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Descrizione generale

Popolazione dell'America Settentrionale un tempo stanziata dal Labrador all'Alaska, fino alle zone estreme della Siberia orientale (penisola dei Civeki), soprattutto nelle regioni costiere; oggi si trova in Groenlandia e lungo le coste artiche del Canada, dell'Alaska e della Siberia nordorientale. Gli eschimesi, un tempo numerosi, sono ormai ridotti a ca. 50.000 individui puri e 150.000 ibridati. Il nome di eschimesi deriva dal termine Wiyaskimowok (mangiatori di carne cruda), con il quale venivano indicati gli eschimesi del Labrador dagli Algonchini; fra di loro si designano col termine generale inuit (uomini) e con l'equivalente yuit riferito però solo ai gruppi asiatici. Pur avendo nomi propri, di solito gli eschimesi si indicano con il termine “uomo” e “donna” seguito dalla specificazione del gruppo di appartenenza: ciò ha fatto ipotizzare originarie strutture matrilineari, che giustificherebbero l'ampia libertà sessuale delle ragazze, l'offerta della moglie all'ospite quale segno di fratellanza e, presso alcuni gruppi canadesi, lo scambio delle mogli; tali usanze già al tempo dei primi contatti con i bianchi erano in fase di trasformazione, sostituite da nuove strutture sociali patrilineari.

I clan

I vari clan, di tipo totemico, sono distribuiti per necessità su vaste aree: le singole famiglie, costituite con matrimonio esogamico, non superano in genere i 4-5 elementi; più famiglie si riuniscono a formare gruppi operativi che spesso alloggiano in una sola abitazione. Ogni clan ha uno sciamano che regola la vita spirituale dei vari gruppi e che spesso è il depositario delle tradizioni e dei miti “storici” del gruppo, in grado di spiegare i fatti quotidiani della vita, facilitando in tal modo l'inserimento dei giovani nella società. I vari gruppi non formano clan specifici, né riconoscono l'autorità di un capo: si autogovernano e si riuniscono solo in occasione di attività o di feste collettive; le feste, accompagnate da danze mascherate, sono in genere legate alle credenze animistiche. Animismo e pratiche magiche sono in funzione del modo di vita, basato sulla caccia e la pesca. Notevole è il rispetto verso i vecchi cacciatori distintisi per la propria abilità; il commercio con gli amerindi (e poi con i bianchi) ha portato all'arricchimento di alcune famiglie e alla conseguente distinzione di una classe, più o meno articolata, di benestanti.

La cultura materiale

Tipici della cultura materiale eschimese sono la slitta trainata da cani, le racchette da neve, l'arpone a testa mobile, l'abbigliamento completo in pelle pressoché identico per uomini e donne, le abitazioni seminterrate ricoperte di neve (igloo) e la tenda conica di pelle d'uso estivo (presso gli eschimesi centrali si usa la capanna emisferica di blocchi di neve, detta igloolak), il canotto monoposto rivestito di pelle (kayak), il battello pluriposto per trasporto (umyak, detto anche battello delle donne).

Il contatto con la "civiltà"

Il contatto ormai definitivo con i bianchi ha prodotto notevoli trasformazioni nel modo di vivere di gran parte degli eschimesi: l'introduzione delle armi da fuoco, il commercio delle pelli, l'uso di slitte e battelli a motore, ma soprattutto l'obbligo per molti gruppi del Canada e della Groenlandia di vivere in villaggi stabili e, per i giovani fra i 6 e i 16 anni, di frequentare le scuole, ha sconvolto non solo i costumi tradizionali ma anche i principi etici su cui si basava la cultura eschimese; solo i gruppi ancora nomadi hanno saputo adattare le “conquiste” tecnologiche a un modo di vivere tradizionale. Anche la diffusione del cristianesimo ha fatto allontanare questo popolo dalle antiche credenze religiose: è scomparsa quasi ovunque la figura dello sciamano e con essa l'interpretazione dei fatti passati e presenti che questo sapeva svolgere. Il mutamento dei valori di riferimento ha portato a un crescente disadattamento, soprattutto per le giovani generazioni incerte fra passato e futuro, impreparate ad affrontare una vita da cacciatori nomadi: l'alcolismo, il furto, l'omicidio, la prostituzione, un tempo sconosciuti, sono ampiamente diffusi tra gli eschimesi “civilizzati”. Anche se la speranza di vita è mediamente aumentata, le condizioni dell'esistenza per la maggioranza sono quanto mai misere, mentre ancora scarsi sono i risultati dei programmi governativi tesi a ricostituire una cultura “locale” promuovendo attività artigianali tradizionali, almeno fra i gruppi stanziali.

La produzione artistica

La produzione artistica degli eschimesi è varia e abbondante. La più antica datazione risale al 2000 a. C. ca., cioè alla cultura del vecchio Mare di Bering, che diede inizio alla lavorazione dell'osso, del corno e soprattutto dell'avorio di tricheco, con un'eccellente produzione di sculture (oggetti zoomorfi, figurine umane, manici di coltelli, teste e manicotti di arpone, bottoni, i caratteristici agorai alati), talvolta di piccolissime dimensioni, ornate con motivi di cerchi o gruppi di cerchi concentrici con il punto al centro. Questo motivo si è mantenuto nella produzione eschimese moderna, consistente in pipe, archetti, finimenti per cani, amuleti, orecchini, trastulli per bambini, ecc., eseguiti molto spesso a scopo commerciale per i turisti. Interessanti le maschere di legno dipinto per la danza, di carattere magico-religioso, propiziatrici nelle spedizioni di caccia, rappresentanti spiriti di elementi o di oggetti inanimati o di animali totemici; in esse prevale a volte l'elemento realistico, a volte l'elemento grottesco o decisamente comico. Tra gli altri oggetti in legno prodotti dagli eschimesi vi sono elmi con visiera, turcassi, propulsori, spesso decorati con perline, piume, setole, intarsi di avorio. Gli eschimesi conoscevano l'intreccio, con cui elaboravano canestri e copricapi conici, a volte dipinti e ornati di perline e gusci di dentalium. Nelle manifestazioni artistiche più recenti la decorazione pittografica si è imposta su quella geometrica tradizionale (trapani ad arco nel National Museum di Washington). Oggetti intagliati in avorio si trovano anche nelle raccolte del Museo Pigorini di Roma. Assai ricco il patrimonio di miti e leggende che alimenta un'interessante letteratura orale.