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Pāndya

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Storia

Dinastia tamil regnante nell'estrema zona meridionale dell'India, con capitale Madurai, la città santa del Sud. La loro storia più antica è poco nota: si sa di un'ambasceria inviata a Ottaviano Augusto e di un'invasione del regno da parte dei Khalabra (sec. VI). I Pāṇḍya dovettero quindi lottare a lungo per non soccombere ai Pallava, ma, dopo un periodo di espansione in tutta l'India meridionale (sec. VIII-IX), ebbero infine la peggio (880). Dal 920 al 1170 la dinastia fu vassalla dei Cola, poi riprese vigore e con Māravarman Sundara I (ca. 1216-38) e più con Jātavarman Sundara (1251-72) giunse al massimo di potenza e di espansione: Marco Polo alla fine del sec. XIII trovò la Stato ricco e florido. Subito dopo, però, discordie interne e spedizioni musulmane da Delhi portarono i Pāṇḍya alla decadenza definitiva. La dinastia cessò di esistere all'inizio del sec. XVII.

Arte

L'arte dell'antica dinastia dei Pāṇḍya (sec. VI-XIV) acquistò caratteri distintivi nell'ambito dell'evoluzione degli stili dravidici nell'estremo sud dell'India tra il sec. XII e il XIV. Succeduta alla grande arte dei Pallava (della quale per molti aspetti può considerarsi la continuazione) e a quella dei Cola, sviluppò motivi dell'architettura e della scultura propri di queste tradizioni. Caratteristiche dell'architettura Pāṇḍya furono le maggiori proporzioni conferite alla struttura del gopuram (torre-portale) rispetto a quella del santuario (differenza portata a più eccessive accentuazioni nel successivo periodo di Vijayanagar) e l'uso di alte mura di fortificazione (prakaram) attorno al tempio. L'eredità di forme architettoniche Pallava si nota soprattutto nei templi rupestri di Tirumalaipuram, Sendamāram, Vīrasikhāmani, Kunnakudi, Ānamalai, Chokkampatti e in quelli più importanti di Tiruparankuram e di Kalugumalai. La decorazione scultorea di molti di questi templi offre, negli esempi di più antica datazione, nuovi elementi di riscontro con la tradizione plastica del primo periodo Pallava. Nella più tarda scultura Pāṇḍya a una più essenzializzata stilizzazione dell'immagine corrisponde una più accentuata profusione di elementi ornamentali, senza tuttavia compromettere i valori plastici della forma e l'equilibrato inserimento della stessa nel contesto architettonico. Interessanti esperienze della statuaria Pāṇḍya sono segnate dall'evoluzione del modello iconografico di Śiva danzante (Natarāja), che fu il soggetto prediletto della scultura dei Cola, dei Pallava e dei Cālukya, e di altre rappresentazioni di immagini śivaite (templi Tirumalaipuram, Kalugumalai, Tiruparankuram). Un ciclo di affreschi in grotte del giainismo a Sittanavasal viene attribuito da alcuni studiosi allo stile Pāṇḍya, da altri a quello dell'arte Pallava.