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Cālukya

stia dell'Indiameridionale il cui regno si svolse dal sec. VI al sec. VIII ed ebbe i suoi maggiori sovrani in Pulakeśin I (543-568), al quale si deve l'estensione del regno su tutto il Deccan, e Pulakeśin II (609-642). Il regno indipendente dei Cālukya orientali, costituitosi nel 624 nei territori dei Sātavāhana(Andhra) con il principe Viṣṇuvardhana, fratello di Pulakeśin II, durò, dopo alterne vicende politiche, fino al sec. XII, fondendosi con la dinastia dei Cola, quando l'India settentrionale cadeva sotto la dominazione musulmana.

Arte

Dei vari stili locali sviluppatisi nell'India meridionale tra il sec. VI e il sec. VIII, quello dell'arte dei Cālukya, fiorita nel Deccan occidentale, e quello dei Pallava, nel sud-est, sono i più rilevanti del periodo post-gupta. L'importanza dell'arte cālukya (come per quella pallava), i cui frutti maturi saranno determinanti per la successiva arte dei Rāṣṭrakūṭa e dei Cola, è costituita dai caratteri nuovi che informano lo sviluppo della sua architettura attraverso l'elaborazione delle formule estetiche ereditate dall'arte gupta. Impulsi stimolanti al costituirsi e al diffondersi dell'architettura cālukya furono le fortune politiche che portarono il potere dei Cālukya a dominare su tutto il Maharashtra e parte dell'Andhra (regione in cui il regno indipendente dei Cālukya orientali durerà fino al sec. XI) e il coincidere delle prime fasi di quel processo di sincretismi confessionali operato tra le diverse correnti religiose che tanti mutamenti iconografici doveva portare nelle diverse espressioni dell'arte. I maggiori monumenti dell'architettura cālukya sono documentati nel triangolo geografico delle tre antiche capitali del regno: Aihole, Badami e Paṭṭadakal, città in cui i costruttori cālukya crearono il modello del tempio indù quale doveva svilupparsi nell'architettura medievale dell'India. Della settantina di templi costruiti entro e fuori la cinta della prima capitale Aihole, gli esempi più antichi (Lad Khan) rivelano con evidenza l'incontro dell'arte cālukya con quella ancora attiva dei Gupta. È nel corso del sec. VII, dopo che la capitale era stata trasferita dal re Pulakeśin I nell'antica Vatapi (Badami), che qui come ad Aihole e come più tardi a Paṭṭadakal (in cui l'ultima fase dell'arte cālukya, verso la fine della prima metà del sec. VIII, adombra caratteri diversi rispetto alla tradizione) l'architettura dei templi si definisce nelle sue caratteristiche essenziali attraverso il sovrapporsi di torri e guglie (śikhara) sporgenti e il moltiplicarsi degli ornamenti plastici che suggeriscono nuovi ritmi e nuovi rapporti all'unità architettonica. Quanto avviene nell'architettura rupestre (santuari e complessi monastici di Ellora, Elefanta, Ajanta) si manifesta anche nella scultura, in cui le numerose divinità del pantheon dell'induismo trovano nuove e più varie possibilità di raffigurazione plastica nella sapiente orchestrazione spaziale-prospettica dell'arte dei Cālukya.