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anàlisi (filosofia)

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Definizione

Procedimento conoscitivo che scompone l'oggetto dell'indagine nei suoi costituenti, evidenziando le relazioni che sussistono tra di essi. All'analisi si oppone la sintesi, che è, al contrario, il procedimento in cui una molteplicità viene unificata sulla base di una qualche relazione. Il concetto di analisi, come il binomio analisi-sintesi, ha occupato una posizione centrale nella ricerca filosofica, anche se il suo significato ha subito variazioni, dipendenti soprattutto dal tipo di oggetto a cui l'analisi era applicata.

Filosofia: cenni storici

Per Aristotele l'analisi era il procedimento logico che scomponeva il ragionamento nei sillogismi, questi nelle loro figure, e le figure nelle proposizioni. Per Cartesio, così come per buona parte dell'epistemologia del Sei-Settecento, l'analisi è il procedimento dimostrativo che mostra la dipendenza degli effetti dalle loro cause; in questo senso, l'analisi è una forma di spiegazione scientifica, e il suo campo di applicazione è la realtà e non soltanto l'universo del discorso razionale. L'empirismo ha identificato il campo di applicazione dell'analisi con l'esperienza e ne ha fatto continuo uso, come del procedimento capace di ridurre un complesso ai suoi costituenti, considerati come i dati irriducibili dell'esperienza. Kant si servì dell'analisi intesa come metodo di scomposizione di un tutto nelle sue parti costitutive; ma ammise, accanto a questa accezione quantitativa, anche un'accezione qualitativa del termine, per cui esso designa il procedimento di regressione a rationato ad rationem, cioè che coglie le ragioni delle cose, in un senso vicino a quello in cui l'analisi era intesa dal razionalismo classico. Comunque, sia che proceda alla scomposizione di un complesso logico nei suoi elementi, sia che suddivida un oggetto nei suoi costituenti materiali, o un fatto d'esperienza nei suoi dati primitivi, o invece colga la causa o la ragion d'essere di un fenomeno considerato come effetto, l'analisi giunge sempre alla determinazione di elementi dati, nella realtà, nell'esperienza o nell'universo logico; l'oggetto dell'indagine può essere allora considerato come il risultato di determinate operazioni compiute sui dati. Nella filosofia contemporanea, il metodo dell'analisi ha avuto largo impiego: la psicanalisi di Freud è un'applicazione dell'analisi ai fenomeni psichici volta a ritrovarne le ragioni in certi rapporti e processi primitivi; l'analisi intenzionale di Husserl si rivolge al mondo dei contenuti della coscienza per individuare i modi tipici in cui esso si organizza; l'analisi esistenziale di Heidegger assume come oggetto d'indagine l'esistenza, cioè la situazione dell'uomo nel mondo, per coglierne le strutture necessarie, cioè i rapporti primitivi, da cui tutti gli altri derivano. L'analisi ha anche dato il nome alla filosofia analitica, che analizza il linguaggio comune, scomponendolo nei suoi elementi, termini e strutture linguistiche, per determinarne il significato, cioè l'uso nelle situazioni più comuni del parlare quotidiano, di ciascuno di essi.

Estetica

Procedimento critico attraverso cui un'opera d'arte viene ricondotta a quelle sue componenti essenziali che la qualificano appunto come opera d'arte. Aristotele introdusse per primo il metodo analitico nello studio delle opere d'arte (Poetica, cap. XXV). Sul metodo aristotelico furono a lungo condotte le analisi estetiche, in antitesi con il metodo moralistico d'interpretazione della poesia, derivato da Platone, spesso basato su un'interpretazione allegorica dei poeti. Alla confluenza tra i due metodi può considerarsi il famoso trattato anonimo Del sublime (forse sec. I d. C.). Nella tarda antichità e nel Medioevo tali analisi tendono a decadere in una sorta di applicazione meccanica. Allo studio dei testi letterari si applicano schemi peripatetici precostituiti, come quello, famoso, che divide la struttura dell'opera d'arte in tre parti: ideologica (inventio), formale (ordo), linguistica (elocutio). Gli esempi più notevoli di applicazione rigorosa dei criteri analitici aristotelici all'esame delle opere d'arte sono tuttavia forniti dai trattatisti del Cinquecento e poi dall'opera critica di G. E. Lessing, teorizzata in Der Laokoon. Nell'età romantica, l'acquisto del concetto di autonomia dell'arte, dovuto a Kant, pone in termini diversi da quelli aristotelici il problema dell'analisi estetica; e su quel concetto B. Croce fonda, nel Novecento, la sua critica. Nel periodo attuale l'analisi estetica da un lato tende a svincolarsi dai presupposti dell'autonomia dell'arte, dall'altro ad adottare metodi e criteri tratti dagli studi semantici e linguistici. Nella prima direzione si muove la stilcritica (L. Spitzer) e, soprattutto, la stilistica sociologica (E. Auerbach); ancor più indipendenti da presupposti filosofici sono i metodi semantici (W. Empson, i New Critics di Chicago, ecc.). Imparentato, ma spesso in polemica con la corrente semantica, è il metodo attuato da T. S. Eliot. Ad Aristotele, infine, si richiama il maggior esponente italiano di un'estetica propugnante l'analisi come canone critico fondamentale, G. Della Volpe.