Questo sito contribuisce alla audience di

Gallièno, Pùblio Licìnio Egnàzio

Guarda l'indice

Biografia

(latino Publíus Liciníus Egnatíus Galliēnus). Imperatore romano (ca. 218-268 d. C.), figlio dell'imperatore Valeriano, con il quale regnò in Occidente dal 253 al 260, combattendo gli Alamanni in Gallia e liberando la Pannonia e la Mesia dall'usurpatore Ingenuo. Quando Valeriano cadde prigioniero dei Persiani, rimasto solo al potere, riorganizzò le forze militari, specialmente la cavalleria, fece cessare la persecuzione contro i cristiani (pur avversandoli), favorì la rinascita delle arti e della cultura. Sui confini, però, premevano minacciosi i barbari e all'interno dell'impero le rivolte erano continue e Gallieno dovette riprendere le armi. Prima sconfisse gli Alamanni a Milano (259), poi i Goti sul Danubio (267), ma non gli riuscì di impedire il formarsi di un impero romano delle Gallie a opera dell'usurpatore Postumo, a cui aveva affidato la difesa d'Italia. Organizzò anche una spedizione contro Zenobia e Vaballato, succeduti in Palmira a Odenato che aveva incaricato di tenere a bada i Persiani. Morì assassinato a Milano in una congiura di ufficiali illirici mentre tentava di reprimere la rivolta del comandante della cavalleria Aureolo, passato dalla parte di Postumo.

Iconografia

L'immagine dell'imperatore ci è nota, oltre che dalle monete, da diversi ritratti plastici caratterizzati dalla pettinatura a brevi ciocche che lasciano scoperta la fronte, dalla corta barba ricciuta e dal labbro superiore sporgente su quello inferiore, tra i quali si segnalano una bella testa del Museo Nazionale Romano e i busti del Louvre e del Museo Torlonia. I ritratti di Gallieno sono particolarmente importanti dal punto di vista stilistico perché segnano con cronologia certa il momento classicheggiante (noto come rinascenza gallienica) che segue al realismo del sec. III d. C.

Media

Publio Licinio Egnazio Gallieno.