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Metternich-Winneburg, Klemens Lothar, prìncipe di-

uomo politico austriaco (Coblenza 1773-Vienna 1859). Diplomatico di grande talento, diresse per più di trent'anni la politica estera asburgica, propugnando un equilibrio europeo che garantisse la conservazione dell'assetto politico e sociale sconvolto dall'imperialismo napoleonico e minacciato dalle istanze liberali. Gli studi compiuti a Strasburgo e Magonza lo indirizzarono a una visione conservatrice, ma egli non rimase insensibile alle suggestioni della Rivoluzione francese: negli scritti giovanili si trovano tra l'altro cenni sull'esigenza di un esercito popolare e, sul piano religioso-culturale, si mostrò aperto agli influssi illuministici. Sposata (1795) una nipote di Kaunitz-Rietberg, ebbe incarichi diplomatici in Germania e a Parigi (1806), finché fu chiamato (1809) al Ministero degli Esteri, al posto del conte Stadion. Nel periodo successivo alla sconfitta di Wagram (1809) Metternich diresse il riavvicinamento a Napoleone, che nel 1810 sposò Maria Luisa d'Austria, e la ripresa politica ed economica austriaca, assicurandosi le condizioni per poter fungere da mediatore tra la Francia e le altre potenze. Tale funzione, che il Metternich volle conservare anche dopo il delicato momento del cambiamento di fronte, seguito alla sconfitta napoleonica in Russia (1812), con l'entrata dell'Austria nella coalizione vittoriosa, gli permise di affermare la propria linea al Congresso di Vienna (1814-15) e nei vari convegni della Santa Alleanza. Egli proponeva la restaurazione degli Stati e degli equilibri anteriori all'epoca napoleonica, garantiti dalla cooperazione e dall'intervento, dove fosse necessario, delle maggiori potenze, nonché dall'istituzione di una fascia di Stati confederati: Germania, Svizzera, Italia, che però né in Svizzera né in Italia poté realizzare. In particolare sulla Germania, Metternich reimpose un effettivo controllo austriaco (cui avrebbe posto termine soltanto Bismarck), assumendo la presidenza della Confederazione; il Congresso di Karlsbad (1819) e gli Schlussprotokolle (1834) assicurarono il blocco di qualsiasi sviluppo in senso costituzionale negli Stati tedeschi. In Italia gli interventi della Santa Alleanza contro i moti carbonari del 1820-21 e 1830-31 e l'impulso austriaco a una politica economica moderatamente illuminata non diedero invece i risultati sperati. Disastroso fu anche il tentativo di sostenere, in Svizzera, l'iniziativa cattolica della lega detta Sonderbund (1844-47). La situazione internazionale mutò d'altronde a partire dal 1830, provocando una spaccatura nella stessa Santa Alleanza; Metternich realisticamente accettò i risultati della rivoluzione di luglio in Francia e rinunciò all'intervento in Belgio. L'unico accordo possibile, salvo gli approcci del ministro inglese Palmerston (1840) e l'adesione francese all'impresa del Sonderbund, restava quello con la Russia, cementato dall'intervento in Polonia (1831) e dal Trattato di Münchengrätz (1833). Ma anche questo rapporto non poteva non risentire della crisi dell'Impero ottomano e delle complicazioni internazionali che esso comportava. La situazione interna all'Impero austriaco peggiorò d'altronde con la morte di Francesco II (1835). Nel Consiglio di reggenza per Ferdinando I, Metternich si vide affiancare personaggi come il conte Kolowrat che limitarono molto il suo potere. Il 1848 spazzò via il suo governo e la successiva reazione si orientò su una linea di accentramento e germanizzazione col sacrificio del carattere plurinazionale dell'Impero asburgico che andava al di là dei suoi stessi piani. Nella nuova situazione e con l'ascesa al trono di Francesco Giuseppe, Metternich non trovò più alcun seguito e si ritirò in esilio.

Bibliografia

H. R. von Srbik, Metternich, der Staatsmann und der Mensch, Monaco, 1954; G. Bertier de Sauvigny, Metternich et son temps, Parigi, 1959; M. Missoffe, Metternich, Parigi, 1959; A. Palmer, Metternich, Londra, 1972; F. Herre, Metternich, Milano, 1984.