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sequènza (cinematografia)

successione di inquadrature tendente a esprimere un nucleo narrativo unitario. Mentre nel cinema muto il passaggio dall'una all'altra sequenza era scandito con dissolvenze incrociate o altre marche grammaticali, in quello moderno si tende piuttosto alla sequenza “aperta” che, sopprimendo la sintassi tradizionale, rompe la struttura a capitoli per allargare l'intero film a una nuova dimensione spazio-temporale. È perciò più difficile nel linguaggio di un A. Resnais o di un J.-L. Godard poter isolare una sequenza di straordinario spicco emotivo o ritmico come avveniva nel cinema classico (le sequenze della scalinata di Odessa o della battaglia sul ghiaccio in S. M. Ejzenštejn, le corse delle quadrighe nei due Ben-Hur ecc.). Quando poi la sequenza è costituita non dal montaggio “esterno” di pezzi brevi ma da una sorta di montaggio “interno” (attraverso l'uso della profondità di campo, dei movimenti di macchina ecc.), in una sola, lunghissima e sinuosa inquadratura, allora si ha il cosiddetto piano-sequenza, del quale sono maestri K. Mizoguchi, R. Rossellini, M. Antonioni, O. Welles e l'ungherese M. Jancsó che costruisce i suoi film con una dozzina di sequenze. In epoca più moderna, il piano-sequenza è predominio di registi come M. Scorsese e B. De Palma. Nel 1948 A. Hitchcock girò Rope (Nodo alla gola), un film che appariva (anche se di fatto non era realmente) costruito interamente su un unico piano-sequenza.