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desolforazióne

sf. [da desolforare]. Operazione che ha lo scopo di eliminare totalmente o parzialmente i composti solforati presenti in un determinato prodotto. In metallurgia la desolforazione è necessaria perché lo zolfo, in tenori maggiori dello 0,2%, rende l'acciaio fragile a caldo e ne peggiora le proprietà meccaniche, soprattutto la tenacità. Le condizioni favorevoli per la desolforazione sono: elevata basicità della scoria, ossia elevato tenore di calce viva; basso tenore di ossido ferroso nella scoria; elevato tenore di manganese nel bagno metallico. § Nella tecnologia del petrolio è necessaria per evitare inconvenienti durante la lavorazione dei prodotti petroliferi e per ottenere benzine più raffinate. Può essere attuata mediante lavaggio con soda del prodotto da desolforare o per reazione ad alta temperatura con l'idrogeno in presenza di catalizzatoremolibdeno-cobalto. § Dal punto di vista degli effetti sull'ambiente, particolare importanza assume la desolforazione dei combustibili, sia prima della loro utilizzazione, sia con l'abbattimento dei composti ossigenati dello zolfo presenti nei prodotti gassosi della combustione (specialmente dell'anidride solforosa, SO₂) prima della loro immissione nell'atmosfera. L'anidride solforosa è infatti l'inquinante più diffuso e aggressivo nei riguardi dell'uomo e dell'ambiente: è sempre presente, anche in forti concentrazioni, nelle atmosfere urbane e specialmente in quelle industriali. La sua concentrazione, facilmente misurabile, è stata scelta dalla OMS come indice generale dell'inquinamento atmosferico. La riduzione dell'emissione di ossidi di zolfo si può ottenere sia con l'uso di combustibili a basso tenore di zolfo (BTZ) sia con la desolforazione dei fumi. I combustibili BTZ (che contengono non più dello 0,3% di zolfo) sono disponibili in natura in quantità limitata; le raffinerie ricorrono perciò (nel ciclo di distillazione dei petroli con elevato tenore di zolfo) alla desolforazione in presenza di idrogeno, che converte in idrogeno solforato (H₂S) i composti di zolfo presenti nel petrolio grezzo. Si ricorre invece alla desolforazione dei fumi (in particolare nelle grandi centrali termoelettriche) quando essi sono prodotti dalla combustione di carbone, o quando il maggior costo dei combustibili BTZ fa ritenere più economica questa soluzione. Il trattamento delle enormi quantità di gas combusti, che contengono da 1500 a 2500 ppm di SO₂ viene effettuato con vari processi, a secco e a umido, molti dei quali ancora in fase di sperimentazione. Per ridurre le notevoli spese di ammortamento e di esercizio degli impianti di desolforazione dei fumi si preferiscono quei processi che forniscono sottoprodotti utilizzabili: zolfo elementare, solfato d'ammonio (NH4)₂SO4 oppure anidride solforica, che può essere trasformata in acido solforico o in solfato d'ammonio.