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Rosài, Ottóne

pittore, incisore e scrittore italiano (Firenze 1895-Ivrea 1957). Dopo gli studi all'Istituto di Arti Decorative e all'Accademia di Firenze, esordì come pittore nel 1913, lo stesso anno in cui venne a contatto con le opere di Boccioni, Carrà, Soffici e fu attratto nell'orbita futurista che valse a fugare certe iniziali suggestioni per l'Art Nouveau. Dal 1919 al 1922 Rosai elaborò il proprio linguaggio pittorico, mediato attraverso interessi diversi: alla stagione futurista seguirono le esperienze del purismo, della pittura metafisica (soprattutto Carrà e Morandi), l'influsso di Cézanne, nonché il recupero del Quattrocento toscano, che fornì all'artista una misura ideale di sintesi formale. Volgendo il suo interesse a immagini di luoghi, cose e uomini di una Firenze minore, dimessa (famosi i suoi “omini”, le viuzze, le osterie), egli realizzò una pittura essenziale e intensa, dove l'architettura del quadro appare lucidamente costruita nei suoi valori formali di piani, di spazio, di volumi sottolineati e plasticamente evidenziati dalla magistrale dosatura del colore da cui si generano l'ombra e la luce (Giocatori di toppa, 1920; Via Toscanella, 1922; Uomini al tavolo, 1942). § L'interesse del giovane Rosai oltre che per l'arte figurativa si manifestò parallelamente, con abbozzi resi nel vernacolo fiorentino, in due prose “letterarie”, Barcaglio di Ciaraffo e I' salotto di ricevimento (in Lacerba, 1915) e in altre vivacissime, scritte tra il 1913 e il 1914 e pubblicate solo nel 1976 da V. Corti col polemico titolo di Bischerate. La violenza verbale si allea alla polemica ricostruzione di una realtà tutta deformata. Una nuova esperienza fu fatta dal ventenne volontario nella guerra del 1915. La battaglia di Monfalcone nell'intervista della Nazione (1915) e le impressioni di guerra nelle lettere al padre mostrano prove biografiche e letterarie, finite ne Il libro di un teppista (Firenze, 1919 e 1930), rielaborato in Dentro la guerra (in Vita nova, 1933 e in volume, con omissioni e correzioni, 1934). La collaborazione al Selvaggio e ad altri fogli, accanto a note polemiche, rivela un lato idillico e paesano di Rosai, culminante in Via Toscanella (1930). Opuscoli, prose varie, polemiche connesse con la vita artistica italiana dal 1920 in poi confermano nell'attività di Rosai scrittore un grande interesse per la condizione umana, un'ammirazione senza limiti per la natura, un'esigenza di universalità e di perfezione soprattutto connessa con la creazione artistica. Confessioni e testimonianze collegate col mondo letterario si trovano nelle Lettere, a cura di V. Corti (1974). Due raccolte di prose di Rosai sono Vecchio autoritratto, con prefazione di C. Bo (1951), ristampato col titolo Ricordi di un fiorentino (1955).

Bibliografia

C. L. Ragghianti, O. Rosai. Cinquant'anni di disegno, Firenze, 1956; P. Santi, Ritratto di Rosai, Bari, 1966;G. Falossi, Pittori e scultori del Novecento italiano, Milano, 1989.

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