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Ade

sm. [sec. XIX; dal latino Adēs, greco (i)dēs]. Nome dato dai Greci antichi sia al dio dei morti sia al suo regno : tale fusione di significati indica l'intenzione di lasciare nell'indeterminato Ade e il suo campo d'azione, in opposto al ben circoscritto mondo dei vivi, su cui regnava Zeus e in cui ogni divinità era precisata il più possibile. In termini moderni diremmo che “Ade e il suo mondo stavano a Zeus e al suo mondo, come l'irrealtà sta alla realtà”, ricordando però che non si trattava di concetti filosofici ma di concezioni religiose, per cui l'irrealtà non era il niente, bensì qualcosa di dialetticamente opposto a ciò che dai Greci era sentito come la realtà. In tal senso Ade veniva opposto a Zeus come “Zeus dei morti”, come uno Zeus negativo, come il “tenebroso” (o “invisibile”: tale è il significato del nome Ade), mentre Zeus, anche etimologicamente, è il dio “luminoso” del cielo diurno. La dialettica Ade-Zeus presuppone una comparabilità tra i due dei: essa era data dal mito genealogico che faceva di loro due fratelli, figli di Crono e di Rea. L'interpretazione negativa di Ade (e del mondo dei morti) poteva diventare positiva in ambienti mistici volti a negare il mondano, o l'ordine di Zeus, in vista d'interessi oltremondani. Ade poté chiamarsi Pluto o Plutone, ossia “ricco” e dispensatore di ricchezze, svolgendo un'ideologia fondata sulla morte-fecondità. Poté inoltre essere messo in connessione con Persefone, figlia di Demetra, dea dell'agricoltura (della fecondità agraria) e del misticismo eleusino: Ade rapisce infatti Persefone e ne fa la regina degli Inferi. Contemporaneamente anche il suo regno si andò precisando nelle elaborazioni mistiche. Si formò una topografia sacrale dell'Ade in cui confluirono, con nuovi significati, antiche concezioni: l'Erebo, la tenebra occidentale dove muore il sole; il Tartaro, inteso come il cielo del mondo sotterraneo; l'Elisio, localizzato in un mitico occidente, oltre i confini della Terra.

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