Estetismo e simbolismo: Rilke e Trakl

Rilke, "angelo" e "Orfeo" della poesia novecentesca

Rainer Maria Rilke (Praga 1875 - Montreux 1926) fu tra i maggiori rappresentanti del movimento neoromantico e simbolista nei paesi di lingua tedesca.

La vita

Figlio unico di un ispettore ferroviario e di una madre eccentrica, che amava da piccolo vestirlo di abiti femminili, Rilke crebbe a Praga nell'ambito della comunità di lingua tedesca. Nel 1886 il padre lo mandò alle scuole militari di Sankt Pölten, prima, e di Mährisch-Weisskirchen poi, dalle quali venne però congedato nel 1891 a motivo della sua salute cagionevole. Trasferitosi a Vienna nel 1892, preparò e sostenne privatamente l'esame di maturità (1895). Nel 1897 passò a Monaco di Baviera, dove conobbe Lou Andreas-Salomé, già amica di Nietzsche e più tardi allieva di Freud, la quale lo aiutò e confortò nei suoi primi passi d'artista. Avendo rinunciato a esercitare una professione, Rilke si trovò nella necessità di cercare mecenati che gli consentissero di dedicarsi esclusivamente all'attività poetica. Dopo un soggiorno a Firenze nell'aprile-luglio del 1898 (di cui è un preciso resoconto il Diario fiorentino, Florenzer Tagebuch, 1942, postumo), intraprese in compagnia di Lou due viaggi in Russia (1899 e 1900), che, mettendolo a contatto con una realtà per lui assolutamente nuova, determinarono un rivolgimento in senso mistico-religioso della sua visione del mondo, cui contribuirono anche i due incontri avuti con Tolstoj. Già in Russia cominciò a lavorare al Libro d'ore (Das Stundenbuch, 1905), al quale attese fino al 1903; contemporaneamente scrisse le brevi prose Del buon Dio e altro (Vom lieben Gott und Anderes, 1900), generalmente note con il titolo della seconda edizione, Storie del buon Dio (Geschichten vom lieben Gott, 1904). Di ritorno dalla Russia, si stabilì a Worpswede, nella campagna di Brema, in una colonia di artisti figurativi, dove conobbe e sposò la scultrice Clara Westhoff, dalla quale divorziò dopo appena un anno (1902). Si trasferì quindi a Parigi, dove fu segretario privato dello scultore Rodin. Il soggiorno in questa capitale dell'aborrita civiltà meccanica fu per lui traumatico e trovò espressione nel romanzo I quaderni di Malte Laurids Brigge (Die Aufzeichnungen des Martes Lauris Brigge, 1910), che Rilke definì lo “spartiacque” della propria produzione letteraria. Dopo la parentesi di un viaggio in Scandinavia (1904-5), Rilke lasciò Parigi nel 1911 per visitare l'Egitto, la Spagna, l'Italia: qui, a Duino sul mar Adriatico, incominciò nel 1912 la composizione delle Elegie duinesi (Duineser Elegien, 1923), che portò a compimento solo un decennio più tardi. Durante la prima guerra mondiale risiedette a Monaco; dopo vari soggiorni presso facoltosi mecenati, si stabilì infine (1921) nel castello di Muzot, in Svizzera, presso il suo ricco ammiratore W. Reinhart. Nel 1925 si ammalò di leucemia e morì l'anno seguente, dopo atroci sofferenze.

L'opera

Esauritisi i primi tentativi poetici, narrativi e teatrali, condotti ancora sotto l'influsso del naturalismo, l'ispirazione di Rilke assunse, soprattutto dopo i viaggi in Russia, il suo tipico carattere soggettivo e visionario, evidente già nella raccolta giovanile In festa di me stesso (Mir zu Feier, 1899). Allo stesso periodo, benché pubblicato soltanto nel 1907, risale il racconto La canzone d'amore e di morte dell'alfiere Christoph Rilke (Die Weise von Liebe und Tod des Cornets Christoph Rilke), che ebbe grande successo di pubblico, soprattutto tra i soldati della prima guerra mondiale. L'opera più significativa della prima fase della produzione di Rilke è Il libro d'ore, un trittico poetico il cui fittizio autore è un monaco russo. Nel primo “libro”, Della vita monastica (Vom mönchischen Leben), si esprime l'anelito appassionato di un'anima che invoca e cerca Dio; nel secondo, Del pellegrinaggio (Von der Pilgerschaft), si assiste a un viaggio mistico attraverso il mondo inteso come foresta di simboli; nel terzo, Della povertà e della morte (Von der Armut und von dem Tode), Iddio, di cui s'invoca l'irruzione nella “tenebra petrosa” della vita, si annuncia nella povertà e soprattutto nella morte “grande”, accettata e agognata. Resta il dubbio, a parere di molti critici, se lo spirito che anima la suggestiva e immaginifica lirica rilkiana sia effettivamente cristiano o non, piuttosto, una metafora della solitudine moderna rivestita di moduli letterari desunti dalla mistica cristiana. Un contrappeso sereno e lievemente ironico al Libro d'ore è costituito dalle tredici Storie del buon Dio. In esse il raffinato estetismo dell'autore sembra volersi prendere benevolmente gioco delle antiche favole slave e italiane cui perlopiù si rifà. Opera a sé, isolata e profondamente originale all'interno della produzione rilkiana, sono i Quaderni di Malte Laurids Brigge. Documento dell'angoscia esistenziale da cui l'autore si sentì attanagliare a Parigi, essi hanno la forma di un diario in cui, accanto ai fatti della vita presente, vengono registrati pensieri, riflessioni, ricordi d'infanzia. Lo scrivente (che intende essere l'alter ego dell'autore), è un giovane danese che, nella capitale francese, vive su sé stesso l'estrema decadenza della nobile famiglia di cui è l'ultimo discendente. Temperamento poetico, abituato fin dall'infanzia a sognare a occhi aperti, Malte Laurids Brigge è pronto a cogliere anche nel fatto più insignificante (per esempio, la visione di un edificio in demolizione) tutto l'orrore del mondo; e ogni esperienza, ogni sofferenza incontrata, ogni angoscia gli addita un possibile esito mistico. Quanto di autobiografico sia nel romanzo risulta chiaro già dalla circostanza che intere lettere dell'autore vi sono state inserite senza o con pochi ritocchi. Il procedimento analitico con cui Rilke, muovendo dal mondo esterno, penetra nel proprio inconscio e lo scruta, si avvicina per certi aspetti alla tecnica narrativa di Proust.

Le ultime composizioni poetiche, i Sonetti a Orfeo (Sonette an Orpheus, 1923) e le Elegie duinesi, segnano una svolta positiva nella sua visione del mondo e rappresentano altresì il culmine della sua arte poetica. Il ciclo d'Orfeo, che riutilizza con una certa libertà la forma tradizionale del sonetto, può considerarsi una celebrazione della creazione poetica; le elegie invece, altrettanto libere nella loro struttura, sono un tentativo di tendere all'estremo il linguaggio fino a farne strumento di raffigurazione del sovrumano. Spesso oscure, dense di enigmatiche figure come gli “angeli” più volte evocati, le elegie sono sospese tra il mondo umano e quello ultraterreno, che paiono doversi considerare come due semplici aspetti di un'unica realtà cui ogni uomo è in grado di accedere. La sgargiante ricchezza di immagini che caratterizzava la prima fase della poesia di Rilke subisce nell'ultimo periodo da un lato una rarefazione e un raffinamento formali, dall'altro un'accentuata interiorizzazione lirica che grande influsso esercitò sulla lirica europea tra le due guerre mondiali.