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Il sistema mondo

Il problema del sottosviluppo

A vent'anni e passa dal Rapporto Brandt il divario tra Nord e Sud del pianeta resta , per quanto ridimensionato e aggiornato (vedi al paragrafo 1.2.4), il principale squilibro geoeconomico del mondo d'oggi.Prima di Brandt, il problema era già stato inquadrato in sede teorica da economisti, sociologi, storici e geografi, e affrontato dal punto di vista pratico con massicci aiuti economici ai paesi poveri, aiuti che si sono però spesso rivelati inefficaci, se non controproducenti, per gli stessi Stati beneficiari. Nell'ultimo decennio s'è quindi fatta strada l'esigenza non solo di rivedere i criteri di misurazione dello sviluppo, ma anche di mettere a punto politiche d'intervento mirate, tese cioè a rispondere ai bisogni effettivi delle realtà locali e di mobilitare le risorse della società civile.

  • Le teorie dello sviluppo economico

Fatta piazza pulita del rozzo determinismo naturalistico alla base delle interpretazioni del sottosviluppo, retaggio del periodo coloniale (ostili condizioni climatiche e ambientali, mancanza di risorse minerarie, inferiorità culturale dei popoli colonizzati), le analisi su sviluppo e sottosviluppo si focalizzano sui meccanismi che presiedono allo sviluppo economico e sulle loro eventuali anomalie di funzionamento.

Una prima teoria, di matrice liberista, si deve all'economista americano Walt W. Rostow. Questi interpreta lo sviluppo come un unico processo evolutivo che tutti i paesi devono percorrere e che è scandito da cinque tappe o stadi della crescita economica: quello della società tradizionale, a base agricola e a basso livello tecnologico, quello di preparazione delle condizioni per l'industrializzazione, quello del decollo (take off) industriale, quello della maturità tecnologica , durante il quale si consolida e allarga la base produttiva, infine quello dei consumi di massa, proprio delle società avanzate. Evidenziando come tutte le principali economie mondiali abbiano attraversato, in epoche diverse, le stesse tappe (fig. 1.3.2), Rostow riconduce il sottosviluppo a un semplice ritardo nelle fasi centrali del processo d'industrializzazione (prerequisiti e decollo), senza tuttavia approfondirne le cause.L'idea di "sfasatura temporale" è presente anche nella teoria del russo-americano Alexander Gerschenkron , che qualifica il sottosviluppo come "arretratezza relativa ", ossia come "distacco" che i paesi in via di sviluppo debbono colmare rispetto a quelli già industrializzati (first comers), ma, al tempo stesso, anche come opportunità che i nuovi arrivati (last comers) hanno di sfruttare le innovazioni tecnologiche dei loro predecessori sulla via dell'industrializzazione.Meno ottimista è l'approccio dello svedese Gunnar Myrdal, premio Nobel per l'economia nel 1974, che, partendo da un'impostazione aperta alle problematiche sociali, vede nel sottosviluppo un prodotto del libero gioco delle forze di mercato (principio di causazione circolare cumulativa degli squilibri economici), i cui effetti indesiderabili possono essere corretti soltanto mediante politiche pubbliche d'intervento nelle aree arretrate.

Su posizioni decisamente radicali si colloca la teoria dello scambio ineguale, proposta dagli studiosi marxisti di lingua francese Arghiri Emmanuel e Samir Amin . Secondo questa teoria, il sottosviluppo sarebbe un portato inevitabile dell'accumulzione capitalistica, tendente, per propria dinamica interna, al "superfruttamento" dei paesi più poveri da parte di quelli più ricchi, sicché il divario tra queste due realtà non può esser eliminato se non nel quadro di un nuovo ordine economico internazionale che preveda il superamento del capitalismo.

  • L'indice di sviluppo umano (ISU)

Già negli anni '70, ma soprattutto negli anni '80, è maturata da più parti la consapevolezza che lo sviluppo non può essere ridotto a un processo di mera natura economica, ma che implichi una pluralità di aspetti ­ storici, culturali, giuridici, politici, sociali, sanitari e quant'altro ­ da considerare nel loro insieme. Da tale consapevolezza scaturisce l'istanza, peraltro segnalata dallo stesso Rapporto Brandt, di affiancare agli indicatori quantitativi dello sviluppo fino ad allora utilizzati (reddito pro capite, tasso di crescita demografica ed economica, consumi calorici ed energetici per abitante, investimenti nel campo dell'innovazione scientifica e tecnologica ecc.) un indicatore di tipo qualitativo in grado di rilevare la complessità del fenomeno. A partire dal 1990 viene così introdotto dall'ONU un nuovo parametro statistico, denominato indice di sviluppo umano (ISU), risultante dalla combinazione di tre componenti: il livello di salute, misurato in base alla speranza di vita alla nascita, il livello d'istruzione, a sua volta composto dall'indice d'alfabetizzazione degli adulti e da quello di scolarizzazione giovanile, e dal Prodotto interno lordo (PIL) per abitante, ponderato sul potere d'acquisto reale della popolazione. I valori dell'ISU, compresi tra un minimo di 0 e un massimo di 1 (tab. 1.3.3), danno una rappresentazione più precisa del tenore di vita dei diversi paesi se raffrontati con quelli relativi alle classi di reddito (tab. 1.3.4).

  • Le politiche di sviluppo

Le politiche pubbliche in favore dei paesi del Terzo e Quarto Mondo prendono corpo all'inizio degli anni '60, proclamati dall'ONU primo "decennio per lo sviluppo". Gli strumenti d'intervento di volta in volta utilizzati nei due decenni successivi sono molteplici: dalla concessione di prestiti agevolati da parte di agenzie internazionali come la Banca Mondiale, ai programmi di aiuti diretti da parte di Stati e altri organismi sovranazionali, al varo di progetti di modernizzazione nel settore agricolo, come la "rivoluzione verde" promossa dalla FAO, ad accordi bi- e multilaterali d'assistenza tecnica e di cooperazione economica, al finanziamento d' infrastrutture e opere pubbliche. A questa mobilitazione di risorse, in termini di trasferimento di tecnologie e soprattutto di capitali, da parte dei paesi ricchi verso i paesi poveri solo in rari casi, come in quello delle "tigri" asiatiche, ha corrisposto l'attivazione di processi di sviluppo autonomo, mentre in generale si è manifestata la tendenza a un indebitamento crescente dei PVS e, spesso, alla distrazione degli aiuti verso spese militari o a vantaggio di gruppi sociali privilegiati.

A ciò è corrisposto nell'ultimo decennio del XX secolo un rallentamento nell'erogazione di aiuti destinati ai paesi più poveri, tanto più che parte di tali aiuti sono stati dirottati verso i paesi in transizione dell'Europa dell'Est e dell'ex URSS, accompagnato da maggiori controlli circa l'efficacia dei progetti e gli effettivi destinatari. Un contributo importante in questa direzione viene dalle ONG (Organizzazioni Non Governative) operanti nel campo della cooperazione internazionale attraverso numerosi microprogetti elaborati e realizzati a diretto contatto con le realtà locali.In Italia la cooperazione allo sviluppo fa capo a un'apposita direzione del Ministero degli Affari Esteri (sito Internet: www.ice.it/mae/xvi), col quale collaborano circa 150 ONG italiane, tra loro collegate in cinque coordinamenti (sito Internet: www.retelilliput.it/lllpt-collegamenti/coop.asp).

 

Tab. 1.3.3: Indice di sviluppo umano (ISU)

Tabella Tabella 1.3.3 Indice di sviluppo umano (ISU)

postopaesivalori
Ad alto sviluppo umano 0,908
1CANADA0,935
2NORVEGIA0,934
3USA0,929
4AUSTRALIA0,929
5ISLANDA0,927
6SVEZIA0,926
7BELGIO0,925
8PAESI BASSI0,925
9GIAPPONE0,924
10REGNO UNITO0,918
11FINLANDIA0,917
12FRANCIA0,917
13SVIZZERA0,915
14GERMANIA0,911
15DANIMARCA0,911
16AUSTRIA0,908
17LUSSEMBURGO0,908
18IRLANDA0,907
19ITALIA0,903
20NUOVA ZELANDA0,903
21SPAGNA0,899
22CIPRO0,886
23ISRAELE0,883
24SINGAPORE0,881
25GRECIA0,875
26Hong Kong (CINA)0,872
27MALTA0,865
28PORTOGALLO0,864
29SLOVENIA0,861
30BARBADOS0,858
31COREA DEL SUD0,854
32BRUNEI0,848
33BAHAMA0,844
34CECA, Repubblica0,843
35ARGENTINA0,83736
36KUWAIT0,836
37ANTIGUA E BARBUDA0,833
38CILE0,826
39URUGUAY0,825
40SLOVACCHIA0,825
41BAHREIN0,820
42QATAR0,819
43UNGHERIA0,817
44POLONIA0,814
45EMIRATI ARABI UNITI0,810
46ESTONIA0,801
A medio sviluppo umano 0,673
47SAINT KITTS E NEVIS0,798
48COSTA RICA0,797
49CROAZIA0,795
50TRINIDAD E TOBAGO0,793
51DOMINICA0,793
52LITUANIA0,789
53SEICELLE0,786
54GRENADA0,785
55MESSICO0,784
56CUBA0,783
57BIELORUSSIA0,781
58BELIZE0,777
59PANAM�0,776
60BULGARIA0,772
61MALAYSIA0,772
62RUSSIA0,771
63LETTONIA0,771
64ROMANIA0,770
65VENEZUELA0,770
66FIGI0,769
67SURINAME0,766
68COLOMBIA0,764
69MACEDONIA0,763
70GEORGIA0,762
71MAURIZIO0,761
72LIBIA0,760
73KAZAKISTAN0,754
74BRASILE0,747
75ARABIA SAUDITA0,747
76THAILANDIA0,745
77FILIPPINE0,744
78UCRAINA0,744
79SAINT VINCENT E GRENADINE0,738
80PER�0,737
81PARAGUAY0,736
82LIBANO0,735
83GIAMAICA0,735
84SRI LANKA0,733
85TURCHIA0,732
86OMAN0,730
87DOMINICANA, Repubblica0,729
88SAINT LUCIA0,728
89MALDIVE0,725
90AZERBAIGIAN0,722
91ECUADOR0,722
92GIORDANIA0,721
93ARMENIA0,721
94ALBANIA0,713
95SAMOA0,711
96GUYANA0,709
97IRAN0,709
98KIRGHIZISTAN0,706
99CINA0,706
100TURKMENISTAN0,704
101TUNISIA0,703
102MOLDAVIA0,700
103SUDAFRICA0,697
104EL SALVADOR0,696
105CAPO VERDE0,688
106UZBEKISTAN0,686
107ALGERIA0,683
108VIETNAM0,671
109INDONESIA0,670
110TAGIKISTAN0,663
111SIRIA0,660
112SWAZILAND0,655
113HONDURAS0,653
114BOLIVIA0,643
115NAMIBIA0,632
116NICARAGUA0,631
117MONGOLIA0,628
118VANUATU0,623
119EGITTO0,623
120GUATEMALA0,619
121SALOMONE0,614
A basso sviluppo umano 0,471
122BOTSWANA0,593
123GABON0,592
124MAROCCO0,589
125MYANMAR0,585
126IRAQ0,583
127LESOTHO0,569
128INDIA0,563
129GHANA0,556
130ZIMBABWE0,555
131GUINEA EQUATORIALE0,555
132SAO TOM� E PR�NCIPE0,547
133PAPUA NUOVA GUINEA0,542
134CAMERUN0,528
135PAKISTAN0,527
136CAMBOGIA0,512
137COMORE0,510
138KENYA0,508
139CONGO0,507
140LAOS0,484
141MADAGASCAR0,483
142BHUTAN0,483
143SUDAN0,477
144NEPAL0,474
145TOGO0,471
146BANGLADESH0,461
147MAURITANIA0,451
148YEMEN0,448
149GIBUTI0,447
150HAITI0,440
151NIGERIA0,439
152CONGO, Rep. Dem.0,430
153ZAMBIA0,420
154COSTA D'AVORIO0,420
155SENEGAL0,416
156TANZANIA0,415
157BENIN0,411
158UGANDA0,409
159ERITREA0,408
160ANGOLA0,405
161GAMBIA0,396
162GUINEA0,394
163MALAWI0,385
164RUANDA0,382
165MALI0,380
166CENTRAFRICANA, Repubblica0,371
167CIAD0,367
168MOZAMBICO0,341
169GUINEA BISSAU0,331
170BURUNDI0,321
171ETIOPIA0,309
172BURKINA FASO0,303
173NIGER0,293
174SIERRA LEONE0,273

Tab. 1.3.4: Indice di sviluppo umano per regioni e livelli di sviluppo

Tabella Tabella 1.3.4 Indice di sviluppo umano per regioni e livelli di sviluppo

Paesi in via di sviluppo (PVS)0,641
Paesi sottosviluppati0,435
Paesi Arabi0,635
Asia Orientale0,716
Asia Orientale (esclusa Cina)0,649
America Latina e Caraibi0,758
Asia Meridionale0,560
Asia Meridionale (esclusa India)0,550
Asia Sudorientale e Pacifico0,691
Africa Subsahariana0,464
Europa Orientale e paesi ex sovietici0,777
Paesi OCSE0,893
Paesi ad alto reddito0,920
Paesi reddito medio0,750
Paesi a basso reddito0,502
Mondo0,712

Media

Figura 1.3.2

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