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Il suolo

L'azione geomorfologica del vento

Il vento modella la superficie terrestre soprattutto in zone in cui la copertura vegetale è ridotta o assente, particolarmente nei deserti, ma anche in altre zone a clima arido o semiarido e sulle cime più alte delle catene montuose. L'azione di modellamento eolico (da Eolo, dio dei venti nella mitologia greca) è invece minima là dove la superficie terrestre è coperta da un rivestimento vegetale continuo, che la protegge sia dalla disgregazione fisica, sia dall'alterazione chimica.

L'azione erosiva del vento dipende dall'energia che, per attrito, esso trasferisce alla superficie delle rocce, la quale è a sua volta proporzionale alla velocità del vento.

Le forme di erosione

Il modellamento eolico si esercita attraverso la deflazione e la corrasione.

La deflazione consiste nel sollevamento e nell'asportazione dei singoli frammenti prodotti dalla disgregazione fisica delle rocce: in questo modo le rocce vengono continuamente messe a nudo subendo la degradazione meteorica, soprattutto per termoclastismo.

Questo incessante denudamento produce formazioni che prendono il nome di deserto roccioso, o hamada (così chiamati nel Sahara), enormi distese di rocce da cui il vento asporta continuamente i materiali prodotti dalla disgregazione fisica. Se, invece, la zona desertica è costituita da materiale roccioso incoerente, la deflazione rimuove solo i materiali più fini lasciando in luogo ciottoli e ghiaie: si originano allora deserti ciottolosi, o serir (così chiamati nel Sahara).

Dopo aver sollevato le singole particelle , il vento le trasporta con modalità e per distanze diverse a seconda delle loro dimensioni: a parità di energia del vento, i materiali più fini, quali le polveri, i limi e le argille, vengono trasportati in sospensione per lunghe distanze, anche centinaia di chilometri, prima di depositarsi. I granuli di sabbia vengono trasportati per saltazione per tragitti più brevi, cioè il vento fa compiere loro un salto tanto più lungo quanto minori sono le loro dimensioni. I materiali più grossolani, quali ciottoli o grossi granuli sabbiosi, vengono invece trasportati per rotolamento sulla superficie terrestre e si accumulano in depressioni preesistenti.

Nelle zone aride, dove la copertura vegetale è molto ridotta, il vento è in grado di sollevare grandi masse di materiale fine, dando origine alle tempeste di polvere. La polvere trasportata dal vento non deriva solo dalla disgregazione delle rocce, ma può essere anche di origine vulcanica: durante le eruzioni vulcaniche vengono eiettate nell'alta atmosfera enormi quantità di ceneri, che sono prese in sospensione dalle correnti stratosferiche e possono compiere fino a migliaia di chilometri prima di sedimentare al suolo o sulla superficie oceanica. La dispersione in atmosfera di queste ceneri può provocare importanti modificazioni climatiche.

La corrasione è l'azione abrasiva esercitata direttamente dal vento attraverso i granuli che esso trasporta e che colpiscono le superfici esposte di roccia nuda, modellandola. È particolarmente attiva quando granuli duri, per esempio di quarzo, agiscono su rocce tenere, quali arenarie a cemento calcareo. Le rocce vengono così variamente smerigliate e lisciate e possono assumere forme insolite e curiose, che dipendono, oltre che dal diverso grado di compattezza della roccia, anche dalla velocità del vento e dalla sua direzione.

Le forme di deposito

Le forme più tipiche di deposito eolico sono le dune, rilievi di materiale sabbioso costruiti dal vento. Esse hanno generalmente un profilo asimmetrico, con il versante sopravento (cioè esposto al vento) a pendenza dolce e quello sottovento più erto (fig. 21.2).

In base alla loro evoluzione, si possono distinguere le dune attive, o viventi, e le dune fisse, o inattive.

Le dune attive, o viventi, sono continuamente in via di modellamento, perché prive di una copertura vegetale in grado di proteggerle dalla deflazione eolica. Esse si spostano secondo la direzione del vento: il movimento coinvolge le singole particelle di sabbia, che rotolano lungo il lato sopravento e precipitano oltre la cresta, inducendo nel loro insieme il movimento dell'intero rilievo.

Le dune fisse, o inattive, sono invece ricoperte da una coltre vegetale che contribuisce a stabilizzarle. Esse si sono originate, infatti, come dune mobili, sovente in periodi caratterizzati da clima più arido; successivamente l'aumento delle precipitazioni, favorendo la nascita della vegetazione, ne ha cambiato l'assetto dinamico. La stabilizzazione della duna può anche essere dovuta all'azione dell'uomo, interessato a recuperare all'uso il rilievo, oppure a impedire che il cumulo di sabbia in movimento seppellisca terreni coltivati o manufatti.

Media

Figura 21.2

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