Kazakistan

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(Qazaqstan Respūblīkasy). Stato dell'Asia centroccidentale (2.724.900 km²). Capitale: Astana. Divisione amministrativa: province (14), città (3). Popolazione: 15.571.506 ab. (stima 2008). Lingua: kazaco (ufficiale), russo, tedesco, ucraino. Religione: musulmani 47%, non religiosi/atei 40,2%, ortodossi 8,2%, protestanti 2,1%, altri 2,5%. Unità monetaria: tenge (100 tiyn). Indice di sviluppo umano: 0,807 (71° posto). Confini: Russia (NW e N), Repubblica Popolare della Cina (E), Kirghizistan (SE), Uzbekistan (S), Turkmenistan (SW), Mar Caspio (W). Membro di: CSI, EBRD, OCI, OCS, ONU e OSCE.

Generalità

Paese di sterminate steppe pianeggianti che digradano verso i semidesertici terreni centrali e le catene montuose a S e a E, il Kazakistan è, con i suoi quasi tre milioni di km² di estensione, uno degli Stati più grandi del continente. Le differenze morfologiche del territorio hanno marcato in passato anche le differenti culture insediatesi e sviluppatesi nel Paese: a N, terra di popolazioni nomadi, che hanno attraversato con i loro imperi le lunghe distese kazache, portando i loro epigoni fin nel cuore del XX secolo, senza lasciare del loro passaggio che tracce superficiali; a S, territorio occupato da popolazioni stanziali, fermatesi nella regione del Turkestan e lungo le montagne del confine meridionale, tra il lago d'Aral e quello di Balhaš, sulla scia dei commerci legati a quella rete di percorsi carovanieri transnazionali tra i luoghi più impervi del pianeta, nota come Via della Seta. I kazachi furono soggetti alle invasioni di varie orde di popoli nomadi, dai Saci (di cui resta forse uno dei più preziosi reperti archeologici nazionali, l'uniforme dell'“Uomo Dorato”, relativa a un principe guerriero e rinvenuta presso antiche tombe) agli Unni o ai Turchi provenienti dalla Mongolia e dalla Cina. Amministrati poi dai grandi imperi come quello dei Sasanidi, dei Mongoli di Gengis Khān e infine dei Russi, devono le loro origini a questa commistione di passaggi che hanno portato prima alla costituzione dei vari khanati in cui fu diviso il Paese, poi all'annessione con l'Unione Sovietica e infine alla costituzione della Repubblica Socialista Sovietica del Kazakistan negli anni Trenta del Novecento. Quasi 500 anni dopo la comparsa nel Paese dell'etnia uzbeca, dal cui ceppo derivarono i kazachi (“cavalieri liberi, avventurieri”) propriamente detti. Considerato nel Novecento un'estensione della Russia, il Kazakistan, a più riprese, è stato soggetto a rimpatri ed esodi, soprattutto sovietici, che hanno riunito gruppi eterogenei per condizione, origine, motivazioni: dai dissidenti politici del regime comunista in esilio, ai lavoratori mandati nei campi di lavoro da Stalin prima e da Chruščëv poi, per costruire le grandi cattedrali urbane e dissodare le “Terre Vergini” dei piani quinquennali. È stato inoltre considerato terra da deprivare per effettuare gli esperimenti nucleari nel Poligono di Semipalatinsk, intorno alla città del “niente”, Kūrchatov. Costretti forzatamente a diventare agricoltori sedentari nelle fattorie collettive di impianto sovietico, gli antichi nomadi kazachi hanno dovuto affrontare un periodo di profonde trasformazioni culturali, non esenti da cruente rivolte, che hanno decimato mandrie e abitanti. Nei decenni finali del XX secolo, dopo il raggiungimento dell'autonomia dal colosso sovietico e la riconversione dell'economia verso attività legate al settore industriale e allo sfruttamento delle risorse energetiche del sottosuolo, il Paese ha finalmente intrapreso un cammino verso lo sviluppo e la crescita. Il programma, presentato dal governo alla fine degli anni Novanta, ha posto come obiettivi nevralgici per la trasformazione del Paese il raggiungimento della stabilità e della maturità politica, la prosperità sociale ed economica dei cittadini, lo sviluppo delle infrastrutture, dei trasporti e delle comunicazioni, e, più in generale, quel processo di liberalizzazione e democratizzazione crescente che dovrebbe portare il Kazakistan a diventare un vero e proprio modello ideale di commistione eurasiatica.

Lo Stato

Già Repubblica Federata il Kazakistan è stato l'ultima Repubbica sovietica a diventare indipendente nel 1991 dopo il dissolvimento dell'URSS, entrando a far parte, alla fine di dicembre dello stesso anno, della CSI (Comunità di Stati Indipendenti). In base alla Costituzione dell 1995 (che ha modificato a seguito di una consultazione referendaria la Carta che era stata approvata nel 1993) il capo dello Stato è eletto a suffragio diretto con mandato di 7 anni e gode di ampi poteri, compreso quello di sciogliere il Parlamento. Il potere esecutivo è esercitato dal Consiglio dei ministri di nomina presidenziale; il Consiglio è guidato, sempre dietro autorizzazione del presidente, dal primo ministro. Il Parlamento è composto due Camere: il Senato (47 membri, di cui 7 di nomina presidenziale) e la Camera Bassa (o Mazhilis, composta da 77 membri eletti a suffragio diretto con mandato quinquennale). Il sistema giudiziario del Paese è ispirato alle norme in uso nel diritto europeo, e a quelle di matrice islamica, benché il sistema nazionale sia ancora in via di elaborazione. La giustizia è amministrata da una Corte Suprema, da una Corte d'Arbitrato e da Tribunali distrettuali e regionali. È inoltre in vigore la pena di morte. Le forze armate sono organizzate secondo la classica tripartizione (esercito, marina, aviazione) e comprendono anche formazioni paramilitari come la Guardia repubblicana. I corpi militari sono stati integrati con le forze russe, in base a un accordo del 1995. Il servizio di leva è obbligatorio e dura due anni. L'istruzione primaria e secondaria impartita nel Paese è gratuita e obbligatoria: il tasso di analfabetismo presente in Kazakistan è infatti bassissimo, pari allo 0,4%. Il sistema scolastico è articolato in due cicli: il primo, che inizia a 7 anni d'età, ha durata quadriennale; il secondo, che dura 7 anni, è diviso a sua volta in due semicicli rispettivamente di 5 e 2 anni. Tra le numerose università presenti nel Paese: la Al-Farabi Kazakh National University, la National Technical University, la Kainar University, con sede nella vecchia capitale Almaty, o le università di Karagandy, Kustanaj e Pavlodar. Tra gli altri centri di studio superiori: l'Eurasian Institute of Market, l'International Academy of Business e il Kazakhstan Institute of Management, Economics, and Strategic Research, anch'essi dislocati ad Almaty. Una quota considerevole di studenti, comunque, si sposta all'estero per frequentare gli studi universitari.

Territorio: geografia fisica

Esteso per ca. 3000 km da W a E, cioè dal basso corso del fiume Volga agli Altaj, e per 1500 km da N a S, dalla Siberia sudoccidentale al Tian Shan, il Kazakistan presenta una morfologia assai varia: prevalgono però le pianure nei settori occidentali e settentrionali e le alteterre in quelli orientali e meridionali. Procedendo da W, si estende dapprima il Bassopiano Turanico; affacciato al Mar Caspio, è limitato a N e a E da modesti rilievi, tra i quali è la Catena dei Mugodžary (657 m), mentre comunica con il Bassopiano Siberiano Occidentale attraverso una depressione nota come Porta del Turgaj. Verso E, al di là di un vasto altopiano (Alture del Kazakistan) dominato dal monte Aqsoran bīigi (1566 m), il rilievo diviene più accidentato, sino a raggiungere, sul confine orientale, le catene degli Altaj e su quello meridionale il Tian Shan. I settori settentrionali e sudorientali sono gli unici a essere attraversati da fiumi che tributano a mari aperti; tutto il resto del territorio ha caratteristiche areiche o endoreiche. Fiumi principali sono l'Irtyš e l'Išim, tributari del Mare di Kara tramite l'Ob'; l'Ural e l'Emba, che si gettano nel Mar Caspio; il Syrdarīya e l'Ili, che sfociano rispettivamente nel lago d'Aral e nel lago Balhaš; il Torghay, che si perde nel Bassopiano Turanico; il Sarysu e il Ču, che si esauriscono nelle steppe del Betpaqdala (Steppa della Fame). I principali bacini interni, oltre al Mar Caspio, sono il lago d'Aral, di cui appartiene al Kazakistan l'intero settore settentrionale, il Balhaš, l'Alakol, lo Zajsan, il Tengiz. Il clima è di tipo continentale, con inverni rigidi ed estati molto calde; sulla quasi totalità del territorio le precipitazioni sono inferiori ai 300 mm annui, per cui l'agricoltura non è possibile se non nelle oasi o nelle zone irrigate; solo ai margini settentrionali, orientali e sudorientali cadono piogge sufficienti alle necessità agricole.

Territorio: geografia umana

La popolazione risulta assai variegata dal punto di vista etnico, essendo composta per il 57,2% da kazachi, 27,2% russi, 3,1% ucraini, 2,7% uzbechi, 1,6% tatari, 1,6% tedeschi, 1,5% uiguri, 0,7% bielorussi e vari altri gruppi di minore entità: situazione paradossale in quanto l'etnia ufficiale, quella kazaca, risulta di fatto minoritaria. Tuttavia, vigorosi movimenti migratori, in seguito alla dissoluzione dell'URSS, hanno allontanato dal Kazakistan un buon numero di abitanti di origine russa e ucraina. La maggior parte della popolazione è russofona e la scelta del Parlamento del Kazakistan, nel 1995, di rendere il kazaco unica lingua di Stato non sembra aver facilitato la composizione dei contrasti. In ogni caso, il problema si è ridotto presto alla negoziazione di un modus vivendi fra i due gruppi principali. Ciò non ha impedito che, fra 1992 e 1993, nell'incertezza della soluzione che sarebbe stata raggiunta, parecchie migliaia di russi lasciassero il Kazakistan, privandolo di fatto di buona parte dei quadri dirigenti e intermedi. Negli anni più recenti, divenuto sempre più evidente che la Russia aveva recuperato un ruolo di preminenza rispetto al Kazakistan (in campo economico, politico e militare), l'esodo dei Russi si è fatto meno intenso, anche se i rapporti fra i due Stati e fra le due nazionalità non sono tornati cordiali almeno fino al 1994; al tempo stesso, il rientro di molti Kazachi dagli altri Paesi ex sovietici ha portato la componente kazaca a superare il 44% della popolazione residente; una successiva ondata emigratoria ha ulteriormente aumentato la quota di kazachi. Il Kazakistan ha una densità bassissima (66 ab./km2) e una forte componente rurale; il tasso di urbanizzazione è comunque il più elevato tra quelli dell'Asia centrale (56%). Città principali, o Astana , sono Almaty (che è stata la capitale fino al 1997), Qaraghandy, Šymkent, Ust-Kamenogorsk, Semipalatinsk, Džambul, Petropavlovsk e Pavlodar.

Territorio: ambiente

La vegetazione è prevalentemente stepposa con grandi aree di terreno destinate al pascolo; minori le zone destinate all'agricoltura (soprattutto coltivazione di grano). L'ecosistema conta numerose specie di animali, che vivono principalmente sui monti: orsi, linci, argali, stambecchi, leopardo delle nevi, aquila, fenicotteri; tra le specie protette dal WWF, antilope e cervo di Bukhara. Le aree protette, tra cui sono presenti quattro parchi nazionali e molte riserve naturali, ricoprono il 2,8% del territorio. Le maggiori urgenze ambientali riguardano i rifiuti tossici e radioattivi (causati da anni di esperimenti nucleari) e l'aumento della desertificazione causata dall'uso intensivo dei principali laghi e in particolare dal prosciugamento del lago d'Aral.

Economia: generalità

All'indomani della dissoluzione dell'Unione Sovietica e della conquista dell'indipendenza l'economia del Kazakistan ha subito un repentino stravolgimento. Principalmente destinato, nel quadro dell'economia sovietica, alla produzione agricola e all'industria pesante, il Paese ha subito nei primi anni Novanta un grave declino: la produzione globale ha accusato cali molto vistosi, specialmente nel settore industriale, mentre il tasso d'inflazione si è impennato. Nel 1995 una pesante recessione ha investito il Paese a causa della sospensione degli investimenti pubblici, dei frequenti arresti della produzione industriale (in prevalenza dovuti alle interruzioni della fornitura di energia elettrica, quasi tutta importata, che il Kazakistan non sempre è stato in grado di saldare tempestivamente) e del rallentamento degli investimenti stranieri. Le graduali riforme economiche, introdotte con il supporto del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, e soprattutto la possibilità di contare sulle ingenti ricchezze minerarie ed energetiche hanno permesso al Paese di riattivare il mercato e gli scambi internazionali e già nel 1996 l'economia è tornata a crescere. Anche la seconda recessione (1998-99), che aveva frenato la liberalizzazione dell'economia evidenziando gli squilibri tra i settori produttivi, la disorganizzazione dei mercati e le attività dei gruppi di pressione illegali, è stata però superata grazie all'aumento delle entrate petrolifere e all'incremento di investimenti esteri. Il PIL registrato nel 2008 è stato di 132.229 ml $ USA e il PIL pro capite raggiungeva i 8.502 $ USA (2008), il più alto della regione e di poco inferiore a quello russo. Tuttavia si segnalano grandi disparità nel reddito a seconda delle regioni e dei settori in cui i lavoratori sono impiegati. Il Paese si è trovato, negli anni recenti, a dover affrontare diversi problemi di natura politica ed economica, cui ha saputo trovare soluzioni adeguate: ad esempio la questione relativa alle attività del cosmodromo di Bajkonur, fulcro del programma spaziale sovietico, cui è stato dato seguito sotto il controllo della Russia e dietro pagamento di un affitto al Paese ospitante; il problema dell'esportazione degli idrocarburi, a causa del quale il Kazakistan si è trovato nella necessità di raggiungere un accordo stabile e soddisfacente con la Russia, differenziando le vie di accesso al mare: attraverso la costituzione del Caspian Pipeline Consortium, il Kazakistan, insieme a Russia, Oman e alcune compagnie petrolifere occidentali, ha potenziato l'oleodotto che porta da Tengiz a Novorossijsk, sul Mar Nero, aggiungendo un altro “corridoio” rispetto a quello già attivo sull'altro versante e che permette il collegamento con la regione cinese dello Xinjiang, mediante l'impianto di Atasū-Alashankou (costruito tra il 2004 e il 2005). O, ancora, l'annosa questione relativa alla spartizione del Mar Caspio, dove erano stati scoperti giacimenti di idrocarburi straordinariamente ricchi: nel 1998, Russia e Kazakistan hanno siglato un accordo sulla demarcazione del Mar Caspio settentrionale e nel 2004 è stato stabilito un progetto per lo sfruttamento dei giacimenti di Kashagan. Il piano di ampliamento del sistema di trasporto del petrolio prevede un ampliamento lungo due direttive: verso est, con la prosecuzione del collegamento con la Cina, e verso ovest, con la connessione degli impianti kazachi all'oleodotto Baku-T'blisi-Ceyhan che porta al Mediterraneo. Nonostante gli sforzi intrapresi, permangono ancora diversi freni alla capacità di attrazione di capitali esteri da parte del Paese, a causa soprattutto del controllo e della pressione fiscale statale sugli investitori, che richiedono, tra i provvedimenti da adottare, il contenimento delle misure protezionistiche. Per il periodo 2003-2015 il governo ha, tuttavia, varato un piano strategico di sviluppo e innovazione mirante a potenziare la finanza e i servizi e a diversificare l'economia, favorendo l'industria non mineraria.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

L'agricoltura ha conosciuto nel dopoguerra un sensibile incremento della superficie utilizzata, soprattutto dopo i grandi dissodamenti del periodo 1954-62 (oltre 23 milioni di ha). Benché limitato dalle condizioni climatiche di aridità, il Kazakistan aveva assunto, nell'ambito federale, un ruolo essenziale come fornitore di prodotti sia vegetali sia zootecnici. Il frumento, che interessa la maggior parte del coltivo, aveva fatto del Paese il secondo granaio, dopo l'Ucraina, di tutta l'area sovietica. Altri prodotti agricoli sono semi oleosi e cotone, coltivati nelle regioni aride del Sud, ortaggi, frutta, patate e tabacco diffusi in aree pedemontane dal clima più fresco e dai suoli più fertili; rilevante anche la coltivazione della barbabietola da zucchero. L'allevamento del bestiame è diffuso ovunque: quello di bovini principalmente nelle regioni settentrionali, e quello di ovini (le pecore karakúl, in particolare, danno una lana pregiata con cui si confezionano pellicce di astrakan) e caprini nelle aree meridionali). Sono diffusi anche l'avicoltura e la pesca, minacciata però dalla continua contrazione del bacino del lago d'Aral. Una questione, quest'ultima, che incide anche sulla disponibilità di acqua per le colture. In generale, tutto il settore agricolo mostra notevoli difficoltà di ripresa. L'insieme della produzione risente in modo marcato anche delle cattive condizioni ambientali del Paese, dove si registrano fenomeni di inquinamento (idrico, atmosferico e dei suoli) molto estesi e gravi (si veda il lago Balhaš) e soprattutto della mancanza di una riforma incisiva, in grado di modernizzare un settore fermo all'era sovietica.

Economia: industria e risorse minerarie

La maggiore ricchezza del Kazakistan consiste nei suoi giacimenti minerari. Il Paese è secondo produttore asiatico e tra i primi al mondo di alluminio, piombo, argento e zinco; abbondano inoltre bauxite, oro, rame, nichel, manganese, cromite, fosforite, amianto, nefelina e soprattutto minerali di ferro (prevalentemente nel Kustanaj), carbone (per lo più nel bacino di Karagandy), petrolio (principalmente nella valle dell'Emba nella penisola di Mangyšlak e nel Mar Caspio) e gas naturale. I giacimenti alimentano numerosi complessi industriali, operanti soprattutto nei settori siderurgico e metallurgico (ghisa, acciaio, rame, alluminio ecc.), meccanico e chimico; arretrati sono invece i comparti manifatturieri e alimentari, praticamente andati in decadenza con l'indipendenza perché poco competitivi. Il settore edilizio, invece, è in crescita, grazie agli investimenti del governo per il potenziamento delle infrastrutture, in particolare di quelle petrolifere.

Economia: commercio, comunicazioni e turismo

Il sistema finanziario è in rapida evoluzione così come il commercio, i servizi e le telecomunicazioni. La bilancia commerciale del Paese è in attivo. I principali Paesi cui il Kazakistan guarda per le esportazioni sono l'Unione Europea (Italia, Francia, Paesi Bassi, Regno Unito), la Svizzera, la Russia e la Cina, verso cui sono diretti petrolio, ferro, acciaio, rame, prodotti chimici. Per le importazioni, Russia, Cina, Unione Europea (Germania, Italia, Francia) e Stati Uniti, da cui provengono macchinari e attrezzature, prodotti alimentari, farmaceutici, tessili. Tra gli obiettivi che il governo kazaco si è posto di raggiungere è compresa anche la maggiore diversificazione dei partner commerciali. Per quanto riguarda le infrastrutture, nel Paese i collegamenti sono in espansione e vengono garantiti dalla rete stradale e ferroviaria sviluppata sul territorio e dai numerosi aeroporti (principalmente quelli di Almaty e Astana).

Storia: prima dell’indipendenza

Nel IV sec. conquistatori di etnia turca, costruendo moschee e imponendo l'Islam, diedero a questa regione un'apparente tranquillità dopo le invasioni unniche dei secoli precedenti. A cavallo dell'anno Mille, molte tribù nomadi invasero e attraversarono le steppe dell'Asia centrale, ma solo nel XV sec. si costituì un'alleanza che portò alla formazione del khanato kazako e più avanti alla formazione dell'identità etnica kazaka. Nel 1700 iniziò la politica espansionistica e coloniale zarista che portò la Russia a creare una linea di fortezze a nord della regione per poi avanzare verso sud. Questa politica condusse nel 1848 alla totale annessione del Kazakistan, chiamato "territorio delle steppe" all'impero russo, anche se fino alla fine del sec. ci furono continui scontri fra il potere centrale e le tribù locali. All'inizo del XX sec. nacque un piccolo movimento nazionalista, ma solo dopo la rivoluzione russa del 1905, i kazachi riuscirono ad avere dei propri rappresentanti nelle Dume; i nazionalisti chiesero, dopo la rivoluzione del 1917, la piena autonomia e l'anno seguente si insediò un governo locale, ma la regione si trasformò in un campo di battaglia tra l'Armata Rossa e i russi bianchi. Nel 1936 il Paese diventò una delle 15 repubbliche dell'URSS.

Storia: dall’indipendenza a oggi

Indipendente dal dicembre 1991, nel quadro della dissoluzione dell'Unione Sovietica il Kazakistan avviava la nuova pagina della sua storia aderendo alla Comunità di Stati Indipendenti (CSI) sin dalla costituzione (dicembre 1991). Alla guida del giovane Stato rimaneva Nursultan Nazarbayev, il presidente già in carica dal febbraio 1990 e confermato con elezione diretta il 1° dicembre 1991. Nella sua nuova condizione il Kazakistan si trovava ad affrontare, innanzi tutto, il problema dell'arsenale nucleare presente nel suo territorio e sottoscriveva in tal senso un accordo con gli Stati Uniti per definire le modalità di attuazione del progetto START sugli armamenti strategici. Questo si sostanziava il 23 maggio 1992 nella definitiva rinuncia al ruolo di potenza nucleare, ma più in generale la questione dell'arsenale militare, come del resto per altre realtà dell'ex URSS, portava il Kazakistan a stringere con la Russia patti di collaborazione per la difesa. D'altra parte il Paese guidato da B. N. Elcin continuava a giocare un ruolo importante nella vita della nuova Repubblica indipendente anche per gli stretti legami di un sistema economico e industriale in precedenza unico. Ma il quadro della cooperazione economica kazaka tendeva comunque ad allargarsi ad altri Stati (Austria, Germania) e prendevano corpo accordi con grandi aziende per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi e di gas naturale. Al dinamismo nei rapporti internazionali, reso obbligatorio dalla necessità di avviare una transizione economica di sistema, faceva riscontro nel Paese una relativa vivacità della dialettica politica con i gruppi di opposizione che si andavano organizzando contro Nazarbayev e nell'ottobre del 1992 si unificavano nel Partito repubblicano (Azad). Ma il presidente dimostrava di non avere nessuna voglia di favorire un ricambio politico e faceva approvare dal Parlamento una Costituzione con la quale rafforzava i suoi poteri (gennaio 1993). Deciso a sfruttare la disponibilità statunitense, interessata prioritariamente al consolidamento della denuclearizzazione del Kazakistan, Nazarbayev faceva ratificare dal Parlamento (dicembre 1993) il Trattato di non proliferazione nucleare, avendone in cambio un congruo aumento degli aiuti da parte della potenza nordamericana (febbraio 1994). Per migliorare le condizioni del Paese il presidente decideva anche, nel gennaio del 1994, di dare vita all'unione economica con i vicini Stati del Kirghizistan e dell'Ubzekistan, la cui gestione sarebbe poi stata affidata (febbraio 1995) a un Consiglio intergovernativo. Le elezioni politiche svoltesi nel marzo 1994 erano vinte in modo schiacciante dai sostenitori di Nazarbayev, in maggioranza ex comunisti, ma sulla legittimità di quello scrutinio si appuntavano forti dubbi delle opposizioni interne e degli osservatori internazionali. Nell'aprile del 1995 Nazarbayev indiceva un referendum con il quale il suo mandato veniva confermato sino alla fine del secondo millennio. Non pago di tale risultato, egli approntava un progetto di riforma costituzionale con il quale i suoi poteri erano ulteriormente ampliati e alle obiezioni dei giudici costituzionali che criticavano il carattere antidemocratico della proposta, egli rispondeva destituendone la maggioranza (luglio 1995): la nuova Costituzione era approvata con un altro referendum plebiscitario. L'interesse degli USA nel non favorire traffici incontrollati di materiale nucleare portavano Nazarbayev a sfruttare la situazione concedendo agli statunitensi una grande partita di uranio arricchito (1994), ottenendo in cambio finanziamenti (1995). Il processo di rafforzamento del potere personale del presidente si completava agli inizi del 1996 con l'insediamento del nuovo Parlamento bicamerale, dominato dai suoi sostenitori, e riceveva un'ulteriore conferma con la sua rielezione alle presidenziali del gennaio 1999. Nel 2001 iniziò la costruzione di un grande oleodotto per il trasporto del greggio dal Mar Caspio al Mar Nero e nel 2002 il Paese sosteneva l'azione militare internazionale in Afghanistan che portò gli Stati Uniti a offrire equipaggiamenti e addestramento militare. Nel 2003 il primo ministro I. Tasmagambetov si dimetteva, insieme al suo governo, a causa dell'approvazione, da parte del Parlamento, di una legge sulla privatizzazione dei terreni agricoli. Le elezioni del 2005 riconfermavano Nazarbayev con il 90% dei consensi. Il buon andamento del mercato mondiale dell'energia e la politica di collaborazione internazionale contribuivano a modernizzare le strutture economiche del Paese. Alle elezioni del 2007 il partito della Patria raggiungeva 88% dei suffragi, occupando tutti i seggi del parlamento e rafforzando il regime del presidente. Nell'aprile del 2011 il presidente Nazarbayev veniva rieletto con il 95% dei voti; l'OSCE lamentava una mancata democratizzazione delle votazioni.

Cultura: generalità

Paese in cui l'impronta dell'Unione Sovietica si è rivelata più marcata e influente che altrove, il Kazakistan da diversi anni sta tentando di smarcarsi da questa presenza ancora tangibile, anche e soprattutto a livello culturale e linguistico. Benché usi e pratiche tradizionali restino molto sentite e diffuse fra la popolazione kazaca (dal ruolo sociale fondante della famiglia alle tipiche case-yurte, aspetti ereditati dalle tribù nomadi, al vestiario, alla cucina, alle musiche), abitudini e modi di vita “moderni” si sono diffusi parallelamente al processo di sviluppo economico avviato dall'indipendenza. Nel Paese vi è una florida attività culturale, fatta di spettacoli teatrali, in cui ai temi tradizionali si affianca l'attualità locale o internazionale, opere e balletti (di tradizione kazaca, russa o coreana), scuole d'arte, festival e rassegne musicali, dove è possibile assistere a esibizioni con strumenti tradizionali (dombra e kobyz, soprattutto) e concerti pop o rock. Per la musica colta la sede più prestigiosa è la Filarmonica Centrale di Almaty. La scena artistica novecentesca ha avuto in Abylkhan Kasteyev (1904-1973) uno dei protagonisti maggiori, annoverabile tra i veri fondatori della pittura moderna kazaca. Tra le eredità architettoniche più apprezzabili, ci sono senza dubbio i palazzi governativi degli antichi khanati, mentre i luoghi di maggior fascino nel Paese sono Taraz, città ricca di castelli, templi, necropoli, e Almaty, la più viva delle città kazache con alcuni musei di rilievo quali il Museo centrale di Stato, il Museo degli strumenti musicali kazachi, il Museo della Repressione. La capitale Astana, a dispetto del titolo, non offre particolarità di rilievo culturale. Nota a parte meritano i siti che l'UNESCO ha inserito nel patrimonio dell'umanità: il Mausoleo di Khoja Ahmed Yasawi (2003) e i Petroglifi e paesaggio archeologico di Tamgaly (2004). Nonostante i kazachi non vivano la dimensione religiosa in maniera profonda e sentita, una delle ricorrenze più partecipate è il Nauryz, celebrazione islamica; a questa si aggiungono il giorno della Vittoria (9 maggio), la festa della Repubblica (25 ottobre) e la festa dell'Indipendenza (16-17 dicembre); a queste occasioni spesso si accompagna la presenza di musicisti e cantanti che si esibiscono in sfide musicali o canore di antica origine popolare.Il cinema ha vissuto un progressivo crescendo. Negli anni Sessanta Shaken Ajmanov (1914-1970), autore di La Terra dei padri (1966) è stato una figura di riferimento, unendo temi della storia nazionale a riflessioni intimiste. Nella sua scia una nuova generazione di autori è sorta a fine secolo, tra cui K. Salykov (n. 1952) regista di Balcony (1988) e R. Abdrashitov (n. 1970) che ha diretto L’isola della rinascita (2004). Un nome su cui si è posato l'interesse internazionale è la regista Gulshad Omarova, autrice di Schizo (2006), film vincitore di premi in festival europei, asiatici e nordafricani. Del 2005 è Nomad - La stirpe dei kazaki in un film, diretto da autori non kazachi ma qui prodotto e risultato il più costoso della storia cinematografica nazionale, oltre a essere stato candidato al Golden Globe.

Cultura: letteratura

I documenti più antichi della letteratura kazaca sono le epopee trasmesse oralmente a partire dal sec. XVI. Una vera e propria fioritura artistica si ebbe nel sec. XIX, con poeti come Dolat (1802-1874), Čortanbay (1818-1881), Süyümbay (1827-1895), Marabay (1841-1898), Murad Aqïn (1843-1906), che cantano la vita tradizionale del popolo, le sue leggende, la sua vita libera nella steppa. Ma un posto di assoluto rilievo nella letteratura kazaca del sec. XIX è occupato da Altïnsarïn (1841-1889) e Abay (1845-1904). Il primo fu sostenitore convinto di un rinnovamento della vita culturale e letteraria all'interno della più ampia comunità dei turchi musulmani. Abay, formatosi alla scuola russa, seppe trasformare quella del suo popolo in una letteratura moderna e nazionale. Pur ispirandosi ai grandi poeti kazachi del passato (Saʽdi, Fuzuli, Nava'i), egli seppe dare un significato nuovo alla loro eredità spirituale, alla luce della temperie di un secolo di grandi trasformazioni. Per la sua universalità e il suo genio, Abay venne definito il “Goethe delle steppe”. A cavallo tra i sec. XIX e XX sono da ricordare scrittori come Köpeyogli (1857-1931) e Ahmed Baytursun (1873-1937). Di qualche rilievo, ma al servizio della causa sovietica, sono stati Ǧambul Ǧambayogli (1846-1950) e, in misura minore, Ali Ormanov (1907-1983) e Abdullah Tagibaev (1909-1978). Autori importanti della scena letteraria contemporanea sono lo scrittore Rollan Seisenbayev e il poeta Olzhas Sulejmenov, attivi soprattutto su fronti di rilevanza sociale, e Sergey Lukyanenko (n. 1968), autore di fantascienza.

Cultura: arte

Su questi territori e in genere su tutti quelli delle steppe della Siberia occidentale agirono dal II millennio a. C. prima la cultura di Andronovo, poi quella di Karasuk. Attraverso la cultura di Karasuk (1200-700 a. C.) si realizzò il grande incontro tra l'arte scitica e quella siberiana, accentrato soprattutto sul tema della raffigurazione animalistica, secondo le differenti convenzioni estetiche delle due civiltà. Tra le superbe interpretazioni di quest'arte nel Kazakistan fiorì quella dei nomadi Saci (metà del I millennio a. C.), di cui documentazione significativa è fornita dalle immagini veristiche e fantastiche di animali diversi che compongono il diadema d'oro del Tesoro di Karagalink (sec. I a. C.). Sono anche state scoperte numerose pitture murali preistoriche nei monti Karatu. Databili tra il sec. I a. C. e il V d. C., queste pitture rappresentano per la maggior parte scene di caccia e immagini di animali oggi scomparsi. Nel corso dei sec. VI-VIII si sviluppò nell'area delle steppe una statuaria di elementare concezione, caratterizzata tuttavia da appunti di individualizzazione. Nelle zone del sud, invece, più a contatto con le influenze centro-asiatiche, fiorì un altro tipo di scultura, in terracotta e di piccole dimensioni, alla realizzazione della quale contribuirono apporti e manodopera della Sogdiana. L'organizzazione urbanistica delle città del Kazakistan si sviluppò, secondo i modelli centro-asiatici, nel corso dei sec. X-XIII. Nel periodo del potere dei Qarakhānidi l'edilizia si avvalse di un maggiore impiego del mattone cotto, trattato spesso anche con funzioni ornamentali, al quale si aggiungeva, con le medesime finalità decorative, l'uso di rivestimenti di superfici con formelle di terracotta scolpita. L'adozione della pianta quadrata centrale per mausolei cupolati continuò con maggior applicazione anche dopo le distruzioni operate dai Mongoli nel sec. XIII. Si diffuse il gusto per i rivestimenti con ceramiche smaltate (Alaša-hān, Geči, moschea-mausoleo di Ahmad Yasawi, sec. XIII-XIV; mausolei di Kesene e di Sik-Niyāz, questi ultimi costruiti durante il khānato Kazaco, sec. XV-XVII). A forme più semplificate e spoglie di ogni elemento decorativo sono ispirate le architetture del periodo successivo.

Bibliografia

A. Nove, J. A. Newth, The Soviet Middle East, Londra, 1967; M. Rwykin, Moscow’s Muslim Challenge, New York, 1982; S. Akiner, The Islamic Peoples of Soviet Union, Londra, 1986.

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