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Tristano e Isòtta

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Letteratura

Leggenda medievale di probabile origine celtica, presente in numerose versioni nelle letterature occidentali, soprattutto francese e tedesca. La storia di Tristano e Isotta figura per la prima volta in alcuni lais del 1100 e il suo mito assume forma poetica compiuta nel Tristan dell'anglonormanno Thomas (ca. 1170). La leggenda narra l'amore di Tristano e Isotta e della loro infelice sorte. Tristano vive alla corte dello zio, re Marco di Cornovaglia, dove combatte valorosamente contro Moroldo d'Irlanda, la cui sorella, Isotta la Bionda, esperta di magia, è richiesta in sposa da re Marco. Essa reca con sé un filtro d'amore destinato allo sposo, che per errore viene bevuto dai due giovani. Così, tra lui e Isotta divampa una passione irrefrenabile. Sorpresi da re Marco, Tristano è costretto ad allontanarsi e sposa un'altra Isotta, detta dalle Bianche Mani. Ferito a morte, Tristano aspetta l'arrivo di Isotta la Bionda, l'unica capace di guarirlo, ma per un inganno della moglie essa non giungerà in tempo e spirerà sul corpo esanime dell'amato. La leggenda, che svolge uno dei temi centrali dell'età cortese, cioè l'onnipotenza d'amore che pone gli uomini di là del bene e del male, fu ripresa nel Lai dou chevrefoil (ca. 1175) di Marie de France, nel Tristan (ca. 1190) dell'anglonormanno Béroul, nel poemetto Folie Tristan, mentre è andato perso un romanzo di Chrétien de Troyes sullo stesso tema. In epoca cortese il mito di Tristano, diventato simbolo dell'amore incondizionato, si diffuse in Germania con i poemi di Eilhart von Oberg (ca. 1190) e soprattutto di Gottfried von Strassburg (ca. 1210), mentre in Inghilterra si ricollega spesso al mondo arturiano (Le morte d'Arthur, ca. 1470, di Th. Malory). Ancora in Germania è ripreso da un Volksbuch del 1484 e da un dramma di H. Sachs (1553), ma la fioritura maggiore è nell'Ottocento, dai romantici in poi: si ricordano i tedeschi A. W. von Schlegel, A. von Platen, F. Rückert, K. L. Immermann, R. Wagner, gli inglesi Ch. Swinburne e A. Tennyson. Nel sec. XX è importante soprattutto la rielaborazione completa della leggenda sulla base degli autori medievali compiuta da J. Bédier (1900).

Musica

L'omonima opera (Tristan und Isolde) in tre atti di Wagner, su libretto proprio, concepita e composta tra il 1854 e il 1859, fu rappresentata a Monaco il 10 giugno 1865. Tra i testi fondamentali del teatro musicale ottocentesco, è probabilmente il capolavoro di Wagner. La vicenda dell'amore-passione che conduce alla morte i due protagonisti si carica di significati filosofici che accolgono ampiamente suggestioni schopenhaueriane, si intreccia in modo sofferto alla storia personale di Wagner (l'amore per Mathilde Wesendonck), si concreta in una musica dalla sconvolgente e inesauribile tensione (realizzata anche attraverso l'insistenza su un cromatismo che doveva largamente influenzare la musica di fine secolo), si propone come emblema di un “male di vivere” di cui si dovevano nutrire tardoromanticismo e decadentismo. Le pagine più belle sono il preludio e la morte di Isotta, il preludio del terzo atto, il duetto del secondo atto.