fèto

sm. [sec. XIV; dal latino fetus-us]. Prodotto del concepimento dei Mammiferi vivipari, dalla comparsa delle caratteristiche proprie della specie alla nascita. Durante il periodo intrauterino, variabile da specie a specie, il feto è ospitato nell'utero materno, assieme agli annessi fetali, indispensabili per la sua vita. Nella specie umana l'evoluzione dell'embrione in feto si verifica alla fine del secondo mese di gestazione, allorché sono già evidenti i caratteri umani e il feto misura una trentina di millimetri e pesa ca. 4 g. Nei mesi successivi si verifica un progressivo sviluppo delle forme, della lunghezza e del peso, sino a che, al 6° mese, il feto raggiunge una vitalità minima e al 9° mese la vitalità massima. È per questo che l'espulsione del feto dall'utero prima del 180° giorno di vita intrauterina non consente alcuna possibilità di sopravvivenza (si parla allora di aborto), mentre dopo tale epoca aumenta la possibilità di sopravvivenza (si parla di parto prematuro). Al 280° giorno di gravidanza il feto è lungo 48-52 cm e pesa 3-3,5 kg. Si mettono allora in moto una serie di fenomeni fisiologici destinati a provocare il parto.

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