5, fra cui: Alienato con monomania della gloria militare e Alienato con mania del gioco, 1822-23, Parigi, Louvre).

Eugène Delacroix

Eugène Delacroix (Charenton-St-Maurice 1798 - Parigi 1863) fu caposcuola della pittura romantica francese, dipinse opere di grande libertà fantastica e d'intensa potenza espressiva, caratterizzate dal colore denso e acceso che influì notevolmente sul sorgere dell'impressionismo.

Nel 1822 espose al Salon la Barca di Dante (1822, Parigi, Louvre), conseguendo un enorme successo. Il Massacro di Scio (1822, Parigi, Louvre) e la Morte di Sardanapalo (1827, Parigi, Louvre) risvegliarono l'interesse del pubblico, ma indignarono i classicisti. La rivoluzione di luglio del 1830 che portò al trono Luigi Filippo di Orléans, suo protettore, aprì il suo periodo migliore: La Libertà che guida il popolo (1830, Parigi, Louvre), esposta al Salon del 1831, venne acquistata dallo Stato. Il viaggio compiuto nel 1832 in Marocco (per un negoziato diplomatico), in Algeria e nella Spagna meridionale gli suggerì innumerevoli spunti e una nuova visione del colore (Donne d'Algeri, 1834, Parigi, Louvre; Il caid marocchino, 1837, Nantes). Dal 1833 si dedicò anche alle grandi decorazioni: il Salon du Roi e la biblioteca del Palazzo Borbone (1833-47), la biblioteca del Palazzo del Lussemburgo (1840-47), il soffitto della galleria di Apollo al Louvre (1850-51), il soffitto del Salon de la Paix nell'Hôtel de Ville (1852-54, distrutto nel 1871). Lasciò anche litografie, disegni, acquerelli. La sua pittura, complessa e ricca di sapienza, di cultura storica specifica e di profondi legami con la politica, la letteratura, la musica, la filosofia e la scienza del suo tempo, è l'espressione di un modo di vedere, di sentire e di pensare in tutto romantico.

La scuola di Barbizon

Anche se viene designata con il termine di "scuola", prendendo il nome dal villaggio di Barbizon situato ai margini della foresta di Fontainebleau, dove alcuni artisti si erano stabiliti (1830-50) e altri si recavano a lavorare, questa corrente artistica non fu mai una scuola vera e propria, ma piuttosto un gruppo legato dallo stesso desiderio di dipingere paesaggi naturalistici. Vi appartennero Théodore Rousseau (1812-67), il maggiore esponente, considerato uno dei maggiori paesaggisti francesi, di lirica sensibilità malinconica e di profondo impegno morale; inoltre Charles Jacque (1813-94), Wigile-Narcisse Díaz de La Peña (1808-76), Jules Dupré (1811-89), Constant Troyon (1810-65), Charles-François Daubigny (1817-78). I maestri di Barbizon furono accomunati dall'uso di una gamma cromatica molto esigua con preferenza per i neri e i bruni.

Un'attenzione al mondo contadino fu particolare di Jean-François Millet (Gruchy 1814 - Barbizon 1875) che rispondeva a un manifesto intento sociale e umanitario (Il seminatore, 1850, Boston, Museum of Fine Arts; Le spigolatrici, 1857; L'Angelus ,1858-59, entrambi a Parigi, Louvre).

Jean-Baptiste-Camille Corot

Jean-Baptiste-Camille Corot (Parigi 1796-1875) è considerato uno dei rappresentanti della scuola di Barbizon per l'interesse al paesaggio, ma se ne differenzia per un diverso atteggiamento nei confronti della società e della natura. Fondamentali furono i soggiorni italiani: il primo a Roma (1825-28), che lo attrasse con gli antichi monumenti e con il paesaggio della campagna romana; il secondo in Toscana, a Genova e a Venezia nel 1834. Nelle opere di questo periodo (Veduta di Firenze, Veduta di Tivoli, Parigi, Louvre) la luminosità, quasi impalpabile pulviscolo, crea un'armonia tonale e nel contempo esalta i valori plastici. Corot conservò sempre interesse per la mitologia e fuse nella visione "affettuosa" dei suoi paesaggi la presenza di ninfe, pastori e divinità (Omero e i pastori, Bagno di Diana). Dipinse anche figure considerate tra le sue opere più significative (Autoritratto, Italiana seduta, La donna con la perla, Parigi, Louvre). Negli ultimi anni di vita, dipinse antichi monumenti e vedute di paesaggi (Ponte di Nantes, 1870; Il campanile di Donai, 1871; Interno della cattedrale di Sens, 1874; tutti a Parigi, Louvre), che per vibrante atmosfera furono determinanti sulla pittura degli impressionisti.

Gustave Courbet

Gustave Courbet (Ornans, Franca Contea 1819 - La Tour-de-Beilz, Vaud 1877) nel 1844 partecipò per la prima volta al Salon con l'autoritratto Courbet col cane nero (1842, Parigi, Petit Palais) e cominciò a definire la sua arte realista in contrasto coi neoclassici e i romantici. Nel 1847 l'autoritratto L'uomo con la pipa (Montpellier, Museo) venne rifiutato al Salon e avviò le polemiche sulla sua arte. Nel 1855, poiché la giuria dell'Esposizione Universale rifiutò L'atelier del pittore (Parigi, Louvre), Courbet allestì una mostra di quaranta quadri in un edificio fatto costruire a sue spese, il Pavillon du Réalisme. Il catalogo da lui redatto contiene il celebre Manifeste du réalisme e le sue teorie sull'arte. Arrestato per la sua partecipazione alla Comune di Parigi, si rifugiò in Svizzera, dove morì. Negli ultimi anni dipinse luminose marine, paesaggi, animali, scene venatorie che influenzano gli impressionisti.

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