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Shandong

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Geografia

Provincia (153.300 km²; 88.380.000 ab. nel 1999; capoluogo Tsinan) della Cina orientale (Regione dell'Est), bagnata a E e a SE dal Mar Giallo e a NE dal golfo del Chihli (Po Hai); all'interno è limitata dalle provincia di Hebei a NW, Honan a W, Anhui e Jiangsu a Shandong Il territorio è costituito da una parte pianeggiante a N e a W, attraversata dal Hwang He e dal Canale Imperiale e occupata dal lago Weishan, e da due zone montuose a S e a E; il distretto montuoso orientale forma l'ossatura della penisola di Shandong la quale separa il golfo del Chihli dal Mar Giallo vero e proprio. Il clima è temperato nelle fasce costiere e semicontinentale all'interno, con precipitazioni prevalentemente estive. Area di antichissimo popolamento, lo Shandong vede la quasi assoluta prevalenza dell'elemento Han, con piccole minoranze Hui (musulmane) in alcune città. L'insediamento urbano è assai diffuso e ben gerarchizzato anche sotto il profilo dimensionale: dai 2 milioni di ab. di Tsingtao e dal milione e mezzo di ab. del capoluogo, si va a una fitta rete di centri con popolazione compresa fra 50.000 e 500.000 ab., che copre l'intero territorio, a eccezione delle aree pedemontane, dell'estremità sudorientale e della fascia costiera irrigua settentrionale, dove prevale l'insediamento rurale o, nel terzo caso, agricolo intensivo. Anche l'economia appare ben diversificata: agricoltura (frumento, miglio, kaoliang, soia, arachidi, frutta, cotone, tabacco), pesca e sfruttamento del sottosuolo (carbone, bauxite, oro, ferro, caolino, petrolio e altri minerali); diffusa la bachicoltura. L'industria (alimentare, tessile, cartaria, metalmeccanica, chimica, del vetro e della ceramica) si concentra nel capoluogo e in alcune delle maggiori città, tra cui Tsingtao, Weihai (Wei-hai), Weifang (Wei-fang), Yentai (Yen-t'ai) e Boshan. Nell'ambito del processo di modernizzazione produttiva e di internazionalizzazione del sistema cinese, l'intera penisola dello Shandong costituisce, dal 1988, una “zona economica aperta”.

Storia

Sede della cultura neolitica di Lung Shan e di quella eneoliticaShang, come attestano i numerosi reperti archeologici, durante il periodo dei Chou orientali (sec. VIII-III a. C.) vi si insediarono gli Stati feudali di Ch'i e di Lu. La presenza, in quei secoli, di illustri esponenti delle antiche scuole filosofiche cinesi (tra cui Confucio, nativo di Lu, Mo Ti, Mencio e altri) ne fece un rilevante polo culturale. Nel sec. I a. C., durante la rivolta dei “Sopraccigli rossi”, gruppi consistenti di contadini dello Shandong diedero il loro attivo apporto così come in quella dei “Turbanti gialli” esplosa nel sec. II d. C. Nel sec. X la provincia fu investita dalle invasioni dei Ch'i-tan e nel sec. XII da quelle dei Jurčin. I gravi dissesti causati da tali eventi, specie in campo economico, portarono le masse contadine dello Shandong a dar vita, nel 1120-22, a un'estesa rivolta antifeudale. Sul finire del sec. XIX lo Shandong divenne il principale bersaglio dell'aggressione occidentale alla Cina. Nel 1897 il governo tedesco inviava la propria flotta a occupare la baia di Lai-chou e nel marzo del medesimo anno imponeva all'impero cinese un trattato in base a cui Lai-chou veniva ceduta in “affitto” alla Germania per 99 anni: obiettivo ultimo di tale azione era la costituzione di una sfera di influenza tedesca nello Shandong Nel maggio del 1898 anche l'Inghilterra si prendeva in “affitto” il porto di Wei-hai. Nel corso della “rivolta dei Boxers” (1900-1901) lo Shandong fu una delle zone più toccate dalla rivolta poi spietatamente repressa nel sangue dalle potenze europee. Subito dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, il Giappone si impossessò dei territori dello Shandong presi in “affitto” dalla Germania e, alla fine della guerra, alla Conferenza di Parigi (1919-20) riuscì a far riconoscere giuridicamente la situazione creata in quella regione. Il trasferimento al Giappone dei “diritti” tedeschi sullo Shandong, attuato in assoluto spregio della sovranità della Cina, fu alla base del movimento antimperialista e antifeudale del “Quattro maggio” che ebbe nello Shandong uno dei suoi punti focali. Nel 1925 forti scioperi organizzati nello Shandong contribuirono significativamente a far sorgere e a sviluppare il movimento del “Trenta maggio” in cui fu coinvolta l'intera Cina. Nel luglio 1937 iniziò l'aggressione giapponese alla Cina e, tra il 1937 e il 1938, le truppe giapponesi occuparono lo Shantung. L'accanita resistenza opposta dalle masse popolari organizzate all'invasione nipponica portò, tuttavia, in breve, alla creazione di una vasta area liberata nello Shandong, mentre altri estesi territori della provincia entravano a costituire la zona libera del Hopei-Shantung-Honan. Nell'estate del 1949 fu ultimata la liberazione dell'intera provincia.