mantèllo

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Lessico

sm. [sec. XIV; latino mantellum].

1) Ogni indumento che venga indossato sopra i vestiti.

2) Lo stesso che manto nel senso 2.

3) In zoologia: A) l'insieme di peli e crini che riveste il corpo dei Mammiferi e che varia secondo l'età, il sesso, l'ambiente, ecc. Detto anche manto, il suo colore è determinato da un pigmento, che si forma per un enzima ad azione ossidante, la cui assenza o insufficienza determinano decolorazioni (albinismo, leucismo) o alterazioni (flavismo) del mantello. Questi possono essere: semplici (nero, sauro, bianco, con tutte le loro gradazioni), composti (a due colori separati: baio; a due colori mescolati: grigio, ubero, cervato; a tre colori mescolati: roano, grigio roanato, vinoso e isabella) e pezzati. B) Piega cutanea che avvolge il corpo dei Molluschi, dei Brachiopodi e dei Crostacei Cirripedi; nei Molluschi e nei Brachiopodi delimita all'interno una cavità, detta cavità del mantello o palleale, e produce all'esterno la conchiglia (Molluschi e Brachiopodi) e le piastre calcaree della muraglia (Cirripedi).

4) In anatomia, lo stesso che pallio.

5) In geologia, la parte interna della Terra situata tra qualche decina di chilometri e 2900 km ca. di profondità.

6) Nella tecnica, struttura, dispositivo o elemento che riveste o contiene altri elementi, con funzioni per lo più protettive. In particolare: A) nella costruzione navale, mantello d'elica, corto cilindro con parete a profilo idrodinamico, sistemato attorno all'elica di talune unità, come i rimorchiatori, con lo scopo di avviare la corrente che interessa l'elica, così da migliorarne il rendimento, oltre a produrre un aumento della spinta ai forti carichi, e a proteggerla dall'urto contro bassi fondali. Talvolta il mantello è munito di una pinna e può ruotare secondo un asse verticale, fungendo così anche da timone. B) In ingegneria nucleare, strato di materiali che, in alcuni reattori, circonda completamente il nocciolo. Comprende materiali da irraggiare, il loro supporto e parte del circuito di raffreddamento del reattore. Nel caso in cui la sostanza da irraggiare sia fertile, si parla di mantello fertile.

7) Nella scenotecnica teatrale, mantello d'Arlecchino, pezzo di stoffa applicato orizzontalmente dietro l'arcoscenico, per aumentare o ridurre l'altezza del boccascena. Come elemento decorativo è entrato nell'uso teatrale a cominciare dall'Ottocento. Il nome deriva forse dalla consuetudine, propria alla maschera di Arlecchino, di apparire in scena scivolando tra le quinte a sipario ancora abbassato.

8) In araldica, lo stesso che manto nel senso 5.

9) In matematica, termine talvolta usato per indicare la superficie laterale di un solido di forma simile a quella di un cilindro, o di un cono, o di una piramide.

Geologia

Involucro intermedio dell'interno del nostro pianeta, limitato superiormente dalla discontinuità di Mohorovičić (Moho) e inferiormente dalla discontinuità di Gutenberg. Rappresenta ca. l'82% in volume dell'intero pianeta ed è caratterizzato nel suo interno da un aumento di temperatura (da poche centinaia di ºC al di sotto della Moho a ca. 3000 ºC in corrispondenza della Gutenberg), di pressione (da 9 a ca. 1400 kbar) e di densità (da 3,3 a 5,6 g/cm3). Le variazioni nella propagazione delle onde sismiche P ed S all'interno del mantello hanno permesso di costruire un accurato modello composizionale e meccanico di questo involucro che mette in evidenza il susseguirsi di diverse zone con differente comportamento chimico-fisico, contrassegnate dalle lettere a-g. Innanzitutto è possibile distinguere un mantello superiore, interessato da disomogeneità, e un mantello inferiore più omogeneo. La parte immediatamente sottostante alla discontinuità di Mohorovičić è caratterizzata da una velocità crescente delle onde P ed S (zona a), che indica un comportamento meccanico rigido e una densità maggiore di quella della sovrastante crosta, corrispondente a una composizione peridotitica (roccia ultrabasica). Questa porzione di mantello è detta anche mantello litosferico, perché dal punto di vista del comportamento meccanico appartiene, insieme alla crosta, a un involucro rigido detto litosfera. In corrispondenza di ca. 70 km di profondità le onde S subiscono una vistosa diminuzione della velocità e tale diminuzione si mantiene fino a ca. 250 km di profondità, individuando l'astenosfera (zona b), una zona del mantello caratterizzata dalla perdita di rigidità dovuta a una fusione parziale dei materiali che la compongono, stimata tra l'1 e il 10‰. Al di sotto dei 250 km la velocità delle onde sismiche riprende a crescere lentamente (zona c), fino a ca. 350 km, dimostrando un ritorno allo stato solido; tra i 350 e i 450 km (zona d) si registra un improvviso aumento della velocità delle onde, indicante un brusco aumento di densità, dovuto non tanto a un cambiamento di composizione, quanto a una modificazione di fase, cioè a una compattazione degli atomi nei reticoli cristallini. Simulazioni in laboratorio effettuate nel 1969 hanno indicato che nella zona d si verifica probabilmente una riorganizzazione del reticolo dell'olivina (minerale caratteristico delle peridotiti) che collassa, trasformandosi nel reticolo tipico del minerale spinello (stabile a temperature e pressioni superiori). Successivamente, da ca. 450 a ca. 650 km di profondità (zona e) le onde sismiche mostrano un lento aumento di velocità, in relazione all'aumento graduale della pressione con la profondità, fino ad arrivare alla zona f (600-700 km di profondità) nella quale si registra un altro brusco aumento di velocità: anche in questo caso, simulazioni in laboratorio effettuate in Giappone e negli Stati Uniti nel 1974 hanno mostrato che sotto le pressioni ipotizzate a questa profondità il reticolo dello spinello non è più stabile e collassa in reticoli di ossidi semplici di ferro, silicio e magnesio. A 700 km di profondità si pone il limite tra mantello superiore e mantello inferiore. Al di sotto di questo limite si ha la zona g, nella quale la velocità delle onde sismiche aumenta gradualmente verso il nucleo (2900 km), segnalando un altrettanto graduale aumento di densità causato dall'incremento della pressione.

Moda

Presente nella storia del costume fin dall'antichità per riparare dal freddo e dalle intemperie, il mantello conobbe innumerevoli variazioni di forma e d'impiego, dalla claina e dall'himation dei Greci alla penula e alla lacerna dei Romani, dal burnus e dal caffettano fino al domino e al tabarro. Nell'antichità e nel Medioevo il mantello fu di forma prima rettangolare o quadrangolare, poi circolare o semicircolare, senza maniche, drappeggiato e agganciato sul davanti o su una spalla. Solo nel sec. XIV comparve il mantello tagliato e con le maniche, che si sviluppò in modelli sempre più complicati ed eleganti, spesso foderati di pelo, arricchiti da colli, risvolti e guarnizioni (houppelande, zimarra). Solo dal sec. XVIII il mantello si semplificò nella linea e oggi il termine è usato nel linguaggio di sartoria come sinonimo di cappotto. Il mantello fu sempre capo essenziale anche nell'abbigliamento militare, dal paludamento romano e bizantino in poi.

Media

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