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L'età barocca e Bach

Il melodramma

Nel Seicento l'opera costituì un'arte diversificata, ma pressoché totalmente italiana. Dopo F. Cavalli, fu un contemporaneo di Corelli, Bernardo Pasquini (Massa, Pistoia 1637 - Roma 1710), celebre organista in diverse chiese e clavicembalista da camera, a realizzare una discreta produzione teatrale: l'opera Dov'è amore è pietà inaugurò il Teatro Capranica di Roma (1679).

Al gusto composito che dominò la seconda metà del Seicento (al quale contribuirono anche le opere di A. Scarlatti, una delle maggiori figure a cavallo fra i due secoli) reagirono due librettisti geniali: A. Zeno e soprattutto P. Metastasio, i cui 27 "drammi per musica" (1723-71) ebbero tale fortuna da essere musicati in circa 900 opere. Riportando l'opera a maggiore dignità letteraria, Metastasio finì per sancire definitivamente la separazione tra musica e dramma, confinando l'azione nei recitativi (che venivano per lo più liquidati sbrigativamente dai compositori con un formulario convenzionale) e facendo sì che l'interesse musicale si concentrasse nelle arie.

Zeno e Metastasio

Apostolo Zeno (Venezia 1668-1750) fondò nel 1691 l'Accademia degli Animosi, annessa nel 1698 all'Arcadia. Riscosse il primo successo come librettista con Gl'inganni felici (1695). Nel 1710, con il fratello Pier Caterino, S. Maffei e A. Vallisnieri, fondò il "Giornale de' letterati d'Italia" e dal 1718 al 1729 fu poeta di corte a Vienna. Personalità versatile, di cultura eclettica e dai molteplici interessi, nei suoi libretti cercò di ispirarsi alla linearità drammatica della tragedia classica, pur preoccupandosi di soddisfare le peculiari esigenze della musica. Zeno ridusse al minimo i personaggi e le azioni collaterali (in particolare, abolendo i ruoli buffi), limitò il numero delle scene, predilesse i soggetti storici; i suoi libretti (una quarantina, oltre a una ventina di azioni sacre), di cui alcuni scritti in collaborazione con P. Pariati, furono musicati infinite volte e da autori quali G.B. e A.M. Bononcini, J.J. Fux, B. Galuppi, G.F. Händel, J.A. Hasse, G.B. Pergolesi, N. P. Porpora, A. Scarlatti, A. Vivaldi ecc. sino ai primi decenni dell'Ottocento.

Pietro Metastasio, propriamente Pietro Trapassi (Roma 1698 - Vienna 1782), figlio del commerciante assisiate F. Trapassi, fu notato dall'abate Gravina per la sua precoce attitudine a improvvisare versi. Fu appunto il Gravina a grecizzare il suo nome in quello di Metastasio e ad avviare il giovane agli studi filosofici, prima a Napoli, poi a Scalea di Calabria, sotto la guida del celebre G. Caloprese. Ricevuti gli ordini minori nel 1717, trasgredendo all'ordine del Gravina, Metastasio pubblicò un volume di Poesie. Dopo la morte del Gravina, Metastasio divenne membro dell'Arcadia, per la quale compose la canzonetta La primavera (1719). In quello stesso anno si trasferì a Napoli, dove trovò lavoro nello studio di un avvocato, pur continuando a comporre versi. Del 1721 è l'azione teatrale Gli Orti Esperidi, composta per celebrare il genetliaco dell'imperatrice d'Austria Elisabetta Cristina, moglie di Carlo VI. L'attrice M. Benti Bulgarelli, detta la Romanina, che nell'azione aveva interpretato la parte di Venere, cominciò da quel momento a proteggere il giovane autore. Per lei Metastasio scrisse (1723) il suo primo melodramma, la Didone abbandonata, che riscosse un grandissimo successo. Tra il 1726 e il 1730 Metastasio compose altri melodrammi (Siroe, Catone in Utica, Ezio, Semiramide riconosciuta, Alessandro nelle Indie, Artaserse).

Nel 1730 Metastasio fu invitato alla corte di Vienna per succedere come poeta aulico ad A. Zeno e a Vienna restò per il resto della sua vita, prima durante il regno di Carlo VI, poi durante quello di Maria Teresa, protetto dall'affetto della contessa M. Pignatelli d'Althann. In questo lungo periodo, Metastasio compose liriche (le migliori furono le canzonette La libertà, 1733; La partenza, 1747; La palinodia, 1749), cantate, azioni teatrali di carattere sacro e profano da rappresentare a corte, nonché altri numerosi libretti o "drammi per musica" (Demetrio, Issipile, Adriano in Siria, Olimpiade, Demofoonte, La clemenza di Tito, Achille in Sciro, Ciro riconosciuto, Temistocle, Zenobia, Attilio Regolo), quasi tutti scritti nel decennio 1730-40, il più ricco e fortunato per l'autore, e messi in musica da molti compositori sino a W.A. Mozart e oltre. Le opere posteriori risentono di una decadenza che si andò accentuando col passare degli anni (Il re pastore, L'eroe cinese, Nitteti, Il trionfo di Cecilia, Romolo ed Arsilia ecc.). In queste ultime opere, come già in alcune del periodo più felice, si accentua la tendenza alla declamazione, ma non viene meno il carattere fondamentalmente eroico e nobile del teatro di Metastasio.

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