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Firènze (città)

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capoluogo della provincia omonima e della regione Toscana, 50 m s.m., 102,41 km², 364.710 ab. secondo una stima del 2007 (fiorentini), patrono: san Giovanni Battista (24 giugno).

Generalità

Città situata su entrambe le sponde dell'Arno, in un'ampia conca pianeggiante limitata da ameni colli boscosi, sulle cui pendici sorgono numerosi centri abitati e dimore isolate. Nella seconda metà del sec. XX la città si è notevolmente espansa fino a dare vita a una vera e propria area metropolitana, che, da un punto di vista amministrativo è parte della provincia di Firenze e, da un punto di vista urbanistico è parte della più ampia area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia. Si tratta di una sorta di conurbazione, delineatasi fin dagli anni Sessanta e Settanta del Novecento in seguito a una forte espansione, specie residenziale, dei nuclei principali lungo la direttrice pedemontana. Questa cosiddetta “Grande Firenze” è costituita oltre che dal capoluogo, dai comuni del suo intorno che gravitano su di esso per motivi commerciali, di lavoro e di studio: si tratta di una superficie complessiva di 543 km², con un carico demografico di più di un milione di abitanti. Firenze è il polo organizzatore di quest'area e al tempo stesso il centro dal quale si è mossa l'espansione dell'intera area metropolitana. La città è sede arcivescovile e universitaria.

Urbanistica

Sull'Arno, presso l'antica confluenza del torrente Mugnone, accanto a un primo insediamento italico, nel sec. I a. C. sorse la colonia romana di Florentia, su impianto cardodecumanico a orientamento polare, con una cinta di mura già scavalcata dall'abitato di età imperiale. Gli scavi effettuati nel 1974 in Piazza della Signoria (rimasta intatta dopo il 1250, anno dell'ultima sua ristrutturazione, a seguito della distruzione del quartiere degli Uberti) hanno portato all'individuazione di un edificio termale in funzione dal II al IV-V sec., di cui si sono esplorati il calidarium e il frigidarium. Le dimensioni del complesso dovevano essere notevoli; infatti il salone, lastricato, copriva un'area di 30×45 m. Nel corso dello scavo sono inoltre venuti alla luce diversi materiali ascrivibili all'Età del Bronzo e al Neolitico. Significativi, fra tutti, un piede di tripode di impasto inquadrabile nel Neolitico sardo e attestante perciò rapporti commerciali fin dalla metà del III millennio a. C. Sempre nell'area urbana è stato rinvenuto un sepolcreto villanoviano e, reimpiegati nella facciata di alcuni palazzi cittadini, sono visibili alcuni cippi funerari fiesolani arcaici, ognuno dei quali deve essere ritenuto pertinente in antiquo a un tumulo gentilizio. Dopo la regressione altomedievale, che vide sovrabbondante la superficie romana e la città emarginata dalla viabilità primaria, la città si sviluppò con l'autonomia comunale e nei sec. XI e XII si allargò tutt'intorno, raggiungendo a S la riva destra dell'Arno, oltre il quale sorsero i primi borghi, cosicché nel 1172 venne eretta una seconda cinta di mura. All'interno della prima cinta lo spazio si riempì fittamente delle case-torri difensive dell'aristocrazia feudale trasferitasi in città, mentre il tracciato viario romano si suddivise in vicoli tortuosi con piccoli slarghi irregolari. Tra la prima e la seconda cinta, nei borghi abitati dai commercianti e dagli artigiani, prevalse invece un'edilizia più rada e regolare, con case affiancate fornite di piccole facciate sulla strada. Ma la massima espansione urbana si verificò nei sec. XIII e XIV sia intorno al nucleo originario (con tracciato viario radiale rispetto al castrum romano) sia oltre l'Arno. Tra il 1284 e il 1333 venne realizzata la terza cinta muraria, lunga 8,5 km, che contenne ogni ulteriore ampliamento urbano fino al sec. XIX. Contemporaneamente (1296-99), con la costruzione del duomo nuovo e del Palazzo della Signoria, vennero definiti il centro religioso e quello politico. Tra la seconda e la terza cerchia di mura, le grandi chiese degli ordini religiosi fondati nel sec. XIII (serviti, domenicani, frati minori e agostiniani) divennero centro propulsore della formazione dei borghi, inframmezzati, fino a tutto il sec. XVIII, da ampi spazi verdi. Nei sec. XV e XVI in questo tessuto urbano medievale si inserirono palazzi nobiliari e chiese rinascimentali e furono aperte piazze regolari (Annunziata). Soltanto nel sec. XIX Firenze iniziò una nuova fase di espansione urbana e si verificò una concentrazione edilizia nel centro antico (riempimento di orti e giardini interni, sopraelevazioni, nuovi quartieri nelle zone rimaste libere). Nel 1847-48 venne costruita, quasi nel centro storico, la stazione. Nel 1865-71 Firenze, divenuta capitale, ebbe un ampliamento su piani di G. Poggi: furono abbattute le mura, sostituite da grandi viali a imitazione di quelli parigini, e tutt'intorno alla città furono create ampie zone residenziali a maglie ortogonali. Al Poggi si deve anche la realizzazione del viale dei Colli. Nel 1885-95 venne effettuata la ristrutturazione del centro, con la demolizione delle case medievali, l'apertura di piazza Vittorio Emanuele, ora piazza della Repubblica, al posto del Mercato Vecchio, e la costruzione di blocchi regolari di edifici per uffici e abitazione. Il successivo ampliamento urbano, avvenuto verso l'esterno a macchia d'olio, non ha seguito criteri di razionalità ma fini puramente speculativi (piano regolatore del 1915-24, in vigore fino al 1949), mentre le distruzioni della seconda guerra mondiale hanno accentuato il deterioramento del centro storico. Nel 1949-52 venne redatto un piano che per primo tentò di opporsi all'espansione continua e concentrica della città; seguì nel 1962 il piano Detti, che cercò di comporre uno scenario equilibrato tra centro, collina e periferia. Nonostante ciò gli anni Settanta del Novecento hanno visto lo sviluppo delle periferie e dei paesi satelliti specialmente lungo la direttrice N Firenze-Prato-Pistoia. Nel 1985 è stato proposto da G. Astengo e G. Campos Venuti un progetto di piano regolatore che, basato sull'analisi morfologica dell'esistente, contempla un intervento per parti urbane, con moderata espansione residenziale, disponibilità al recupero, salvaguardia sociale e ambientale del centro storico, dichiarato nel 1982 patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, e indica luoghi e modi per l'espansione e il riuso.

Storia

Quando nel 187 a. C. la via Cassia fu prolungata da Arezzo a Bologna, sorse sulla riva destra dell'Arno, dove esisteva un guado, un posto di guardia romano. Al tempo di Silla, quando l'agro fiesolano fu colonizzato, il territorio della futura Firenze fu assegnato alla tribù Scaptia che governava il municipio di Fiesole, ma il piccolo centro non ebbe importanza fino alla metà del secolo successivo, quando assunse l'aspetto di una città romana in miniatura, con il foro, il campidoglio, l'anfiteatro, le terme e l'acquedotto. Si presume dal nome dei primi santi protettori, Miniato e Reparata, che il cristianesimo sia stato portato a Firenze da mercanti orientali. Si sa inoltre che fu sede di un vescovo dalla prima metà del sec. IV. Poco si sa dell'età barbarica: la distruzione da parte di Totila, re degli Ostrogoti (541-552) è pura leggenda; tanto meno probabile è il passaggio di Attila menzionato da Dante. Certamente vi dominarono i Bizantini, come si deduce dal ritrovamento di un pavimento nella primitiva cattedrale; di una dominazione longobarda dopo il 574 fanno fede alcuni reperti archeologici. Carlo Magno, durante la sua seconda discesa, celebrò a Firenze il Natale del 776, ma è leggenda che abbia ricostruito la città o qualche parte di essa. Retta da conti imperiali prima e da vescovi-conti poi, per concessione di Ottone I di Sassonia, Firenze fra i sec. X e XI fu centro di lotte contro il clero simoniaco (San Giovanni Gualberto contro il vescovo Pietro Mezzabarba) e di lotte per le investiture da parte dei marchesi di Toscana e in special modo della marchesa Matilde di Canossa. Fu in questo periodo che il popolo fiorentino acquistò coscienza del proprio potere. La concessione di una certa autonomia da parte della marchesa, fautrice del papato, e l'insieme dei rapporti che legavano i banchieri e i mercanti fiorentini alla curia romana, fecero sì che Firenze, da tempo in condizioni di inferiorità rispetto a Pisa, solido porto commerciale, e a Lucca, sede del marchesato, divenisse e rimanesse città guelfa e lottasse quindi contro le città ghibelline, soprattutto per motivi economici. Una delle prime manifestazioni dell'ormai libero comune fu la guerra contro Fiesole, vinta definitivamente nel 1125, contro Siena, Pisa e i feudatari del contado, come i potenti Cadolingi. L'impossibilità del nuovo imperatore Lotario II di intervenire subito in Italia favorì il rafforzarsi della magistratura consolare, sostenuta dalla nobiltà cittadina, dagli ecclesiastici e dai mercanti di Calimala, specialmente dopo la battaglia di Legnano (1176), che pose fine alla rinnovata minaccia di un intervento imperiale. La natura dei rapporti di Firenze guelfa con le città vicine (Arezzo, Siena, Pistoia, Lucca e Pisa) e la Romagna si andò man mano modificando e divenne una vera egemonia, mentre il governo cittadino retto dalla magistratura consolare si trasformò in signoria con un unico podestà. Più tardi, quando stavano per esplodere le lotte civili tra guelfi e ghibellini, venne chiamato al governo un podestà forestiero per garanzia di imparzialità tra le fazioni. La vittoria dei guelfi segnò anche il trionfo del popolo delle Arti (“primo popolo” o “popolo vecchio”), che partecipò al potere pubblico contro i feudatari ghibellini. Firenze guelfa, inoltre, poté instaurare una sempre più sicura egemonia sulle città ghibelline. Questo processo fu interrotto due volte, per pochi anni, dall'intervento di Federico II e di suo figlio Manfredi. Dopo la morte di Federico II (1250) le compagnie delle Arti insorsero contro gli Uberti e richiamarono i guelfi fuorusciti. In quegli anni, caratterizzati dalle vittorie su Volterra e su Pisa, fu coniato per la prima volta il fiorino d'oro, che sarebbe divenuto una delle monete più pregiate d'Europa. Dopo la sconfitta di Benevento e la morte di Manfredi (1266), i guelfi ripresero il sopravvento e i ghibellini furono cacciati definitivamente. La nuova costituzione fu detta del “secondo popolo”, con nuovi magistrati (capitani di parte), mentre la signoria formale veniva affidata per dieci anni a Carlo d'Angiò. Da questo momento la storia di Firenze divenne quanto mai convulsa, fra tentativi di pacificazione e mutamenti di costituzione: i dodici “buoni uomini” che si affiancarono al podestà e al capitano del popolo; i priori delle Arti, e infine gli Ordinamenti di giustizia del priore Giano della Bella (1293); l'istituzione del gonfaloniere di giustizia al quale era demandato il potere esecutivo; la scissione del partito guelfo nelle due fazioni dei Bianchi e dei Neri, l'una guidata dai Cerchi e costituita dal “popolo grasso” (banchieri e grandi mercanti) e da una parte dei nobili; l'altra capeggiata dai Donati e costituita dai nobili contrari agli Ordinamenti e dal “popolo minuto” (borghesia artigiana e del medio commercio). La lotta fra le due fazioni costituisce quasi una storia a parte: anche Dante e il padre del Petrarca furono costretti all'esilio quando i Neri ebbero buon gioco (1302) con il favore di papa Bonifacio VIII. In questo periodo Firenze riuscì a estendere il suo predominio su varie parti della Toscana (Siena, battaglia di Colle di Val d'Elsa, 1269; Arezzo, battaglia di Campaldino, 1289; Pisa, Pace di Fucecchio, 1293; Pistoia, 1306, e gran parte del Mugello). Nella prima metà del Trecento il comune fiorentino fu costretto per due volte a chiamare al governo signori stranieri per far fronte alle minacce esterne: nel 1325 (Carlo di Valois) e nel 1342 (Gualtiero di Brienne). In un'alternativa quasi ininterrotta di conquiste territoriali, di patti di alleanza e di lotte con le città ghibelline, Firenze continuò per tutto il secolo la sua politica di predominio. Verso la fine del Trecento scoppiarono fieri contrasti fra le classi sociali e, per la prima volta, comparve il nome della famiglia dei Medici, destinata ad assumere la signoria della città, con Salvestro, gonfaloniere di giustizia, che presentò infatti nel 1378 alcune proposte contro le grandi famiglie che capeggiavano la parte guelfa (Albizzi, Strozzi ecc.). Tuttavia le riforme scontentarono tutti: esplose allora il tumulto dei Ciompi e fu instaurata una nuova signoria a carattere popolare, che dopo i primi successi fu sopraffatta dal popolo grasso che riprese il potere e lo conservò fino al tempo dei Medici. Agli inizi del sec. XV Firenze fu minacciata dalla pressione espansionistica di Gian Galeazzo Visconti, che terminò con la morte del duca. Dopo la conquista di Pisa (1406), Firenze ebbe il dominio su tutta la Toscana, eccettuate Lucca e Siena. La minaccia milanese si ripeté più tardi per opera di Filippo Maria Visconti, e Firenze, oltre ad assoldare truppe mercenarie, dovette allearsi con Venezia per cercare di contrastarla (1425). Dal 1434 ha inizio la signoria dei Medici, che parve necessaria a causa dei gravi disaccordi esistenti tra le fazioni oligarchiche e fu favorita dal popolo. Fu Cosimo il Vecchio che, tornato dall'esilio cui l'aveva condannato la signoria alleata ai suoi oppositori, cominciò a governare di fatto la città, pur rimanendo apparentemente in disparte e lasciando in vita quasi tutte le antiche istituzioni repubblicane, affidate a persone di sua fiducia. Cosimo iniziò quella politica di equilibrio fra gli stati italiani che fu realizzata splendidamente dal nipote Lorenzo il Magnifico, il quale accelerò fra l'altro il processo di estinzione della repubblica, tendendo apertamente al principato. La repubblica fu restaurata nel 1494, due anni dopo la morte del Magnifico, quando suo figlio Piero venne cacciato per aver mostrato un'eccessiva debolezza di fronte a Carlo VIII di Francia. Firenze fu retta praticamente dal battagliero frate domenicano Girolamo Savonarola e dopo la sua tragica scomparsa la nuova costituzione si mostrò sempre più debole specialmente durante la guerra per la riconquista di Pisa (1509). I Medici tornarono a Firenze approfittando della partenza dei francesi e ripresero il potere che tennero fino al 1527, quando, giunta in città la notizia del sacco di Roma da parte delle truppe di Carlo V, i fiorentini restaurarono la repubblica e decisero di allearsi con i francesi. Fu allora che Firenze venne assediata. Termina qui la storia di Firenze (1530) e ha inizio quella della capitale del Granducato di Toscana che prima sotto i Medici, poi sotto gli Asburgo-Lorena, allargò i suoi confini (Siena nel 1555, lo Stato dei Presidi nel 1807, Lucca nel 1847) e fu annessa infine per plebiscito popolare al nuovo Regno d'Italia (1860). Per cinque anni, dal 1865 al 1871, fu capitale del regno. Mai venne meno la vitalità politica della città, dove si affermarono gruppi radicali che parteciparono da protagonisti all'evoluzione dello Stato italiano. Incisivo e per molti aspetti esemplare fu il contributo dato dagli antifascisti operanti in Firenze attorno ai giornali Non mollare!, Italia Libera, Giustizia e Libertà. Nel Novecento, due grandi tragedie colpirono la città: la distruzione dei ponti e di molti edifici dei lungarni a opera dei tedeschi in ritirata (1944) e l'alluvione del 1966, che devastò case, monumenti, musei e biblioteche. Nel 1993 la città fu colpita al cuore da un attentato terroristico, che causò alcune vittime e ingenti danni al patrimonio degli Uffizi e dell'Accademia dei Georgofili.

Arte

Massimi esempi del romanico fiorentino sono le chiese di San Miniato al Monte e dei Santi Apostoli e il Battistero, caratterizzati dal gusto geometrizzante nel paramento di marmi bianchi e verdi e da un classicismo non solo decorativo ma strutturale, significativa anticipazione del Rinascimento. Il Battistero (consacrato nel 1059), ottagonale ad arcate cieche, è celebre per le tre porte in bronzo dorato di Andrea Pisano (porta S, 1330-36) e L. Ghiberti (porte a N, 1403-24, e a E, 1425-52). La porta a E, definita da Michelangelo “del Paradiso”, comprende dieci grandi quadrati a rilievo basati sul principio dello “stiacciato” donatelliano, di grande raffinatezza ed eleganza. Le formelle originali, dopo accurato restauro, sono state trasferite nel Museo dell'Opera del Duomo e sostituite da copie. L'interno del Battistero conserva sculture di Donatello e mosaici bizantineggianti del Duecento nella cupola. San Miniato al Monte (1018-1207) ha un'eccezionale facciata ad arcate su colonne, finestra a timpano e cornicione classico, e un interno basilicale coperto a capriate (in sagrestia affreschi di Spinello Aretino; nella cappella del cardinale di Portogallo sculture di A. Rossellino e Luca della Robbia e Annunciazione a fresco di A. Baldovinetti). Gli edifici più rappresentativi di Firenze risalgono però alla fine del Duecento e al primo Trecento. Il duomo (Santa Maria del Fiore) fu iniziato da Arnolfo di Cambio nel 1296, proseguito per tutto il sec. XIV secondo il progetto originario (tre navate con volte a crociera, terminazione a trifoglio con chiara impostazione centrale) e compiuto nel 1420-34 dal Brunelleschi nella celebre cupola; la facciata, rimasta incompiuta, nell'Ottocento fu ricoperta di marmi secondo un progetto ispirato alle decorazioni dei fianchi e dell'abside della chiesa. All'interno si trovano importanti sculture (Pietà di Michelangelo; Reliquiario di San Zanobi del Ghiberti; sculture di Tino di Camaino e Luca della Robbia) e pitture del Rinascimento (monumenti di Giovanni Acuto e di Niccolò da Tolentino, dipinti a chiaroscuro rispettivamente da Paolo Uccello e Andrea del Castagno; vetrate negli oculi del tamburo, su disegni di Ghiberti, Donatello, Paolo Uccello e Andrea del Castagno). Il vicino campanile (iniziato nel 1334 su disegno di Giotto) ha nel basamento importanti sculture di Andrea Pisano. La chiesa di Santa Croce, francescana, ricostruita probabilmente da Arnolfo di Cambio, presenta tre navate divise da pilastri ottagonali, arcate trasversali, copertura a capriate e pianta a “T” di tipo conventuale. Sulle pareti delle navate si allineano importanti sculture del Rinascimento (Crocifisso in legno e Annunciazione di Donatello; tomba di Leonardo Bruni, di B. Rossellino; tomba Marsuppini, di Desiderio da Settignano). Le cappelle terminali sono affrescate con cicli trecenteschi di eccezionale importanza. Si ricordano quelli di Giotto, Maso di Banco, B. Daddi, Taddeo Gaddi e Giovanni da Milano. Vero e proprio pantheon nazionale, la chiesa conserva le splendide tombe di Machiavelli, Michelangelo, Alfieri, Foscolo e Rossini. Santa Maria Novella, domenicana, a croce latina con volte ogivali e pilastri polistili, fu completata nel 1456-70, con facciata marmorea, da L. B. Alberti. L'interno conserva affreschi di Masaccio (Trinità, 1427), del Ghirlandaio (ciclo dell'abside, 1485-90), di Filippino Lippi (cappella Strozzi, 1502), tavole di Giotto (Crocifissione) e Orcagna, sculture di Brunelleschi (Crocifisso), Benedetto da Maiano, B. Rossellino, Giambologna: il Chiostro Verde era decorato con eccezionali affreschi di Paolo Uccello, ora staccati. La chiesa di Santa Trinita (iniziata nel 1258) ha una cappella con affreschi e pala di Lorenzo Monaco e un'altra con affreschi e pala del Ghirlandaio (1483-86). Orsanmichele, già mercato del grano (1337), trasformato in chiesa nel 1380, è ornato all'esterno con le statue dei santi patroni delle Arti, che documentano lo sviluppo della scultura fiorentina del Rinascimento, da Nanni di Banco al Ghiberti, da Donatello al Verrocchio; all'interno si trova un tabernacolo marmoreo tardogotico dell'Orcagna (1349-59). Il Palazzo Vecchio o della Signoria, eretto probabilmente su progetto di Arnolfo di Cambio (1299), venne ampliato nel Cinquecento da Vasari e Buontalenti ed è uno splendido esempio di architettura civile fiorentina. Gli appartamenti interni sono di grande interesse per la conoscenza del secondo manierismo (affreschi del Vasari e Vittoria di Michelangelo nel Salone dei Cinquecento; quartiere di Eleonora d'Aragona con cappella dipinta dal Bronzino; studiolo di Francesco I). Altri edifici civili medievali sono il Palazzo del Podestà o del Bargello (1255-1320), il Ponte Vecchio (rifatto nel 1345 ma costruito forse già all'epoca della colonia romana e più volte distrutto, con doppia fila di botteghe riservate, dal Cinquecento, agli orafi), il palazzo dell'Arte della Lana, la Loggia del Bigallo, alcune residue case-torri (in via Por Santa Maria e altrove). Davanti al Palazzo Vecchio la Giuditta di Donatello è il preludio a uno straordinario museo all'aperto di statue rinascimentali: Perseo del Cellini, Ratto delle Sabine del Giambologna, David di Michelangelo (copia), alcune raccolte sotto la Loggia dei Lanzi. Nel corso del sec. XV furono eretti a Firenze alcuni edifici che segnano l'inizio del Rinascimento in architettura e quindi una svolta fondamentale nella storia dell'arte europea. Si ricordano le chiese e i palazzi del Brunelleschi (Loggia degli Innocenti, 1421-24; chiese di San Lorenzo, Santo Spirito e Santa Maria degli Angeli; sagrestia vecchia di San Lorenzo, con sculture di Donatello e del Verrocchio; Cappella de' Pazzi; Palazzo Pitti), Michelozzo (palazzo Medici-Riccardi, con affreschi di Benozzo Gozzoli), L. B. Alberti (volute della facciata di Santa Maria Novella, palazzo Rucellai, tribuna dell'Annunziata), Benedetto da Maiano (palazzo Strozzi), Giuliano da Sangallo (palazzo Gondi), Simone del Pollaiolo, detto il Cronaca (San Salvatore al Monte). Tra i cicli pittorici e le sculture rinascimentali si ricordano, oltre alle opere già citate, gli affreschi di Masaccio e Masolino da Panicale nella Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine (1425-27), del Beato Angelico nel convento domenicano di San Marco, di Andrea del Castagno nel cenacolo di Sant'Apollonia (1450-57). Agli inizi del sec. XVI, con il soggiorno di Raffaello (1504-08) e l'attività di Michelangelo e di Leonardo, impegnati nei cartoni delle Battaglie (1504), Firenze continuò a essere uno dei massimi centri del Rinascimento italiano. I più fecondi e tipici esponenti del classicismo fiorentino del primo Cinquecento, formatisi su Raffaello e Leonardo, sono Fra' Bartolomeo e Andrea del Sarto (chiostro dello Scalzo, portico dell'Annunziata). Ma con la caduta della repubblica fiorentina si manifestarono precocemente tendenze anticlassiche e manieristiche i cui massimi rappresentanti furono Rosso Fiorentino e il Pontormo (Deposizione di Santa Felicita, Visitazione di Carmignano, affreschi della certosa del Galluzzo e della villa medicea del Poggio a Caiano). Negli stessi anni Michelangelo creò a Firenze opere schiettamente manieristiche (vestibolo e scalone della Biblioteca Laurenziana, 1524; sagrestia nuova a San Lorenzo con le tombe medicee, 1521-33). Le successive fasi del manierismo sono rappresentate dalle pitture del Vasari, del Pontormo, del Bronzino, di Francesco Salviati (che operò anche nel campo dell'arazzeria); dalle sculture di Cellini, Montorsoli, Baccio Bandinelli, Giambologna; dalle architetture del Vasari (Palazzo degli Uffizi, iniziato nel 1560), dell'Ammannati (ponte Santa Trinita, 1567-69; cortile di Palazzo Pitti, 1560; fontana di Piazza della Signoria, 1563-67), del Buontalenti, che fu anche scenografo (Casino mediceo, 1574; Belvedere, 1590-95; Giardini di Boboli, iniziati nel 1550 dal Tribolo e compiuti dal Buontalenti che vi ideò la grotta e la fontana dell'Oceano con le statue del Giambologna). La tradizione manieristica continuò nel primo Seicento con le pitture di Alessandro e Cristofano Allori, di Santi di Tito, dell'Empoli, del Cigoli, del Passignano e del Pomarancio; con le scenografie di Giulio Parigi e di Jacques Callot; con le sculture del Tacca e le architetture di Matteo Nigetti (cappella dei Principi a San Lorenzo, 1604 e seguenti). Solo dopo il 1637, con gli affreschi di Pietro da Cortona e del Volterrano in Palazzo Pitti, e più ancora con quelli di Luca Giordano a palazzo Medici-Riccardi (1682-86) e di Sebastiano Ricci a palazzo Fenzi-Marucelli (1706-07), si affermò la grande decorazione barocca. Tra le architetture neoclassiche si ricordano il Teatro della Pergola (1826) e la villa di Poggio Imperiale. Firenze annovera anche alcune buone architetture moderne (stadio comunale di P. Nervi, 1930-32; stazione centrale, 1933-36, e Cassa di Risparmio di Firenze, 1957, di G. Michelucci).

Musei

La Galleria degli Uffizi ospita la più celebre raccolta d'arte della città e una delle più illustri a livello internazionale. Vi sono esposti in particolare molti capolavori della pittura fiorentina, tra i quali la Madonna d’Ognissanti di Giotto, la Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, la Primavera e la Nascita di Venere di Sandro Botticelli, la Sacra famiglia con San Giovannino (Tondo Doni) di Michelangelo. L'attentato terroristico subito dal museo il 27 maggio 1993 coinvolse soprattutto il Corridoio Vasariano, dove andarono distrutte due opere e molte altre furono gravemente danneggiate. Nel 2003 è stato avviato l'iter burocratico per la realizzazione dei Nuovi Uffizi, che prevede la ristrutturazione delle attuali sale e l'ampliamento dello spazio espositivo. La Galleria Palatina o Pitti conserva numerosi dipinti italiani dei sec. XVI-XVII, con importantissime opere di Raffaello, Tiziano, Tintoretto, Sebastiano del Piombo, Andrea del Sarto, Caravaggio, Sodoma e inoltre opere manieriste (Rosso Fiorentino, Pontormo, Bronzino), del Seicento emiliano (Annibale Carracci, G. Reni, Guercino), fiamminghe e olandesi, tra cui un nucleo di pitture di Rubens e dipinti di Van Dyck. Il Museo Nazionale del Bargello custodisce la maggiore raccolta esistente di scultura toscana del Rinascimento e, nel suo insieme, rappresenta una meta fondamentale per la conoscenza della scultura e delle arti minori dal Trecento al Seicento, con opere di eccezionale importanza di Donatello, Verrocchio, Pollaiolo; ben rappresentate sono la scultura del Cinquecento (Michelangelo, B. Cellini, Giambologna, Sansovino) e del Seicento (G. L. Bernini). La città annovera molti altri importanti musei. Il Museo dell'Opera del Duomo raccoglie numerosi capolavori della scultura fiorentina dei sec. XIV e XV provenienti dall'interno e dall'esterno del duomo (la facciata trecentesca, incompiuta, fu demolita nel 1587) e dal vicino campanile (Madonna col Bambino benedicente di Arnolfo di Cambio; Donna con cornucopia di Tino da Camaino; San Luca di Nanni di Banco; San Giovanni e Abacuc di Donatello; le due celebri cantorie di Donatello e di Luca della Robbia, 1431-39). Oltre alle sculture vi sono ricami (alcuni su disegno di A. Pollaiolo), oreficerie, di cui Firenze vanta una lunga tradizione, frammenti architettonici, modelli e disegni per la cupola e la facciata del duomo. Il Museo dell'Opera di Santa Croce raccoglie opere di straordinaria importanza, tra le quali il Crocifisso di Cimabue e il San Ludovico, in bronzo, di Donatello. La Galleria dell'Accademia contiene dipinti di scuola toscana dal sec. XIII al XVI e un gruppo di sculture di Michelangelo: quattro abbozzi di Prigioni, incompiuti, per la tomba di Giulio II (1518), la Pietà di Palestrina (ca. 1520), il S. Matteo, incompiuto, il David (1501-05). Altre opere di Michelangelo (preziosi disegni e i due rilievi giovanili della Madonna della Scala e della Battaglia fra Centauri e Lapiti) si trovano in casa Buonarroti. Il Museo di San Marco raccoglie un eccezionale complesso di tavole e affreschi del Beato Angelico (dei dipinti su tavola ricordiamo: il Tabernacolo dei Linaioli, la Deposizione dalla croce, proveniente da Santa Trinita e il Giudizio Universale) e anche affreschi eseguiti da Domenico Ghirlandaio e da Fra' Bartolomeo per lo stesso convento. Il Museo Horne contiene dipinti toscani su tavola dei sec. XIV e XV (Santo Stefano di Giotto; opere di Pietro Lorenzetti, Sassetta e Filippino Lippi). Il Museo Archeologico raccoglie grandiose testimonianze delle civiltà etrusca e greca, dalle statue in bronzo alle pitture, dalla coroplastica ai sarcofagi e alla ceramica attica. Il Museo Bardini raccoglie sculture dall'antichità al Rinascimento, con particolare riguardo al Quattrocento toscano, e inoltre mobili, tappeti e arazzi. Il Museo Stibbert è dedicato alle arti minori (mobili, porcellane, tessuti, armi e armature antiche italiane, spagnole, islamiche e asiatiche).

Arazzi

Firenze fu sede di importanti fabbriche di arazzi e di ceramiche. La manifattura di arazzi fu la più importante d'Italia ed ebbe una felice e ricca produzione grazie al mecenatismo dei Medici. Nel 1546 Cosimo I istituì l'arazzeria di corte, affidandone la direzione ai fiamminghi J. Rost e N. Karcher, chiamati uno da Ferrara e l'altro da Mantova. La prima serie tessuta, le Storie di Giuseppe, 20 pezzi su disegni del Bronzino, del Pontormo e del Salviati, mostra, oltre a un ricco cromatismo e a uno spiccato senso decorativo, una ricerca di mezzi espressivi inediti che diverrà una caratteristica della produzione fiorentina. Presso l'arazzeria medicea lavorarono come cartonisti anche il Bachiacca (I mesi), il Vasari, lo Stradano (Le cacce di Poggio a Caiano), A. Allori ecc. Tra gli arazzieri che succedettero come direttori a Rost e Karcher si ricordano B. Squilli, G. Scanditi, G. Papini, J. M. van Hassel e P. Lefebvre. Quest'ultimo introdusse la tessitura ad alto liccio, considerata superiore in Francia, e fu necessario rinnovare i cartoni, che tuttavia si rifecero ai moduli precedenti; la serie più originale è quella delle Ore, conservata a Palazzo Vecchio, come d'altronde quasi tutta la produzione fiorentina. Nel Settecento la maniera dei francesi cedette il passo a un rinnovamento impostato dagli italiani G. B. Termini, A. Bronconi e G. Pieri; vi contribuì l'abilissimo arazziere Leonardo Bernini (coadiuvato dal 1717 al 1731 da Vittorio Demignot), autore fra l'altro delle Quattro parti del mondo su disegni di Giovanni Sagrestani e Gerolamo Papi, e del Ratto di Proserpina su disegno di Giovanni Grisoni. L'arazzeria fu chiusa nel 1737 quando si estinse la famiglia de' Medici.

Ceramiche

Come centro ceramico Firenze si distinse per la produzione delle maioliche. Sotto la spinta dei Della Robbia, i maiolicari fiorentini si svincolarono dai vecchi repertori ornamentali, introducendo, intorno alla metà del sec. XV, temi nuovi. Gli esemplari cinquecenteschi riflettono lo stile desunto dalle opere del Botticelli. Nel forno sorto nei Giardini di Boboli per volere di Francesco de' Medici fu scoperta nel 1575 una pseudo-porcellana di pasta tenera detta “porcellana Medici”.

Biblioteche e archivi

Firenze ospita una delle due biblioteche nazionali centrali italiane: la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. La Biblioteca Medicea Laurenziana, fondata da Cosimo il Vecchio come biblioteca privata, fu aperta al pubblico nella sua sede michelangiolesca nel 1571. La Biblioteca Marucelliana, nata nel 1702 da un lascito dell'abate fiorentino Francesco Marucelli, fu aperta al pubblico nel 1752. La Biblioteca Riccardiana, creata dalla famiglia Riccardi verso la fine del Cinquecento, divenne pubblica nel 1815. Il Gabinetto scientifico-letterario “G. P. Vieusseux”, istituto di cultura generale fondato da G. P. Vieusseux nel 1819, fu uno dei più importanti centri europei della cultura romantica, ed è notevole oggi per l'Archivio Contemporaneo. L'Archivio di Stato è uno dei maggiori archivi italiani, particolarmente importante per i suoi fondi rinascimentali. È stato un centro determinante della cultura storico-archivistica italiana tra l'Ottocento e il Novecento e al suo ambito è legato anche l'Archivio Storico Italiano, fondato nel 1842 da G. P. Vieusseux.

Spettacolo

Manifestazioni religiose, grandiose processioni con carri fantasiosamente e riccamente addobbati e cerimonie profane caratterizzarono lo spettacolo medievale anche in questa città. Ma fu col Rinascimento che Firenze acquistò una grande importanza: qui prese forma la sacra rappresentazione con tutto il suo fasto scenografico e qui furono presentate, spesso in sedi private, le più significative commedie erudite. Contemporaneamente i Medici incoraggiarono spettacoli di impegno chiamando a collaborare artisti di prestigio, soprattutto nell'ultimo trentennio del sec. XVI. Nel 1565, per le feste in onore della nuora di Cosimo I, Giorgio Vasari allestì La Cofanaria di F. D'Ambra a Palazzo Vecchio, riprese le macchine dell'Annunciazione del Brunelleschi conservate a Santo Spirito, organizzò mascherate, cortei, parate militari ecc. Nel 1586, per le nozze di Cesare d'Este con Virginia de' Medici, B. Buontalenti inscenò con effetti di grande suggestione L’amico fido di Giovanni de' Bardi, membro rilevante di quella Camerata Fiorentina che fu all'origine del melodramma, e tre anni dopo, in occasione di un altro matrimonio, diede eccitante veste scenica alla Pellegrina di G. Bargagli, recitata dagli Intronati di Siena con intermezzi della Camerata. Altro genere importante fu l'opera-torneo, dove rivestivano un ruolo fondamentale gli apparati scenografici e coreografici. I luoghi dove venivano allestite queste rappresentazioni teatrali erano, principalmente, Palazzo Vecchio e gli Uffizi, le residenze cittadine dei nobili e le ville medicee, le accademie e gli oratori. I primi teatri permanenti furono quello del Cocomero, fondato nel 1650 dall'Accademia degli Immobili, divenuto teatro pubblico nel sec. XVIII e ribattezzato nell'Ottocento Teatro Niccolini, e il Teatro della Pergola, costruito in legno da dissidenti degli Immobili su disegno di F. Tacca (1656) e rifatto in muratura nel 1755 su progetto di G. Mannaioni e A. Galli Bibbiena. Oggi l'edificio è monumento nazionale e accoglie normali stagioni di prosa. La lirica ha invece sede al Teatro Comunale, eretto nel 1862 come Politeama Fiorentino. La città, che non ha un teatro stabile, ospita annualmente due manifestazioni di grande rilievo, il Maggio Musicale Fiorentino, inaugurato nel 1933, che costituisce il principale appuntamento culturale dell'anno (opera, concerti e danza) e richiama un pubblico internazionale, e la Rassegna Internazionale dei Teatri Stabili, che ha avuto la sua prima edizione nel 1965. Le prime scuole musicali pubbliche furono aperte agli inizi dell'Ottocento; dal 1912 è attivo il Conservatorio “L. Cherubini”, con ricca biblioteca e museo.

Economia

Nel quadro economico fiorentino l'industria non ha mai avuto un ruolo centrale, sebbene alcuni suoi comparti (per esempio quello meccanico di precisione) siano stati a lungo all'avanguardia in Italia e in Europa. Dopo un significativo sviluppo dal secondo dopoguerra agli anni del boom economico, il comparto manifatturiero ha subito una forte contrazione, sia per gli effetti del processo generale di deindustrializzazione, sia per lo spostamento degli impianti industriali al di fuori dei confini amministrativi della città. Oggi i settori trainanti dell'industria fiorentina sono quelli meccanico, calzaturiero, conciario, illuminotecnico, della moda e dell'abbigliamento in genere. L'artigianato è specializzato nel ricamo e nella lavorazione dei metalli preziosi e delle pietre dure, del cuoio e dei pellami, del legno, del ferro battuto e del vetro. Il terziario si è sviluppato non solo nelle attività commerciali (molto legate al turismo), ma anche in quelle finanziarie, assicurative e, marginalmente, informatiche; un ruolo importante nella promozione delle attività commerciali è svolto dalle manifestazioni fieristiche che si tengono nella città con regolarità, in particolare quelle della moda prêt-à-porter. Preponderante è l'attività turistica; tra le capitali culturali mondiali grazie all'inestimabile patrimonio artistico e monumentale, Firenze conta su efficienti strutture organizzative e informative e su un'ottima ricettività (alberghi di buon livello, di lusso, ma anche bed and breakfast e strutture agrituristiche). La città è, con Roma, il più prestigioso centro europeo per fioritura di iniziative volte alla conservazione, allo studio e al restauro delle opere d'arte. Nel territorio fiorentino, pressoché interamente urbanizzato, l'agricoltura ricopre un ruolo marginale; prevalente è tuttavia la coltivazione della vite, dell'olivo e degli ortaggi.

Curiosità

Molto importante è la Biennale dell'Antiquariato, ospitata a palazzo Corsini. Si ricordano inoltre, tra le manifestazioni, il folcloristico Scoppio del Carro (domenica di Pasqua), il torneo del Calcio in costume, disputato fra i quattro quartieri storici di Firenze, e la manifestazione Fabbrica Europa, progetto interdisciplinare di danza, teatro, musica e arti visive che dal 1994 si tiene presso l'ex Stazione Leopolda. La città ha dato i natali al poeta Dante Alighieri (1265-1321), ai letterati Brunetto Latini (ca. 1220 - ca. 1294) e Guido Cavalcanti (ca. 1259-1300), agli architetti Filippo Brunelleschi (1377-1446) e Iacopo Tatti, detto il Sansovino (1486-1570), al navigatore Amerigo Vespucci (1454-1512), all'astronoma Margherita Hack (1922), al regista e scenografo Franco Zeffirelli (1923), al politologo Giovanni Sartori (1924), alla giornalista e scrittrice Oriana Fallaci (1930), al critico letterario, narratore e saggista Pietro Citati (1933), alla scrittrice Dacia Maraini (1936) e al pittore Sandro Chia (1946).

Bibliografia

Per le opere di carattere generale e geografiche

G. Amerighi, La città di Firenze, Firenze, 1961; M. L. Guaita, Firenze, Firenze, 1962; P. Bargellini, Questa è Firenze, Firenze, 1968; Autori Vari, Le grandi città italiane. Saggi geografici e urbanistici, Milano, 1971; S. Bertone, Guida alla civiltà di Firenze, Milano, 1986.

Per la storia

N. Ottokar, Firenze, cenni di storia e di cultura fiorentine, Firenze, 1940; G. Spini, Cosimo I dei Medici, Firenze, 1945; G. Pieraccini, La stirpe de’ Medici di Cafaggiolo, Firenze, 1948; A. Simioni, Le Signorie, Milano, 1950; J. Burckhardt, La civiltà del Rinascimento in Italia, Firenze, 1952; R. Davidsohn, Storia di Firenze, Firenze, 1956-65; G. Spini, Storia dell’età moderna, Roma, 1960; P. Bargellini, La splendida storia di Firenze, 4 voll., Firenze, 1964-69; A. Lugli, Firenze ritrovata, Firenze, 1971; L. Artusi, Le arti e i mestieri a Firenze, Roma, 1990.

Per l’arte

E. Allodoli, Le chiese di Firenze, Firenze, 1954; M. Jacorossi, Incontro con Firenze, Firenze, 1968; P. Bargellini, Orsanmichele, Firenze, 1969; E. Detti, Firenze scomparsa, Firenze, 1970; A. Lugli, Firenze ritrovata, Firenze, 1971; C. Marchi, I segreti delle cattedrali, Milano, 1972; U. Takashi, A. Glenn, L’arte a Firenze, Udine, 1990.

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Il duomo di Firenze

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