Questo sito contribuisce alla audience di

Leóne X

(al secolo Giovanni de' Medici), papa (Firenze 1475-Roma 1521). Secondo figlio di Lorenzo il Magnifico e di Clarice Orsini, fu destinato dal padre alla carriera ecclesiastica e nominato cardinale all'età di tredici anni. Educato da uomini come Marsilio Ficino e Angelo Poliziano, dopo la cacciata dei Medici da Firenze (1494) viaggiò per alcuni anni nei Paesi Bassi, in Germania, in Francia e si stabilì quindi a Roma (1497) circondandosi di letterati e artisti. Nel 1512 ottenne da Giulio II la legazione di Romagna e dopo la vittoria della Lega Santa poté rientrare in Firenze che governò per qualche tempo con il fratello Giuliano. Eletto papa (1513) in una situazione politica difficile, mentre Francia e Spagna si contendevano il dominio della penisola, cercò di mantenere buoni rapporti con ambedue le potenze per conservare la propria indipendenza e rafforzare il dominio dei Medici su Firenze e nel resto dell'Italia. Dopo aver aderito alla lega antifrancese di Malines (aprile 1513), si alleò all'Impero, alla Spagna, a Milano e agli Svizzeri per contrastare la discesa di Francesco I, ma dopo la battaglia di Marignano (1515) fu costretto a firmare il Trattato di Viterbo (13 ottobre 1515) con cui abbandonò Parma e Piacenza e il Concordato di Bologna (18 agosto 1516) con il quale furono fissati i diritti della Chiesa gallicana rimasti poi in vigore sino alla Rivoluzione francese. Intrapresa quindi una dispendiosissima guerra per togliere il Ducato di Urbino a Francesco Maria della Rovere e darlo a un Medici, dovette ricorrere a una mediazione franco-spagnola per avere in qualche modo ragione dell'accanito avversario. Nel problema, infine, della successione all'Impero finì col favorire l'elezione di Carlo d'Asburgo con cui si alleò segretamente nel 1521 non senza aver prima proposto a Francesco I di attaccare insieme Napoli. Troppo preso dall'attività politica, trascurò le cure religiose: concluse nel 1517 il Concilio Lateranense ma fu incerto e debole nei confronti della Riforma, nella quale non seppe vedere nulla più che una “bega di frati”, e solo nel 1521 si decise a pubblicare la bolla Exurge Domine con cui minacciava di scomunica Lutero. Gran signore, vivace e tollerante, fu munifico protettore delle arti e delle lettere, mecenate di umanisti e di dotti, amante del lusso e della bellezza in tutte le sue forme cosicché, nonostante la sua mediocre personalità, parve incarnare più di ogni altro papa gli ideali del Rinascimento.

Bibliografia

D. Gnoli, La Roma di Leone X, Milano, 1938; N. D'Arona, Leone e Martino, Roma, 1956; E. Dupré Theseider, I papi Medicei e la loro politica domestica, in “Studi fiorentini”, Firenze, 1958; C. Falconi, Leone X, Milano, 1986.