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Vènere (religione)

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Mitologia

(latino Venus). Dea dell'antica Roma, identificata assai presto con la dea greca Afrodite. Entrambe esprimono il concetto dell'amore inteso come sessualità al di fuori di ogni regolamentazione, specie di quella dell'istituto matrimoniale. In senso cosmico Venere, come Afrodite, è presente dovunque si avvertano processi vitali spontanei nel mondo animale e vegetale, contrapposti al mondo umano, ma è anche presente dove si realizzino condizioni precosmiche o caotiche, in opposizione all'ordine costituito (contro Zeus in Grecia e contro Giove a Roma). Mentre però in Grecia Afrodite si oppone all'ordine cosmico, a Roma Venere è in contrasto con l'ordine civico. Si spiega così come una Venere non trovasse posto nel culto pubblico a Roma, non avesse un suo sacerdote né una sua festa nel calendario. Nei confronti del “civico” ordinamento della città attuale (sotto il segno di Giove), Venere poté essere considerata “precivica”: quale madre di Enea era l'antenata divina del fondatore di Roma. Nei confronti di un “civico” edificato dalla volontà responsabile dei cittadini, Venere poté rappresentare quanto appariva invece gratuito, e quindi deresponsabilizzante. Quando la “civica” idea di uno stato repubblicano cominciò a sbiadirsi, Venere emerse a livello pubblico, quasi garante del sovvertimento di valori che portò alla fine della Repubblica.

Iconografia

Figurazioni di Venere si hanno dai sec. IV-III a. C. su specchi etrusco-laziali; la dea si identifica con l'etrusca Turan e ripete una tipologia greca in scene dei miti di Paride e Adone o seduta su un cigno. In età romana sono tipiche le figurazioni di Pompei, in cui la dea, completamente vestita, guida una quadriglia di elefanti, oppure è stante, con lo scettro e il timone della fortuna, circondata da amorini. In monete imperiali è raffigurata come Genitrix, con Cupido sulla spalla, come Felix, in trono con scettro e Cupido sulla mano protesa, o come Victrix, nuda con elmo e giavellotto in mano. Frequenti i gruppi marmorei di Venere e Marte, derivati ecletticamente da modelli greci. La rappresentazione di Venere fu ripresa nel Quattrocento. La divinità compare generalmente nuda sia che la si rappresenti isolata (Lorenzo di Credi, Firenze, Uffizi) o nel momento della nascita dal mare (Sandro Botticelli, Firenze, Uffizi). In area ferrarese si diffuse particolarmente il tema del Trionfo di Venere (Francesco del Cossa, Ferrara, palazzo Schifanoia). Il motivo ebbe una notevole fortuna anche nei secoli successivi e fu trattato, tra gli altri, da Giorgione (Dresda, Gemäldegalerie), L. Cranach (Roma, Galleria Borghese), Tiziano (Firenze, Uffizi), D. Velázquez (Londra, National Gallery), A. Canova (Firenze, Palazzo Pitti).

Arte: preistoria

Venere paleolitica, statuetta scolpita a tutto tondo, in osso, avorio o pietra, rappresentante la figura muliebre ignuda, con evidenti gli attributi della femminilità: tra le più famose si ricordano quelle di Willendorf in Austria, di Kostenki e di Gagarino in Russia, di Dolní Věstonice nella Repubblica Ceca, di Lespugue in Francia, di Savignano sul Panaro, di Chiozza e di Parabita in Italia.