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cappèlla¹

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Lessico

sf. [sec. XIII; latino medievale cappella (dim. di cappa, cappa), propr. oratorio della corte merovingia in cui si venerava una reliquia del mantello di S. Martino di Tours].

1) Piccolo edificio o ambiente consacrato al culto, raramente isolato e di solito affiancato o incorporato da organismi architettonici più grandi (per esempio, una canonica, un monastero, un castello, un palazzo civile, un ospedale, ecc.): cappella gentilizia, edificata a spese di una famiglia nobiliare e a essa riservata; cappella mortuaria, quella dei cimiteri e degli ospedali, in cui si tengono i defunti prima che vengano seppelliti. Più in particolare: A) ciascuna delle piccole absidi poste lungo le navate laterali o il transetto di una chiesa, con un altare al centro dedicato a un culto particolare. B) Tabernacolo, tribunetta di devozione popolare posta lungo le vie; frequente in tal senso il dim. cappelletta.

2) Lo stesso che cappellania.

3) Cappella pontificia, l'insieme dei dignitari (cardinali, patriarchi, arcivescovi, vescovi, prelati, generali e procuratori degli ordini religiosi, ecc.) partecipanti alle solenni funzioni compiute dal papa o svolte alla sua presenza, dette cappelle papali.

4) Il luogo della chiesa in cui si tenevano le esecuzioni musicali; in seguito, per estensione, il complesso dei musici (cantori e più tardi strumentisti) al servizio di una chiesa o di una corte. Famose cappelle furono la Marciana (Venezia), la Sistina, la Giulia e la Lateranense (Roma), quella di Notre-Dame (Parigi), la Kings's Chapel di Londra e, fra le cappelle private, quelle degli Estensi (Ferrara), degli Sforza (Milano), dei Gonzaga (Mantova).

5) Nella terminologia musicale tempoa cappellao alla breve.

Architettura

Nate in un primo tempo come edifici tombali o commemorativi in luoghi legati alla vita dei santi o sui sepolcri di questi ultimi (martyria), in periodo paleocristiano si presentano quasi sempre isolate. Il periodo però in cui la cappella ottiene una sua esatta definizione tipologica attraverso una più precisa destinazione liturgica e cultuale è il Medioevo; nell'età gotica in particolare la cappella compare costantemente nella tipologia chiesastica fino a diventarne uno degli elementi più caratterizzanti dal punto di vista iconografico: le cappelle distribuite lungo tutto il perimetro della chiesa (compaiono in tale momento le cappelle radiali attorno ai deambulatori) sostengono il ruolo maggiore nella moltiplicazione delle esigenze liturgiche e processionali. Contemporaneamente si assiste al fenomeno della diffusione delle cappelle nei centri di potere distribuiti sui territori feudalizzati: nei castelli e nei palazzi gentilizi, più tardi, la cappella diviene l'edificio cultuale del potere laico assumendo importanza e dimensioni di autentica chiesa. Anche durante il Rinascimento e il barocco la cappella continua a essere oggetto di particolare attenzione da parte di architetti famosi e diviene anzi tema di esercitazioni modello per problematiche formali e stilistiche d'avanguardia. Dei numerosi esempi si ricordano la cappella dei Pazzi del Brunelleschi a Firenze, il tempietto di S. Pietro in Montorio del Bramante a Roma, le cappelle medicee a Firenze, la Santa Sindone del Guarini a Torino e via via fino alle cappelle reali delle grandi regge sei-settecentesche da Versailles a Caserta, a Madrid, a Würzburg. Il tema della cappella ha continuato a destare interesse anche se essenzialmente limitato al settore delle piccole costruzioni cimiteriali e tombali.