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Kirghizistan

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(Kyrgyzstan, Kyrgyz Respublikasy). Stato dell'Asia centrale (199.945 km²). Capitale: Biškek. Divisione amministrativa: province (8). Popolazione: 5.262.300 ab. (stima 2008). Lingua: kirghiso e russo (ufficiali). Religione: musulmani sunniti 70%, non religiosi/atei 24,5%, ortodossi 5,5%. Unità monetaria: som (100 tyiyn). Indice di sviluppo umano: 0,694 (122° posto). Confini: Kazahstan (N), Repubblica Popolare della Cina (E e SE), Tagikistan (S) e Uzbekistan (W). Membro di: CSI, EBRD, OCI, OCS, ONU, OSCE e WTO.

Generalità

Con un territorio quasi totalmente montano, esteso circa per la metà della sua superficie al di sopra dei 3000 metri e per i tre quarti occupato da ghiacci e nevi eterne, il Kirghizistan offre una delle più belle architetture naturali del Mondo e porta nei tratti morfologici che lo contraddistinguono l'origine delle strutture sociali e culturali che informano il suo antico passato. Nonostante l'assenza di tracce storiche e architettoniche, a testimonianza delle incursioni delle diverse etnie e degli imperi che lo hanno attraversato e occupato nel corso dei secoli, il Kirghizistan è stato terra di scontri cruciali tra le potenti dinastie cinesi e gli eserciti turchi arabi e tibetani e sede di imperi diversissimi come quello dei colti Qarakhānidi (X e XI secolo), dei cruenti mongoli Ōirat (XVII secolo), e ancora dei cinesi e dei russi. Teatro di alcune violente rivolte della popolazione, soffocate dagli eserciti nazionali o degli occupanti (la ribellione del 1916 contro l'assegnazione delle terre dei kirghisi ai coloni russi o la guerra civile del 1990 tra i kirghisi e gli uzbechi, nell'area a forte popolamento uzbeco ma annesso di fatto al Kirghizistan nel corso degli anni Trenta, per citare due esempi), il territorio del Kirghizistan ha portato su di sé anche i segni degli esperimenti condotti dai russi per il collaudo di armi marittime e per l'estrazione clandestina di uranio, con gravi danni all'ambiente naturale e all'ecosistema del Paese e dell'intera regione. All'indomani del processo che ha portato alla separazione dall'Unione Sovietica e alla conquista dell'indipendenza, il Paese ha saputo sfruttare le ricchezze naturali e il carattere aperto del suo popolo, depositario di antiche tradizioni culturali, come potenziale da impiegare per la valorizzazione del Paese. Il Kirghizistan affronta oggi un cammino di riforme audaci soprattutto dal punto di vista economico, con l'obiettivo di rafforzare una struttura particolarmente debole e di attrarre maggiormente gli investimenti stranieri, attraverso lo sfruttamento delle numerose risorse minerarie e idroelettriche nonché alcune forme di turismo.

Lo Stato

Ex repubblica federata appartenente all'Unione Sovietica, il Kirghizistan è diventato uno stato indipendente dal 1991, entrando, dopo lo scioglimento dell'URSS a far parte della CSI (Comunità di Stati Indipendenti). La Costituzione del 1993, che individuava la forma di governo in repubblica semipresidenziale è stata modificata con il referendum del 22 ottobre 1994 e nuovamente emendata nel 1996, 2003 e nel 2006. In base al Testo attualmente in vigore, il presidente della Repubblica, che gode di ampi poteri, è capo del Governo e dello Stato e viene eletto a suffragio universale per 5 anni, al pari dei membri del Parlamento. Nell'esercizio del potere esecutivo, è coadiuvato da un Consiglio dei ministri, nominati dal presidente su indicazione del primo ministro. Il potere legislativo è esercitato invece da un Parlamento bicamerale (Jogorku Kenesh o Consiglio supremo) formato da un'Assemblea legislativa e da un'Assemblea del Popolo. La giustizia è amministrata dalla Corte Suprema, dalla Corte Costituzionale (i cui membri sono nominati dal Consiglio Supremo su segnalazione del presidente), dall'Alta Corte di Arbitraggio e dalle Corti Locali. Il sistema giudiziario in uso è basato su elementi di diritto francese e russo. La difesa dello Stato comprende esercito, aviazione, e una formazione paramilitare (la Guardia Nazionale). Il servizio militare è obbligatorio. Per quanto riguarda il sistema scolastico, l'istruzione è obbligatoria e gratuita per nove anni: comprende quattro anni di scuola primaria, dai 7 ai 10 anni d'età, e 5 anni di scuola secondaria inferiore, dagli 11 ai 15 anni d'età. La scuola secondaria superiore ha una durata di 2 anni, mentre le scuole secondarie di specializzazione durano dai 2 ai 4 anni. L'istruzione universitaria viene impartita nella città di Biškek dal 1993; tra i principali istituti: Bishkek Humanities University, Jalal-Abad State University; Kyrgyz State University of Construction, nonché alcune Università straniere come Kyrgyz-Russian Slavic University e Kýrgýzistan-Türkiye Manas Üniversitesi. Il tasso di analfabetismo nel Paese è decisamente basso (0,7%), in linea con quasi tutte le repubbliche ex sovietiche, tradizionalmente attente al sistema educativo.

Territorio: geografia fisica

Il territorio del Kirghizistan comprende buona parte della catena del Tian Shan e dei monti Alatau. Le cime più elevate dei due sistemi superano i 7000 m, conservano molti ghiacciai e sono solcate da profonde valli fluviali. L'orientamento del sistema orografico (W-E) condiziona inoltre la direzione dei fiumi (tra i principali Ču, Talas, Naryn, tutti senza sbocco sul mare). Il lago più esteso è l'Issyk-Kul' (6280 km²). Il clima varia in funzione delle regioni territoriali: si passa dal tipo continentale-arido per le zone fino ai 2500 m, per arrivare a condizioni polari nei pressi delle cime più estreme. Le aree settentrionali e occidentali godono invece di clima più temperato.

Territorio: geografia umana

La popolazione è costituita da kirghisi 64,9%, russi 12,5%, uzbechi 13,8%, ucraini 1%, tagichi, tatari e parecchi altri gruppi etnici. Dopo l'indipendenza, molti degli abitanti di origine europea hanno lasciato il Paese per raggiungere Russia e Ucraina, ma anche la Germania: la composizione etnica, quindi, è soggetta tradizionalmente al mutamento. A questo va aggiunto, come in tutta l'area centro-asiatica, un forte incremento demografico, sostenuto dalle componenti asiatiche della popolazione. La densità è di 26 ab./km², un tasso piuttosto contenuto dovuto alla particolare conformazione del territorio e frutto di ampie diversità territoriali: i quattro quinti della popolazione vivono infatti nelle pianure, prevalentemente nella valle di Fergana e nella valle del fiume Ču. Nelle zone montuose, meno densamente popolate, prevalgono gli abitanti di origine kirghisa; nelle città (la popolazione urbana è del 35%) quelli di origine russa. Le città più popolose sono Biškek, e Jalal-Abad. Altre città importanti sono Naryn e Prževalsk.

Territorio: ambiente

Il Paese è prevalentemente montagnoso, quasi totalmente coperto da nevi perenni. La vegetazione arborea è scarsa, costituita prevalentemente da conifere, mentre è diffusa la vegetazione spontanea. Il Kirghizistan ospita una ricca fauna (tra cui l'orso, il lupo rosso e il leopardo delle nevi) e accoglie vari uccelli migratori. Vi sono numerose aree protette, che coprono il 3,1% del territorio, tra cui due parchi naturali. Oltre ai danni ambientali causati da una riprovevole condotta in uso nel passato recente - caratterizzata da uno scarso rispetto dell'ecosistema del Paese danneggiato da esperimenti ed estrazioni di minerali ad alto tasso di radioattività -, un grave problema ambientale resta l'inquinamento delle acque: nel 1998 quasi 2 tonnellate di cianato di sodio si sono riversati nel fiume Barskoon.

Economia

Il distacco dall'URSS ha certamente aggravato la situazione di arretratezza del Paese, che presenta problemi di competizione interetnica, di riassetto della proprietà della terra (privatizzata), di collocazione politica regionale, e che registra dati economici e finanziari critici. La produzione è garantita ancora, per un terzo circa, dalle risorse agricole mentre il comparto manifatturiero, prima collocato nel più ampio contesto dell'economia sovietica, non è ancora autosufficiente. Il PIL prodotto nel 2008 è di 5.049 ml di $ USA e il PIL pro capite di 951 dollari USA annui (2008), tra i più bassi dell'Asia. Come in altre Repubbliche ex sovietiche, subito dopo l'indipendenza si è assistito al rimpatrio volontario di buon numero di russi, con la conseguenza di un depauperamento dei quadri dirigenti e tecnici del Paese. Al tempo stesso, il Kirghizistan (tradizionalmente musulmano, anche se la religione non pare affatto avere nel Paese un'importanza politica) è diventato meta di fuorusciti musulmani provenienti dal Xinjiang cinese; nonostante questo fenomeno, neanche le relazioni con la Cina hanno vissuto momenti di tensione paragonabili a quelli che ha conosciuto il Kazakistan. Con il supporto degli organismi internazionali il Paese ha avviato già dagli anni Novanta del Novecento piani di riduzione del debito pubblico e varato riforme tese a incentivare il nuovo mercato, combattere la corruzione e riordinare il sistema fiscale, sebbene la loro realizzazione abbia subito nel tempo battute d'arresto. La privatizzazione della terra ha suscitato un'accesa competizione di interessi locali e la produzione agricola è ancora ripartita tra proprietà privata e aziende collettive statali. I segnali di ripresa mostrati dal Kirghizistan nella seconda metà degli anni Novanta si devono in particolare all'industria mineraria (grazie a investimenti stranieri) ed energetica. Tuttavia la crescita non è costante: la crisi russa del 1998, il calo nella produzione dei settori trainanti occorso nel 2002 e l'instabilità politica del periodo 2005-2006 hanno rappresentato fasi di contrazione dello sviluppo economico del Paese. L'agricoltura è alla base dell'economia, sebbene la superficie coltivabile sia molto ridotta. Varie colture sono praticate nelle valli (patate, cotone, canapa, barbabietola da zucchero, tabacco) e sulle colline (frumento, vite). L'allevamento è molto diffuso per l'abbondanza dei pascoli: ovini e bovini (in particolare lo yak) sono i capi di bestiame più diffusi. Il Paese è noto soprattutto per l'allevamento dei piccoli cavalli kirghizi, usati sia come animali da traino sia per il consumo alimentare. Il settore secondario è quello che più ha risentito del passaggio all'economia di mercato: dopo aver subito un tracollo negli ultimi anni del Novecento ha poi ricominciato a crescere, senza però raggiungere i livelli di produzione dell'era sovietica. L'industria è legata principalmente ai prodotti dell'agricoltura (zuccherifici, tabacchifici); più recente lo sviluppo di altri settori (impianti tessili, metalmeccanici, degli strumenti di precisione). Il maggiore centro industriale si trova a ridosso della capitale; segue, per importanza, la zona di Oš. Il sottosuolo è ricco di materie prime: fra i minerali il carbon fossile rappresenta un'importante risorsa della regione, ma non mancano petrolio, gas, mercurio, antimonio, uranio, tungsteno e ferro. L'estrazione dell'oro è l'attività più produttiva: lo sfruttamento delle miniere di Kumtor contribuisce notevolmente al PIL. Con la dissoluzione dell'URSS la richiesta di uranio per la produzione di energia nucleare è venuta meno e numerose miniere sono state chiuse senza però essere bonificate: ciò ha messo a rischio di contaminazione i corsi d'acqua, altrettanto importante risorsa del Paese, che può contare su una grande disponibilità di energia idroelettrica . Il turismo, nonostante le grandi potenzialità date dai maestosi paesaggi, non è ancora sviluppato, soprattutto a causa dell'assenza di infrastrutture adeguate. Nel settore finanziario è attivo il microcredito, che non è attivato solo dalle banche ma anche da altre società specializzate. Le importazioni, di idrocarburi e macchinari, superano ancora di gran lunga le esportazioni, di cotone, tabacco, oro, mercurio ed energia idroelettrica. Il Kirghizistan intrattiene scambi con la Russia e con i Paesi limitrofi (Kazakistan e Cina); la Svizzera è il primo Paese verso cui sono dirette le esportazioni. Dal 1999 sono in corso rapporti bilaterali tra l'Unione Europea e gli Stati della regione; tuttavia il volume degli scambi è ancora molto basso; le esportazioni riguardano principalmente prodotti tessili e quelle di oro, prima dirette verso l'UE, sono state dirottate verso i Paesi arabi. A livello di infrastrutture, la particolare conformazione territoriale ha condizionato la costruzione delle vie di comunicazione; tuttavia una rete stradale abbastanza sviluppata lo collega ai Paesi confinanti attraverso alti passi di montagna. I principali aeroporti sono quelli di Biškek e Oš.

Storia: prima dell’indipendenza

Nel XV sec. pastori nomadi kirghisi, provenienti dai territori a nord dell'attuale Mongolia, cominciarono ad occupare entrambi i lati della catena del Tian Shan (attuale confine tra Cina, Kirghizistan e Kazakistan). Dall'inizio del 1700, attaccati duramente dai mongoli, molte di questi guppi nomadi si concentrarono sul territorio dell'odierno Kirghizistan. A metà del XIX sec. il Khan di Kokand (Uzbekistan) sottomise il popolo kirghiso, contribuì alla diffusione dell'Islam e fondò la città di Biškek. Dopo diversi anni di lotte tra i sostenitori del Khan e i russi, il Kirghizistan fu annesso all'impero russo nel 1875. Questa annessione creò però forti tensioni sociali per la questione delle concessioni delle proprietà terriere. L'attrito sia politico sia sociale tra russi e kirghisi proseguì per anni finchè scatenò una rivolta per l'imposizione del servizio militare obbligatorio (1916). Dopo la rivoluzione d'Ottobre, molti kirghisi si rifugiarono in Cina e più precisamente nello Xinjiang. L'URSS concesse al Kirghizistan lo status di repubblica autonoma (1926) e iniziò il processo di collettivizzazione della terra e della produzione industriale che si scontrava con lo stile di vita nomade dei kirghisi.

Storia: dall’indipendenza a oggi

Nel 1990 nella valle di Fergana, divisa negli anni Trenta tra le repubbliche autonome Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan, scoppiavano violenti scontri che obbligavano il governo dell'URSS a inviare migliaia di soldati. Con il dissolvimento dell'Unione Sovietica non diminuirono le tensioni e veniva proclamata l'indipendenza il 31 agosto del 1991, in concomitanza del drammatico braccio di ferro in corso a Mosca tra conservatori golpisti e innovatori. Anche per la sua condizione di estrema arretratezza economica e consapevole delle incertezze del futuro, il nuovo Stato era tra i promotori della costituzione della CSI e agli inizi del 1992 entrava a far parte a pieno titolo della comunità internazionale. La fase di transizione era assicurata dal presidente Askar Akayev, già in carica dal 1990 e confermato da un suffragio diretto nell'ottobre 1991, il quale pilotava il Paese verso un più stretto rapporto con la comunità musulmana aderendo (dicembre 1992) all'Organizzazione della Conferenza Islamica, mentre stabiliva un ampio accordo militare con la Russia e tentava di avviare un piano di liberalizzazione interna. Ciò sviluppava una dialettica politica con i conservatori contrari alle riforme e ne faceva le spese il primo ministro Tursunbek Chyngyshev, accusato di aver favorito una fuoriuscita illegale di oro dal Paese (dicembre 1993) e costretto a dimettersi. L'ostilità del parlamento al programma di liberalizzazione convinceva Akayev a rivolgersi direttamente all'elettorato che con un referendum approvava (gennaio 1994) l'operato del presidente. Il progetto di riforma, d'altra parte, aveva un suo punto di forza nel contestuale accordo sottoscritto con il Kazakistan e l'Uzbekistan per l'unificazione economica dei tre Paesi. Ma il conservatorismo della maggioranza dei deputati continuava a costituire un serio intralcio al piano di liberalizzazione e Akayev ne approfittava per lanciare un nuovo referendum di riforma costituzionale con il quale, oltre a rafforzare i suoi poteri, otteneva la trasformazione del parlamento da monocamerale in bicamerale (ottobre 1994). Ormai al sicuro da qualsiasi imprevedibile esito, Akayev fissava le prime elezioni legislative libere (febbraio 1995). Il quadro politico uscito dallo scrutinio si presentava estremamente frammentato, ma i deputati non erano più in grado di contrastare efficacemente la volontà del presidente, che nel dicembre 1995 veniva confermato nella carica da oltre il 70% dei voti. Attraverso un altro referendum (febbraio 1996) dai risultati addirittura plebiscitari, Akayev rafforzava ulteriormente i suoi poteri a danno di un parlamento sul quale si faceva pendere la spada di Damocle dello scioglimento nel caso opponesse per tre volte il rifiuto del primo ministro designato dal presidente. Nel 2001 gli Stati Uniti ottenevano il permesso di aprire un base militare a Manas. Nel febbraio del 2005 le elezioni vedevano vincitore nuovamente Akayev, ma in seguito allo scoppio di una rivolta popolare (rivoluzione dei tulipani) a Corte Suprema annullava le elezioni e il presidente Akayev si rifugiava in Russia. Il parlamento nominava presidente e primo ministro ad interim il leader dell'opposizione Kurmanbek Bakiyev, che in luglio vinceva le elezioni presidenziali. A seguito delle proteste di piazza del 2006, il presidente firmava una nuova costituzione, che attribuiva maggiori poteri al parlamento; nell'aprile 2007 si verificavano scontri tra polizia e dimostranti che chiedevano ulteriori riforme ed elezioni presidenziali anticipate, mentre a dicembre si svolgevano le elezioni legislative vinte dal partito legato al presidente (Ak Zhol) che conquistava la maggioranza dei seggi in parlamento. Nel 2009 Bakiyev veniva rieletto presidente con il 78% dei voti, ma gli organi di controllo internazionali denunciavano irregolarità. Nella primavera del 2010 una rivolta popolare contro il governo costringeva Bakiyev e il governo a dimettersi. Il potere veniva assunto da un governo provvisorio con a capo la leader dell'opposizione Roza Otunbaeva, mentre il presidente lasciava il Paese. In giugno nel Paese e soprattutto nella città di scoppiavano violenti scontri tra la minoranza uzbeka e la maggioranza kirghisa, che provocavano un centinaio di morti e la fuga di migliaia di persone verso il confine uzbeko. In luglio la Otunbaeva formava un governo di transizione in attesa di nuove elezioni, che si svolgevano a ottobre. Garantendo ai partiti libertà e pluralismo (29 liste presentate) e ottenendo il 57% di affluenza, queste consultazioni vedevano la vittoria di cinque partiti che superavano la soglia del 5%; il più votato era Ata-Zhurt (Patria), partito nazionalista, legato all'ex presidente Bakiyev. Nell'ottobre del 2011 il filo-russo Almazbek Atambayev vinceva le elezioni presidenziali.

Cultura

Il popolo kirghiso, nella propria storia, ha dovuto confrontarsi con una terra piuttosto difficile e poco adatta all'insediamento umano. La tenacia e la tempra degli abitanti hanno però saputo volgere a proprio vantaggio le difficili condizioni ambientali. Infatti le tradizioni che oggi vivono in Kirghizistan traggono origine proprio dalla vita nomade praticata per secoli. Le alte vette delle catene kirghise ospitano ancora oggi i villaggi itineranti caratterizzati dalle famose yurte, le tende dei pastori calde d'inverno e fresche d'estate, la cui costruzione è di per sé diventata un'arte degna di nota. Le yurte sono al centro della vita dei clan, sono il luogo dell'ospitalità per gli stranieri, della condivisione dei pasti e dei momenti di riunione in cui le famiglie intonano le canzoni tradizionali accompagnate dal komuzy, lo strumento a corde più diffuso. La cucina è tipica della vita dei pastori. Tra i piatti tipici: il beshbarmak, con pasta e carne e preparato in occasione di ricorrenze speciali, lo jarkop, anch'esso a base di carne, lo shorpo, zuppa con carne e verdure, il plov, piatto di riso e carne. Tra gli accompagnamenti preferiti lo jusai, erba di montagna, e il boorsok, una specie di pane. Miele e marmellate sono piuttosto comuni e notoriamente apprezzate anche dagli stranieri; il kymyz, latte fermentato, è la bevanda più popolare. Gli svaghi e gli sport oggi praticati hanno le medesime radici: l'ampio utilizzo dei cavalli si ritrova nei giochi come l'ulak tartysh, una sorta di polo praticato con la carcassa di una capra, molto simile al buskashi afgano, nelle gare di caccia o di tiro con l'arco, in sfide e inseguimenti (tipico è quello tra un uomo e una donna, che richiama in maniera alternativa e legale l'antica pratica – purtroppo ancora in vigore – del rapimento delle donne ai fini del matrimonio). Diffusi anche i giochi da tavolo, spesso occasione di chiacchiere accompagnate da una tazza di tè. I cavalli sono molto utilizzati anche per le escursioni dei turisti, i quali sperimentano, in questo modo, costumi e itinerari tradizionali nel totale rispetto della natura e delle storia locale. L'ospitalità è una delle caratteristiche del popolo kirghiso, nella cui società l'impronta islamica non incide in maniera così profonda come in altri Paesi dell'area. Questa componente, unita alla bellezza dei paesaggi e alle peculiarità culturali del Kirghizstan fa sì che sia da molti ritenuto il Paese più interessante e attraente dell'Asia centrale, benché ancora in una fase di transizione economica. Dal punto di vista più strettamente artistico la tradizione letteraria ruota attorno al yurte, una monumentale opera composta da oltre un milione di versi tramandata oralmente per molti secoli e cantata da bardi e poeti in giro per il Paese. Il Manas, che narra la nascita del popolo kirghiso attraverso le vicende guerresche dell'omonimo eroe e dei suoi discendenti, è una raccolta di poemi e leggende ed è il punto di riferimento culturale per la popolazione, che in esso si identifica. Numerose altre opere, come libri, film ecc. sono stati tratti dalle vicende narrate nell'epopea di Manas. Eredi dei cantastorie sono oggi gli akyn, che ripropongono racconti, poemi e canzoni popolari. Il più famoso scrittore moderno kirghiso è senza dubbio Č. Ajtmatov (n. 1928). Nei suoi lavori i temi prediletti sono le radici culturali, legate alla terra, alla libertà, alla vita nomade, e l'oppressione del regime russo; argomenti spesso filtrati attraverso le vicende biografiche che compaiono a più riprese. Tra i suoi libri più diffusi e tradotti all'estero: Dzamilja (1958); Le prime cicogne (1975); Il battello bianco (1970) eIl patibolo (1986). Di un certo interesse è il movimento cinematografico, già apparso su importanti scenari internazionali; da segnalare, tra gli altri, il regista Aktan Abdykalykov (n. 1957), autore di Beshkempir (1998; Il figlio adottivo) e Maimilr (2001; Lo scimpanzé), premiato al Festival di Cannes.

Bibliografia

G. Wheeler, The Modern History of Soviet Asia, Londra, 1964; K. Sedlmeyer, Landeskunde der Sowjetunion, Francoforte sul Meno, 1968.