Questo sito contribuisce alla audience di

Alèppo (città)

Guarda l'indice

Generalità

Città (1.542.000 ab. nel 1994) della Sirianordoccidentale, capoluogo del distretto omonimo, situata sul fiume Qoueïq in un'ampia oasi, fertile e ben coltivata. Attivo centro di scambi in virtù della sua felice posizione all'incrocio di strade colleganti l'Egitto all'Asia Minore e la Mesopotamia al Mediterraneo, la sua importanza commerciale declinò con la conquista turca ma soprattutto con l'apertura del canale di Suez, che deviò la corrente di traffico tra Occidente e Oriente sulle vie marittime del Mar Rosso. Oggi la città, la maggiore del Paese dopo la capitale Damasco, basa la sua economia sull'industria, attiva nei settori alimentare, tessile, del cemento, conciario, calzaturiero, e sul commercio di prodotti alimentari e dell'artigianato locale (sete, broccati, ecc.). Una buona rete di comunicazioni aeree, stradali e ferroviarie collega Aleppo ai maggiori centri del Paese, alla vicina Turchia e al Libano. La città è sede di un'università, frequentata da 5000 studenti. In arabo, Ḥaleb.

Storia

Capitale del Regno di Yamhad all'inizio del II millennio a. C., fu conquistata dagli Ittiti verso il 1600 a. C. Dopo il sec. XII Aleppo rimase indipendente fino alla conquista assira (740 a. C.). D'allora la città decadde sotto Assiri, Babilonesi, Persiani e Seleucidi, fu conquistata dai Romani ed entrò poi a far parte dell'Impero bizantino. Dal 638 passò sotto il dominio musulmano e nel sec. X, sotto quello di Sayf ad-Dawla, fu capitale di un piccolo principato. In potere dei Selgiuchidi dal 1117, fu oggetto di ripetuti attacchi da parte dei cristiani durante le Crociate. I Mamelucchi vi comandarono nel sec. XIII e nel sec. XV Aleppo si arrese a Tamerlano (1399-1400). La sua storia è strettamente legata a quella della regione; nel sec. XVI Aleppo fu conquistata dagli Ottomani, sotto i quali rimase per ca. tre secoli, pur godendo di una certa prosperità, connessa alle sue attività commerciali. Dal 1831 al 1840 fu possesso egiziano; dopo una lunga fase di decadenza, la fine dell'Ottocento vide Aleppo acquistare una maggiore importanza. Strappata agli Ottomani nel 1918, nel 1920 fu occupata dai Francesi e, dal 1920 al 1924, fu capitale dello Stato di Aleppo, organizzato sotto mandato francese e unito poi alla Siria. La classe politica locale alimentò le correnti nazionalistiche ostili al mandato francese e, dopo il 1945, costituì il nucleo dominante all'interno del partito del popolo, una formazione di notabili che ebbe un considerevole peso nelle vicende siriane degli anni 1948-58 e 1961-63, e si batté per l'unificazione della Siria con l'Iraq.

Arte

Nonostante Aleppo sia stata un importante centro della civiltà siriaca nel II-I millennio a. C., i resti archeologici sono molto scarsi. Molto ricche sono invece le testimonianze di arte islamica. La città conserva la Grande Moschea di epoca selgiuchide (il minareto quadrato in pietra del 1090) e mamelucca; la Cittadella, costruita dal 1209, accessibile attraverso un ponte sul fossato, rifatta varie volte (Bagni del 1367, Porta principale del 1507); la Madrasa al-Firdausi, fuori delle mura, del 1234-47; la moschea di al-Tunbuga del 1318, nonché numerosi mercati di epoca ottomana e caravanserragli particolarmente accurati nella decorazione (Khan al-Wazir della metà delXVII secolo).

Artigianato

La città fu uno dei più importanti centri dell'artigianato islamico, particolarmente nel campo della ceramica, della toreutica, del vetro e delle suppellettili e lampade per moschee. I prodotti dell'arte vetraria risentirono di diverse influenze stilistiche (persiane, indiane, arabe). Sono vetri a fondo scuro (azzurro o violaceo) dipinti a smalto o in oro, di notevole spessore, decorati con motivi derivanti dalle miniature della scuola di Baghdad e dalle ceramiche persiane. L'influsso di questi vetri è rintracciabile nella produzione vetraria veneziana del sec. XV.