Questo sito contribuisce alla audience di

epistemologìa

Guarda l'indice

Lessico

sf. [sec. XIX; dal greco epistḗmē, scienza+-logia]. Disciplina che studia criticamente la struttura formale della scienza, cioè la riflessione filosofica sul linguaggio, sui metodi, sull'organizzazione interna e sui risultati delle varie scienze per definire la natura e il valore del sapere scientifico. Dall'epistemologia è escluso il contenuto della scienza, oggetto proprio della ricerca scientifica.

Filosofia

L'epistemologia in senso stretto nasce con il problema della demarcazione tra ciò che è scienza e ciò che scienza non è. La posizione del neopositivismo logico attribuisce un senso al discorso scientifico, lasciando alla filosofia l'unico compito di chiarire i caratteri specifici della scienza, con un'identificazione, quindi, della filosofia con l'epistemologia. Anche se molte tesi del neopositivismo trovano sempre meno seguaci, il vasto complesso di analisi svolto dai neopositivisti costituisce il punto di riferimento di tutta l'epistemologia contemporanea. Nell'ambito di questa sono significative le posizioni di Hempel, Nagel e altri sostenitori del neoempirismo liberalizzato, che hanno abbandonato alcune tesi neopositivistiche (l'esigenza di una riduzione operativa di tutti i concetti scientifici, il fisicalismo), pur continuando a muoversi nell'ambito concettuale caratteristico dei filosofi di Vienna. Più oltre si è spinto K. Popper, che al principio di verificazione ha sostituito quello di “falsificazione”; l'epistemologia genetica di J. Piaget, scostandosi dal neopositivismo, assume invece come tema fondamentale “lo studio del passaggio dagli stati di minore conoscenza agli stati di conoscenza più avanzata”, cioè il “costituirsi” della conoscenza scientifica. In netta polemica con le epistemologie di origine empiristica si pone la teoria critica di Horkheimer, Adorno e Habermas, nella quale la scienza è un insieme di tecniche di dominio della natura e della società, e l'epistemologia neoempiristica la razionalizzazione di questo dominio. Il centro dell'indagine epistemologica, quindi, è il rapporto tra organizzazione scientifica e organizzazione sociale, soggetto conoscente e società. Mentre a un'epistemologia applicata e aperta, senza rigidi modelli di riferimento, capace di rilevare i concreti risultati ottenuti dalla ricerca scientifica, mira Gaston Bachelard, che dà vita a una riflessione centrale nel pensiero epistemologico contemporaneo. Partecipe testimone dei grandi eventi culturali del secolo, dalla psicanalisi al surrealismo, Bachelard, uomo di estesissimi interessi e autore di una vastissima opera, diventa l'assertore di un nuovo spirito scientifico, plurale e rigorosamente operativo, attento all'estensione dei metodi e alla molteplicità degli oggetti. In una diversa direzione procede il pensiero di Thomas Kuhn, anche se, come Bachelard, mette l'accento sulla natura discontinua del progresso scientifico. In La struttura delle rivoluzioni scientifiche (1962) Kuhn rintraccia e distingue le fasi di “ricerca normale”, che risulta “stabilmente fondata su uno o più risultati raggiunti dalla scienza del passato e a cui una particolare comunità scientifica, per un certo tempo, riconosce la capacità di costituire il fondamento della sua prassi”, dalle “rivoluzioni scientifiche”, che mettono in crisi l'assetto della conoscenza scientifica rivedendone i parametri e le acquisizioni. Critico nei confronti di Kuhn è Imre Lakatos, più vicino al razionalismo critico di Popper. Nelle sue opere (La metodologia dei programmi di ricerca scientifici, 1970; Dimostrazioni e confutazioni, postumo 1976), Lakatos vede lo sviluppo delle teorie scientifiche come una successione di programmi di ricerca che possono entrare in contrasto fra di loro. “Secondo la mia metodologia – scrive Lakatos – i maggiori risultati scientifici sono i programmi di ricerca che possono essere valutati in termini di slittamento di problemi progressivi e regressivi; le rivoluzioni scientifiche consistono nell sostituzione di un programma di ricerca con un altro. Questa metodologia offre una nuova ricostruzione razionale della scienza”. Più ardita è la riflessione di Paul Feyerabend, che considera la scienza come “un'impresa essenzialmente anarchica”. Nella sua opera più discussa, Contro il metodo (1970), Feyerabend giunge a considerare la scienza libera da ogni presupposto metodologico che possa soffocarne lo sviluppo vincolandola. La sua elaborazione non è priva di tratti paradossali e di elementi provocatori e mira, nel suo complesso, a pensare la scienza come espressione umana, avvicinandola in alcuni lavori (La scienza come arte, 1981; o Dialogo sul metodo, 1989) all'arte e al mito. H. Putnam, in Reason, Truth and History (1981; Ragione, verità e storia) concentrandosi su uno dei temi centrali dell'epistemologia e della filosofia del linguaggio, la nozione di verità, cerca di mediare tra i punti di vista più realisti della verità come corrispondenza e quelli più deflazionisti; propone quindi un concetto di verità non oggettivistico-naturalistico, che conserva un criterio di oggettività del riferimento (teoria del riferimento diretto). Diverse le svolte nel pensiero di Putnam. Dall'iniziale posizione di "realismo metafisico" in favore poi di forme alternative di realismo denominate "realismo interno" (posizione di ispirazione kantiana), "realismo pragmatico", "realismo dal volto umano" e “realismo ingenuo”. Esponente del naturalismo filosofico W. V. O. Quine sviluppa un progetto di “epistemologia naturalizzata” che ha lo scopo di fornire risposte alle questioni fondamentali della conoscenza e del significato con l'ausilio di metodi e strumenti delle scienze naturali. Il filosofo rifiuta la concezione secondo cui c'è una “prima filosofia”, che costituisce un punto di vista teoretico precedente la scienza e capace di giustificarla. Dal saggio del 1969 Epistemology Naturalized (Epistemologia naturalizzata) fino alle opere più attuali come From Stimulus to Science (2001; Dallo stimolo alla scienza: logica, matematica, linguistica), delinea il suo naturalismo, evidenziando i punti di rottura e la continuità con la tradizione empirista. Tenta di reinterpretare le sue tesi significative: l'olismo della conoscenza, la critica alla distinzione tra verità di ragione e verità di fatto, l'indeterminatezza semantica, la relatività ontologica, l'imperscrutabilità del riferimento. N. Goodman condivide alcuni principi di base di Quine: il proposito di restare all'interno di una prospettiva fondamentale empiristica, liberandola però dai dogmi che la impoveriscono; l'esigenza di valorizzare la dimensione teorico-costruttiva dell'attività conoscitiva rispetto alla sua dimensione osservativo-fattuale; l'intento di “liberalizzare” e di “pluralizzare” gli schemi concettuali con i quali l'uomo conosce il mondo; il rifiuto, in ambito di filosofia del linguaggio e della logica, di ogni concezione di tipo platonico-essenzialistico. In sede gnoseologico-epistemologica le tesi più importanti sono: l'inseparabilità del mondo dalle modalità simboliche con cui noi lo descriviamo e ne rendiamo conto; l'esistenza di un'irriducibile pluralità di queste "versioni del mondo"; l'inesistenza di " versioni del mondo" oggettivamente più vere o più fondamentali di altre.

Pedagogia

L'epistemologia è anche una branca della teoria pedagogica che studia i rapporti fra le diverse discipline che sono parte integrante della pedagogia e l'impalcatura teorica e metodica che ne costituisce il presupposto e il risultato ultimo. Dato l'enorme proliferare dei fatti storico-sociali, la pedagogia ha dovuto necessariamente ampliare il proprio campo di indagine: ne è scaturita una sempre più approfondita analisi della sua struttura teoretica, che ha conferito a questa disciplina un ruolo di primo piano nello studio della teoria pedagogica stessa.

R. B. Braithwaite, La spiegazione scientifica, Milano, 1966; J. Habermas, Teoria e prassi in una società tecnologica, Bari, 1967; J. Piaget, Logique et connaissance scientifique, Parigi, 1967; K. Popper, La logica della scoperta scientifica, Torino, 1968.