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passióne

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Lessico

sf. [sec. XIII; dal latino tardo passíonis, da pati, sopportare, patire].

1) Ant., sofferenza, patimento fisico: “le... passioni e tribolazioni delli santi” (Cavalca); la passione di Gesù Cristo, il periodo conclusivo della vita di Gesù, tradito da uno dei suoi discepoli e condannato a morte dai sommi sacerdoti del suo popolo; per estensione, la narrazione evangelica della passione: la passione secondo San Matteo, così come fu narrata nel Vangelo scritto da Matteo; settimana di passione, quella che precede la settimana santa della Pasqua.

2) Sentimento profondo e violento che agita l'animo dell'uomo e agisce sulla sua volontà in modo da condizionarla: agire sotto la spinta delle passioni; la passione della gelosia lo accecava; trasporto amoroso molto intenso e, per lo più, a carattere sensuale: una vera passione lo spingeva da quella donna; anche la persona oggetto di tale sentimento: ha avuto una sola passione nella sua vita. Per estensione, inclinazione, interesse, partecipazione profonda per qualche cosa: ha la passione della musica; lavora con passione, con dedizione ed entusiasmo; senza passione, di malavoglia; lo faccio per passione, per diletto, senza volerne ricavare un utile, un vantaggio; anche ciò che è oggetto di tale sentimento: la mia passione è il tennis.

3) Non comune, parzialità: ha giudicato con passione; agire per passione, sotto l'impulso di giovare alla parte per cui si tiene.

Religione

La liturgia cattolica comprende il periodo della passione nei quindici giorni precedenti la Pasqua. È il momento del dolore e Gesù prepara se stesso e i suoi discepoli ricordando che “è necessario che il grano muoia perché porti molto frutto” (Giovanni 12, 24); che “si avvicina l'ora dei nemici e il potere delle tenebre” (Luca 22, 53). Frattanto i sommi sacerdoti, non riuscendo a frenare l'entusiasmo del popolo per la predicazione del Cristo, ne tramano la morte. Li aiuta Giuda, che si dichiara pronto a consegnarlo nelle loro mani per trenta danari. Con gli apostoli Gesù consuma l'Ultima Cena e si reca poi con loro all'Orto degli Ulivi a pregare, consapevole del sacrificio imminente e pronto a compiere fino in fondo la volontà di Dio. Nel giardino irrompono gli sgherri del Sinedrio e Giuda indica loro il Salvatore baciandolo. Gesù lo guarda e gli dice: “Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell'Uomo?”. Giuda fugge verso la sua perdizione. Preso e condotto davanti al Sinedrio, accusato come bestemmiatore perché si dichiara Figlio di Dio, Gesù è percosso e rinnegato da Pietro. Condotto davanti a Pilato, Gesù si proclama re, ma il proconsole romano non capisce di che regno parli e chiede al popolo se vuole libero Gesù o Barabba, un assassino; il popolo, istigato dai sacerdoti, grida: “Barabba”. I soldati romani lo flagellano e per derisione gli cingono il capo con una corona di spine; lo caricano della croce e lo trascinano verso il luogo dell'esecuzione: la via è breve, ma Gesù è stremato e cade tre volte. Lo aiuta a portare la croce un uomo di Cirene. Sul Calvario Gesù è inchiodato sulla croce e innalzato fra due ladroni: uno lo bestemmia, l'altro lo crede Figlio di Dio e Gesù gli promette il Paradiso, a significare che attore decisivo della propria salvezza è sempre l'uomo. Ai suoi piedi, ultimo conforto, la madre e il discepolo prediletto, Giovanni: Gesù li guarda e prega il discepolo di aver cura della madre, poi raccomanda il suo Spirito al Padre e muore, mentre il sole si oscura e dal cuore dei presenti esce spontanea la confessione: “Veramente costui era Figlio di Dio”. Commemorando la passione del Signore, la liturgia cattolica omette ogni altra commemorazione per incentrarsi tutta sul pensiero del Cristo sofferente: già nella domenica di passione si sente la tempesta della persecuzione addensarsi sul capo del Salvatore. L'angoscia di questa ingiustizia è sentita con più urgente amarezza durante la settimana santa, che si apre con il ricordo dell'effimera gioia del trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme, subito seguito dal canto della Passio, dove il dolore è motivo fondamentale di tutta la narrazione. Dolore amaro sono i richiami dei profeti al popolo infedele, resi attuali dalle letture bibliche contenute nei testi liturgici della settimana santa; un presentimento di morte è nel mancato suono delle campane, sostituito dal rauco suono delle raganelle. Giorno tutto di passione è il Venerdì santo con la croce, che s'innalza sull'altare spoglio di ogni ornamento. L'ultima Passio letta nella Messa dei presantificati (le Sacre Specie che non sono consacrate in questo giorno di lutto e il sacerdote assume quelle consacrate il giorno prima) prepara l'anima al grave lutto, al momento in cui tenebrae factae sunt super terram e il Cristo reclina il capo in grembo alla morte. Una liturgia così compenetrata di dolore universale ha trovato presto un suo naturale prolungamento negli usi e costumi del popolo, che porta fuori del tempio, nel teatro, il sacro avvenimento. Più umili, altre tradizioni riflettono alcuni aspetti del mistero della sofferenza di Cristo. Egli si era paragonato al seme di grano, che deve essere nascosto sotto terra e morire per dare copiosi frutti e il popolo raccoglie la bella immagine e prepara in vasi piccoli virgulti di grano nel buio della cantina per ornare il Santo Sepolcro nel giovedì santo. L'usanza viene dalla Sicilia ed è seguita anche in Calabria. È facile trovare in questi usi tracce degli antichi riti di Attis e di Adone, ma con una spiritualità sconosciuta al mondo pagano: come nei riti antichi, la passione è il primo momento del ciclo pasquale, il momento del “sacrificio morte”, della prova dolorosa, che prelude alla “vittoria sulla morte”. Ne è figura antica, nella religione ebraica, il passaggio dell'Angelo della morte a sterminare i primogeniti degli Egiziani e il sangue spruzzato sugli stipiti delle case degli Ebrei, perché i loro primogeniti siano risparmiati, sarà ancora il segno di un altro sacrificio-morte che salverà gli uomini. Ma dove gli antichi riti esprimevano solo l'aspirazione alla salvezza attraverso il dolore, nella passione di Cristo l'aspirazione diventa realtà e il dolore è un passaggio alla Resurrezione e alla vita eterna in Dio.

Iconografia

La rappresentazione del dramma della passione costituisce il principale tema dell'iconografia cristiana. Esso comincia a definirsi nell'arte cristiana dei primi secoli (sarcofago della Passione, sec. IV, Roma, Museo Lateranense). Già dal sec. VI (Ravenna, mosaici di S. Apollinare Nuovo) le singole scene appaiono chiaramente differenziate secondo uno schema iconografico destinato a permanere in tutta la tradizione figurativa cristiana (Giotto, Padova, affreschi nella Cappella degli Scrovegni; A. Altdorfer, altare di S. Floriano, Vienna, Kunsthistorisches Museum). Tra i vari episodi assumono particolare rilievo il bacio di Giuda e l'arresto di Cristo (rilievi del pontile, Naumburg, duomo), la comparsa davanti a Caifa e a Pilato (Duccio di Buoninsegna, Maestà, Siena, Museo dell'Opera del Duomo), la flagellazione e la derisione (Beato Angelico, Firenze, convento di S. Marco), l'andata al Calvario (Simone Martini, Parigi, Louvre) e infine la Crocifissione.

Teatro

La rappresentazione sacra relativa alla passione di Gesù Cristo e basata sui testi evangelici è forma tipica del teatro medievale. Nacque dall'evoluzione della liturgia pasquale e come sviluppo all'indietro, da un punto di vista cronologico, di arcaici nuclei drammatici quali il tropo di San Gallo (sec. IX), riguardante la Resurrezione. Il più antico esempio di passione liturgica italiana che ci sia giunto è quello di Montecassino (sec. XII). L'evoluzione della passione nel nostro Paese passa attraverso la lauda drammatica (si pensi al mirabile Pianto della Madonna di Jacopone da Todi). Più tardi la passione assunse ampie dimensioni spettacolari con le rappresentazioni allestite dalle varie confraternite dei disciplinati (per esempio a Roma, dove esse sorsero tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento), poi unificate sotto la denominazione di Arciconfraternita del Gonfalone. In questa fase il teatro dei disciplinati, di matrice umbra, diventa teatro all'aperto, con impiego di complesse scenografie a luoghi deputati e di masse, e rivolto a un pubblico pur esso di massa. La passione fu anche tra i temi della sacra rappresentazione fiorentina (Rappresentazione della Cena et Passione di Christo di Castellano de' Castellani, in 21 episodi, della fine del Quattrocento). Ma esempi se ne ebbero nelle più varie regioni della penisola. Alcune località perpetuano ancor oggi la tradizione: si pensi alla passione di Sezze, con carattere processionale e partecipazione di tutti gli abitanti del paese. Ricca fu la fioritura della passione in Francia dove apparve quasi subito in forma drammatica e raggiunse grande splendore di allestimento: si ricordano la Passion des jongleurs (ca. 1200), la Passion de Sainte Geneviève, probabilmente dell'ultimo quarto del sec. XIV, la Passion d'Arras, del benedettino Marcadé (m. 1440) e la più famosa di tutte, la Passion Nostre Saulveur Jhesu Crit di A. Gréban, messa in scena prima del 1473. Il genere fiorì anche nella Penisola Iberica, nei Paesi di lingua tedesca (Passionsspiel), dove ancor oggi è famosa e tradizionale la passione di Oberammergau, dalle caratteristiche composite, e altrove.

Musica

Il testo evangelico che narra la passione di Cristo dette origine a realizzazioni musicali di vario genere. Intonato nella liturgia cattolica secondo le formule del recitativo gregoriano, ispirò nel sec. XIII alcuni drammi liturgici. Nel sec. XV dalla semplice intonazione monodica si passò all'introduzione di alcune sezioni polifoniche, sulle parole che il Vangelo attribuisce alla turba, ai sacerdoti, a tutti i personaggi diversi da Cristo; per le parole di Cristo e la narrazione dell'evangelista si conservarono le formule gregoriane. Passioni così costruite furono composte anche nel Cinquecento (da O. di Lasso, T. L. de Victoria, W. Byrd); nello stesso secolo nacque però anche la passione-mottetto, il cui testo era intonato in modo da formare una serie di mottetti polifonici (ne scrissero C. de Rore, J. Handl, J. Regnart, L. Lechner). Un nuovo tipo di passione si ebbe nel sec. XVII in Germania con H. Schütz, che recuperò una sorta di arcaica semplicità alternando sezioni polifoniche e prevalenti parti monodiche, nelle quali è avvertibile l'eco delle formule gregoriane, ma anche l'influsso del nuovo stile monodico. Un ulteriore sviluppo segnò l'aggiunta di testi lirici e meditativi al testo evangelico; per questa via si giunse nel primo Settecento al tipo della passione-oratorio, dove confluivano tutti i mezzi della musica vocale del tempo, formando un organismo articolato in recitativo, arie (riservate ai testi interpolati), cori, elaborazioni di corali. Talvolta i testi lirico-meditativi soppiantarono per intero la narrazione evangelica, che è però conservata, alternandosi alle interpolazioni poetiche di Brockes e di Picander, nelle due celebri passioni di Bach (secondo Giovanni e secondo Matteo). In seguito il genere si avvicinò sempre di più all'oratorio, avviandosi a un rapido declino.